Calici. Tra tradizione ricerca innovazione
Le nuove linee calici patene candelieri per altare della Scuola

Nuova collaborazione Ufficio Beni culturali Milano - Sinergie e incontri tra diverse Fondazioni:
*** La Scuola Beato Angelico tra arte liturgica e innovazione (Umberto Bordoni)

   Sempre aperta nei Laboratori artistici della Scuola la fucina e lo spazio per la ricerca che si è mossa negli anni scorsi su più fronti:
- Con la Linea Astro si è cercato di abbattere i tempi di realizzazione, sfrondando la decorazione a cesello e privilegiando il taglio e le possibilità del lavoro su lastra unica, senza saldature e solo piegata, il lavoro di tornitura e doratura limitato al coppino e alla coppa
- Con la Linea Sindone l'interesse si è rivolto ad una semplificazione della forma, compatta ed unitaria senza la divisione delle parti che compongono il calice classico: piede, nodo, goletta o coppino e coppa. Inoltre l'inserimento del legno come materia calda su cui innestare le coppe in metallo dorato. Il gioco geometrico e bicolore del legno accentua ulteriormente il contrasto tra freddo e caldo, chiaro e scuro, linea sinuosa e geometria spigolosa ...

   La nuova linea in questo anno 2017, Linea mondo ricupera un'accezione simbolica del calice e, insieme l'uso di materiali poveri. Nel piede la forma piena in legno, semisferica, che richiama il globo terrestre, sormontato dalla proiezione di una croce ricavata da un cilindro di metallo bronzato su cui si innesta la forma emisferica, vuota, del cielo, la coppa dorata. In due versioni, solo bronzata e bronzata e fresata che lascia intravvedere il colore dorato dell'ottone del cilindro.
Altri pezzi originali si limitano ad una esecuzione manuale minimalista: tornitura e tagli eseguiti al tornio e stesura a mano di patina con verde rame e ossidi bicrom




INTORNO AI VASI SACRI
   Con il tramite di Don Umberto Bordoni, nuovo membro acquisito del Consiglio di Amministrazione della Scuola, si è allargato ulteriormente il campo della sperimentazione e della ricerca. L'architetto Carlo Capponi, dell'Ufficio dei Beni Culturali della Diocesi, all'interno di un progetto intrapreso con altre realtà istituzionali (Fondazione Triennale di Milano, Fondazione del Design, Fondazione Sant Ambrogio ...) ha incaricato la Scuola di eseguire n. 5 calici progettati da cinque noti designer italiani: Astori, Dalisi, De Lucchi, Mendini e Rizzatto.
Riportiamo di seguito per esteso il contributo di don Umberto Bordoni che inquadra la Scuola in questa iniziativa coraggiosa che stimola regia, attori e comparse a misurarsi con l'insopprimibile nostalgia del sacro nell'esistenza. Per i cristiani è un'interpellazione che trova la risposta nella formula della consacrazione eucaristica: «Questo è il corpo che è dato per voi. Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue. Fate questo in memoria di me» - dice il Signore.


   La Scuola Beato Angelico, fondata a Milano nel 1921 a opera di monsignor Giuseppe Polvara, è tutt'oggi uno dei cantieri più interessanti e prolifici nel rapporto tra la Chiesa e le arti. Nel corso di più di 90 anni di attività, la Scuola, animata dalle due comunità religiose, maschile e femminile, che la compongono, ha costruito un numero consistente di edifici ecclesiastici, è intervenuta con frequenti adeguamenti liturgici in chiese preesistenti, ha realizzato altari, dipinti, affreschi, mosaici, oggetti per il culto, disseminati per tutta Italia e all'estero. Soprattutto la Scuola, nello scorrere degli anniIstituto d'Arte e Liceo Artistico, ha formato alla vita professionale, umana e cristiana, generazioni di allievi: artisti, architetti, designer, fotografi, professionisti accreditati nel mondo della stampa, dell'editoria, del commercio, della ricerca, molti dei quali oggi riuniti nell'associazione degli ex alunni "Alba".
Nata in un periodo di fermento ecclesiale, che vede svilupparsi e affermarsi in Europa altri significativi laboratori di arte sacra, come la Beuroner Kunstschule in Germania e gli Ateliers d'Art Sacré in Francia, la Scuola Beato Angelico si caratterizza al tempo stesso per un ritorno alla originaria ispirazione telogica e liturgica dell'arte cristiana e per una apertura alle tecbiche e agli stili moderni.
La rivista Arte cristiana, fondata sempre a Milano qualche anno prima, nel 1913 da monsignor Celso Costantini, e della quale monsignor Polvara sarà, per un trentennio, il direttore, diviene luogo di approfondimento scientifico e cassa di risonanza internazionale per la Scuola. A dettare le linee per un recupero del rapporto con le arti è, in quegli anni, da un lato una visione sintetica dei misteri cristiani, dall'altro la riscoperta del valore e della centralità della liturgia. In quello stesso periodo muove infatti i primi passi il movimento liturgico che condurrà alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, con la Costituzione Sacrosanctum Concilium.


   Monsignor Polvara, già in uno scritto del 1932, ben distingueva tra arte intesa in senso generico, arte sacra a soggetto religioso e arte liturgica, espressamente destinata al culto cattolico. L'arte liturgica, potremmo commentare, si propone dunque di dare forma, colore, espressione, bobiltà e bellezza all'azione liturgica: è integralmente riferita alla "funzione", ai gesti, alle parole, agli attori, ai codici linguistici della preghiera comunitaria. L'arte liturgica non viene dunque ad aggiungersi dall'esterno agli spazi e alle espressioni rituali del culto, per abbellirle, ma ne costituisce il canone interiore ed esteriore, la forma unificata e splendida, nella quale lo spazio cosmico, ecclesiale e teologale convergono: in questo senso essa è lo splendore della forma Christi come si rivela nel mistero pasquale.
L'archietettura, la pittura, la scultura e le arti applicate vanno dunque, in questa accezione, concepite come un organismo untiario e organico, come espressione di quell'opera d'arte totale, gesamtkunswerk, che compare, negli stessi anni, tra i principi basilari del manifesto del Bauhaus: "Formiamo dunque una nuova corporazione di artigiani. (...) Impegniamo insieme la nostra volontà, la nostra inventiva, la nostra creaività nella nuova costuzione del futuro, la quale sarà tutto in una sola forma: architettura, scultura e pittura e, da milioni di mani di artigiani, si innalzerà verso il cielo come un simbolo cristallino una nuova fede che sta sorgendo".


   
Analogamente il moltiplicarsi dei laboratori di arti applicate, la compartecipazione delle diverse forme d'arte e la ricerca tenace di una "sola forma", dettata in questo caso dalla liturgia, animano il lavoro della Scuola Beato Angelico e motivano l'assunzione di cifre stilistiche moderne, come il razionalismo in architettura e il divisionismo in pittura. Possiamo qui riconoscere il tentativo di conferire all'edificio chiesa una identità stilistica coerente nel suo insieme, una forma popolarmente riconoscibile, generata dalla tradizione, ma al tempo stesso chiaramente funzionale e moderna.
Nella visione di monsignor Polvara all'unità dell'opera corrispondeva una unità di intenti che doveva permeare la Scuola, ispirandosi al modello delle botteghe medievali, nelle quali confluivano le diverse arti e maestri e apprendisti vevevano fianco a fianco, coralmente dediti al comune opus. Ancora oggi la Scuola Beato Angelico, pur ricorrendo per alcune lavorazioni spicifiche a maestranze esterne, vanta al suo interno la presenza di laboratori altamente specializzati e continua a operare in équipe secondo il principio della scuola bottega, nella quale il lavoro dei singoli rimane virtualmente nascosto, soli Deo gloria, in favore del nome della Scuola.
I cinque calici della mostra in oggetto, pezzi unici, sono stati realizzati dal laboratorio di cesello della Scuola a partire dai disegni predisposti dai designer. Hanno richiesto numerose giornate di lavoro. Le coppe soo state eseguita al tornio, cesellate e rifinita a mano, dorate e argentate con bagno galvanico. Il ruolo esecutivo non è d'altronde alieno allo spirito della Scuola, che, nella sua storia, vanta collaborazioni con progettisti d'eccezione, tra cui Gio Ponti, per il quale realizzò alcuni arredi liturgici. La collaborazione con l'insigne architetto è stata invero molto intensa grazie al sodalizio con don Marco Melzi, membro della Famiglia Beato Angelico e amico personale di Ponti: dalla stima reciproca sono nati gli interventi scultorei della Scuola per la chiesa di Sanb Francesco al Fopponino, per la cappella dell'Ospedale San Carlo e per la concattedrale di Taranto.
In questo tempo nel qule la Scuola Beato Angelico intende ulteriormente promuovere il senso e le modalità della sua presenza con un progetto complessivo di rilancio della propria opera e, in particolare, delle sue attività produttive, documentarie e formative, l'apertura al mondo del design, l'auspicio di relazioni amicali con gli artisti, la viva attenzione per le sepressioni della contemporaneità si pongono come dimensioni assolutamente feconde per la vitalità di un carisma, che nella fedele custodia delle intuizioni originarie e nella immutata fondamentale destinazione alla coltivazione di un'arte autenticamente liturgica, non teme di perseguire al tempo stesso le vie dell'innovazione. (UB)

Pubblicazioni

Particolare della copertina di Arte Cristiana n. 900

Scuola Beato Angelico
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