Videro e credettero
La bellezza e la gioia di essere cristiani
Gorla Maggiore (Va) dal 7 al 19 aprile 2013

Una mostra itinerante per l'Anno della Fede
di Luca Zen

 

VIDERO E CREDETTERO, una mostra presentata al pubblico con una serata introduttiva tenuta da Mons. Francesco Braschi, Dottore dell'Ambrosiana, che ha curato nel catalogo dell'iniziativa la parte relativa agli scritti dei Padri della Chiesa, contributo importante per attingere dalla Tradizione e risalire alla spiritualità cristiana primitiva.

Obiettivo della mostra è far riflettere su diverse forme di incontro con Dio; tra le più importanti quella con la Parola del Signore, ma non viene trascurata la buona letteratura e alcune citazioni di intellettuali e teologi rinomati. Ancora, il confronto con la situazione di grave decadenza di senso, nel vivere contemporaneo, ove Dio è estraneo o più spesso uno sconosciuto e Gesù solo uno dei protagonisti della storia. Prende allora consistenza la scelta di Benedetto XVI di indire l'Anno della fede e invitare ad una evangelizzazione tramite i mezzi di divulgazione più coerenti con l'epoca contemporanea. Il magistero di Benedetto XVI sarà infatti il riferimento costante della mostra.

L'idea generale della mostra è quella di tenere come parola chiave l'esperienza, un sostantivo che, attraverso la fede, secondo lo spirito di Don Giussani deve potersi calare nel quotidiano e interpretare le vicissitudini umane alla luce della Parola di Dio. Queste alcune delle ragioni di un percorso strutturato in cinque sezioni tematiche.

Se l'intento era quello di porre l'individuo di fronte a degli interrogativi sul significato della propria esistenza e fornire delle chiavi di lettura, i promotori ci sono pienamente riusciti e vediamo come:
- La prima sezione propone alcuni pannelli con immagini che esprimono il vuoto e la mancanza di senso nella vita dell'uomo contemporaneo. Ecco dunque la fotografia dall'alto del paesaggio della città di Nuova Huta, una città dopo Gesù senza Gesù, così almeno la volevano i politici in un dato momento storico, la quale diviene invece simbolo di una delle battaglie più significative dell'allora Cardinal Woityla, che ottenne in essa non solo la costruzione di una chiesa, fino a quel momento esclusa dai piani politico-territoriali, ma anche la possibilità di celebrarvi una prima messa.


- Altra immagine esemplare è quella che ci pone difronte ad un terreno desertico in cui il paragone con l'assenza di valori è esplicita. Questa prima sezione si conclude con un'immagine drammatica per la sua attualità: il dipinto di un violinista, tratteggiato con un'espressione assente e alienata che denuncia la perdita di ogni speranza in merito alla sua arte. - La sezione seguente si apre con l'immagine di una giovane donna alla finestra con lo sguardo rivolto verso l'esterno «verso un infinito di cui il suo cuore ha nostalgia». La nostalgia per il Signore nel cuore umano, questo il messaggio di questa sezione della mostra che entra ora nel vivo del suo significato.
- Segue l'incontro tra Gesù e i discepoli, un confronto descritto prima con alcuni fotogrammi del film di Pasolini "il Vangelo secondo Matteo", per continuare con altre immagini prese dal repertorio della storia dell'arte che illustrano alcuni miracoli di Gesù ad esplicitare l'incontro dei discepoli con un'umanità speciale.

- La mostra apre i toni finali con l'immagine del dipinto della Risurrezione, opera del Beato Angelico, con al centro il sepolcro vuoto e in primo piano i santi della nostra epoca: da Beretta Molla a Giovanni Paolo II. Si inoltra poi nel tema della carità verso gli ultimi con una bellissima immagine di una suora della congregazione di Madre Teresa di Calcutta e chiude con una stupefacente icona di Gesù del monastero di Santa Caterina del monte Sinai. Noi della Famiglia Beato Angelico, che ci occupiamo di arte sacra da circa un secolo, siamo particolarmente sensibili a questa proposta e l'abbiamo seguita con interesse, sforzandoci di portare alcune riflessioni.
Il bisogno dell'arte, della bellezza, come sottolinea nell'introduzione al catalogo Mons. Rino Fisichella, non è casuale, perché essa è una prerogativa della Chiesa nella storia. Questo riconoscersi della Chiesa nella bellezza intende significare l'imprescindibile rivelazione di essa come espressione divina, che rifulge nel volto di Dio, un Volto che vale la pena di conoscere ... Ecco dunque uno dei ruoli dell'arte: parlare per immagini, affinché attraverso il senso della vista, senso privilegiato e nobile, l'uomo sia sollecitato e indirizzato ai valori di verità e bontà, valori spirituali resi espliciti dal lavoro dell'artista, capaci di ricondurre l'osservatore su di un percorso virtuoso che porta a Dio.

Nel nostro caso il messaggio ci introduce ad alcune verità: la situazione dell'uomo di oggi e il suo bisogno di assoluto, la nostalgia di Dio, presente nel cuore dell'uomo. Questa dunque una delle più alte legittimazioni dell'arte: porsi come veicolo della Parola di Dio.
Il nostro lavoro come Famiglia Beato Angelico, si esercita nella preghiera rappresentata, nello sforzo di manifestare la Parola del Signore attraverso le immagini con il concorso di tutte le discipline artistiche: architettura, pittura, scultura, musica, ricamo ecc.. a servizio del culto liturgico e dell'evangelizzazione. Oggi, più che nei tempi passati, anche la parola scritta (che nel caso di questa mostra si fa cornice alle immagini con numerose didascalie) attraverso l'ausilio della grafica, ha approfondito e sviluppato il suo risvolto di immagine, essa ora partecipa direttamente al messaggio veicolato dall'immagine ed è tutt'uno con essa, anzi spesso diventa essa stessa una forma indiscussa di arte.
Per concludere: se ci è parsa centrata la scelta tematica, la riflessione teologico-culturale che la nutre e la scelta delle singole immagini, non altrettanto possiamo dire per l'impostazione scenografica: una giusta illuminazione avrebbe creato quell'afflato necessario tra i singoli pannelli e il contesto ambientale, offrendo uno spazio contemplativo attorno ad ogni immagine.

Le didascalie avrebbero potuto trovare uno spazio adeguato accanto ai pannelli invece di sovrapporsi alle immagini. Un sottofondo musicale consono avrebbe completato la mostra ad "opera d'arte". Ci scusiamo per gli appunti fatti, ma è chiaro che un po' di rammarico rimane per non aver visto assolti alcuni requisiti che si tributano a mostre significative. La provocazione può essere colta per le iniziative future, che ci auspichiamo siano altrettanto coinvolgenti.
Arch. Zen Luca

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