Il tracciato di una vita votata alla Bellezza

Intervento di Sr. Laura Bono

 

Wim Wenders, il regista de Il cielo sopra Berlino uscito nel 1987, un capolavoro nella storia del cinema, in un'intervista a chi gli faceva notare che nelle sue immagini si riscontrava più il tema della morte che dell'amore, rispondeva: "Il problema è che la fotografia evoca immediatamente l'idea della morte, perché ha a che fare col tempo, con la fine del tempo, con l'eternità ... mentre io credo che l'amore sia qualcosa che non si può fotografare. Ho l'impressione - diceva - che la nuova generazione sta perdendo la nozione di che cosa significhi narrare” ... E concludeva: “Io credo che il dovere di un regista sia soprattutto di avere qualcosa da dire: avere il desiderio di raccontare una storia" (Intervista tratta dalla Rivista Vita e Pensiero 2017).
Questa affermazione, a mio parere, se vale per l'arte in genere ancora di più vale per la vita dell'uomo. Ogni evento, ogni accadimento cerca una connessione con il tutto, cerca il senso che solo il racconto può portare alla luce. La realtà, la vita di un uomo, è resa credibile solo dal suo racconto. Una comunità riunita che, solo per il fatto di essere qui, esprime il bisogno insopprimibile del fare memoria di una persona è indicativo rispetto a due sentimenti: il senso di riconoscenza e il desiderio di perpetrarne il ricordo. Ma sfogliare un album fotografico non ci restituisce nell'immediato lo spessore esistenziale dell'uomo, non ci dice nulla dei suoi sogni, delle sue fatiche, dei successi e degli insuccessi ... E' necessario il racconto, quello che stiamo tentando di fare noi questa sera. La fatica del ra-contare, che significa in sostanza "contare", inventariare passare in rassegna i frammenti della memoria, tuttavia deve premettere la distanza e il limite consentito che, al più, si affaccia sulla soglia del mistero che è l'altro per me. Non tutto si può dire: "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (ammonisce il filosofo Ludwig Wittgenstein), il problema è che quello su cui tacciamo, è la cosa seria, è la sostanza del racconto. E' ancora un regista, Ingmar Bergman, che faceva dire a uno dei suoi personaggi del film "Il posto delle fragole" (cito a memoria): "L'uomo tiene stretto nelle sue mani due possibilità, da una parte i suoi sogni e dall'altra il nulla, qualche volta apre una e qualche volta l'altra". Il dramma di don Angelo è stato - oso affermare - questa sua tenacia, audacia, nell'aprire la mano dei suoi sogni e contenere con l'altra il dilagare del nulla che, da sempre rappresenta la minaccia più grande per l'esistenza.

Don Angelo con Sr Laura, il mosaicista Paci, lo scultore Porazic

Mi lascio introdurre da un poeta, Eugenio Montale, perché io stessa riconosco di non avere gli strumenti per tentare di "raccontare" don Angelo. Scrive il poeta: ...
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,/
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo./
Codesto solo oggi possiamo dirti,/
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Partirei da questo: ciò che don Angelo non è stato e ciò che non ha voluto per sè. Chiarendo questo è più facile scorgere l'uomo. Don Angelo non è mai stato banale, scontato, ma non era neppure semplice. Don Angelo non ha voluto rientrare nella categoria dei "preti arruolati". Non ha voluto limitarsi a fare formalmente il prete, lui era prete. A mio modo di vedere era una persona seriamente impegnata a spostare il limite, qualsiasi limite. Era una persona che non scendeva a patti con la mediocrità morale e con la sciatteria, il conformismo di facciata. Se è vero che non era tutto questo, allora dobbiamo ammettere che era un sacerdote con la sua originalità. In lui vi era un punto fragile, un anello debole che lo ha reso non comune, speciale. Dobbiamo ancora lasciarci guidare dalle parole del poeta, è sempre Montale che chiarisce il dramma dell'impronunciabile segreto nella vita dell'uomo: ...
Vedi, in questi silenzi in cui le cose/
s'abbandonano e sembrano vicine/
a tradire il loro ultimo segreto talora ci si aspetta/
di scoprire uno sbaglio di Natura,/
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,/
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta/
nel mezzo di una verità./
Lo sguardo fruga d'intorno,/
la mente indaga accorda disunisce/
nel profumo che dilaga/
quando il giorno più languisce./
Sono i silenzi in cui si vede/
in ogni ombra umana che si allontana/
qualche disturbata Divinità.

Per il poeta due sono le condizioni che rendono intuibile il segreto: il silenzio e il distacco, addirittura la perdita della persona amata. L’assenza sospende ogni parola, ogni giudizio e lascia affiorare altre percezioni: il profumo che dilaga quando il giorno più languisce.

Don Angelo è stato un uomo segnato dalla Bellezza, questa, forse - mi pare di intuire - è stata la sua debolezza: un desiderio nostalgico della bellezza increata. Questa bellezza se pur derivante da un'unica scaturigine aveva due volti anzi due in uno: Madre e Figlio. Non è possibile tentare un racconto prescindendo dalla storia che ha segnato questa comunità di Petosino, nata e cresciuta all'ombra della chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio. Don Angelo anche se impregnato dello zelo per la riforma liturgica era per definizione un devoto della Santissima Vergine; negli ultimi vent’anni vissuti proprio qui a Petosino ha operato una sintesi, ha distillato il meglio di sé. Una cosa ulteriore è certa: non questa comunità ha scelto di porsi sotto il patrocinio della Madre del Buon Consiglio, ma Lei ha scelto questa comunità. Tentare di indovinare il senso della sua storia partendo dalle radici profonde della devozione mariana che ha impregnato questo territorio è un tassello solido e certo, attorno al quale si possono disporre come un corollario tutte le vicende che hanno segnato la sua vita, soprattutto negli ultimi vent'anni, dove don Angelo proprio qui a Petosino Dal titolo con cui la Madre si presenta, "del Buon Consiglio", colgo ulteriori spunti. Si può scomodare anche Dante per una cosa così importante:
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,/
umile e alta più che creatura,/
termine fisso d'eterno consiglio
.
Nella parafrasi di questo verso si riscontrano quattro antitesi, riferite alla Madonna: Ella è insieme "vergine e madre", come madre poi è "figlia del suo stesso figlio", è insieme umile (humus=terra) e alta (che si innalza dalla terra); ma ciò che più ci interessa è questo: Ella è “termine fisso d'eterno consiglio”, cioè l'ultima parola dell'eterno consiglio, dove consiglio può essere tradotto con-silére=fare insieme silenzio, oppure con-salire= saltare insieme. Maria è l'ultima parola dell'eterno Silenzio, oppure: è il passo fermo dell'eterna Danza. In questo, ascoltare voce del Silenzio, in questo corrispondere, cioè danzare col suo Dio, don Angelo ha consumato la sua vocazione di prete, divorato dallo zelo per la casa di Dio. Perché, se ci pensiamo, l'autentica unica casa di Dio è ancora Maria Santissima. Per altro la Madonna, come tutti noi, ha delle fisse. Quando appare ai veggenti la sua richiesta è sempre la stessa: - Dite ai preti che si costruisca su questo luogo una cappella e che si facciano qui delle processioni.

- Che significa questo? La storia dell’immagine volante della Beata Vergine del Buon Consiglio è singolare in questo senso. dal momento che c'è di mezzo l'immagine volante della Beata Vergine che lascia Scutari, assediata dai turchi, per stabilirsi a Genazzano (1467), dove una certa Petruccia, donna pia e devota, per ispirazione stava costruendo una cappella alla Vergine senza però avere i mezzi per portarla a termine. Il miracolo dell'apparizione del dipinto permetterà l'edificazione di una chiesa santuario ancora gloriosa per la sua storia. Ho in mente don Angelo che nel lontano 1998, vent'anni fa, chiedeva alla Scuola Beato Angelico un progetto per la cappella dell'oratorio, si trattava di proporre degli arredi e, per la parte decorativa, una scena individuata nei due discepoli di Emmaus che riconoscono Gesù allo spezzare del pane. Colui che aveva aperto il cuore a una comprensione nuova non era un viandante sconosciuto ma Cristo che si manifestava come Pane Vivo. Quello fu un primo rodaggio ma la missione di don Angelo stava già allora per definirsi. Ancor prima di portare a termine una richiesta, don Angelo era già concentrato e rivolto a quella successiva. Così contemporaneamente in quel periodo si realizzava il mosaico con l'effige a fresco della Beata Vergine del Buon Consiglio per la chiesa parrocchiale. Il mosaico inizialmente era stato progettato per l'altare laterale ma nel 2010 don Angelo, scampato miracolosamente da quell'incidente che noi tutti ricordiamo, aveva riconosciuto la mano protettrice della Vergine e, come l’assolvimento di un voto, collocava al centro dell'abside l'immagine della titolare, incoronandola con un prezioso diadema.

Nel frattempo era successo qualcosa di importante. Dove c'è la Madre lì c'è il Figlio ... Tra il 2000 e il 2005, don Angelo apre la mano dei suoi sogni e dà inizio alla sua missione: consacrare un tempio al Signore. Tempio (dal greco témenos), letteralmente significa "ritagliare dallo spazio profano" uno spazio consacrato a Dio. Questa non è, anche se può sembrare, una impresa umana è resa possibile solo se è voluta da Dio, ed è la Beata Vergine del Buon Consiglio a chiederlo. La chiesa si fa e nel 2005 viene consacrata e dedicata a Gesù Pane vivo, questo è il titolo ma l'edificio se pur funzionale, rimane anonimo. Don Angelo avverte questo come un primo cedimento, cerca di compensare con la bellezza del rito, con gli addobbi floreali, con le proiezioni dei testi sulle pareti, con l'acustica e la corale, ma non basta ... L'edificio presenta da subito dei problemi, la copertura in rame con le sue inevitabili dilatazioni è causa di infiltrazioni segnalate dal cartongesso; la vetrata ad Est nella sua estensione provoca un surriscaldamento termico e l'incidenza della luce non schermata è tale da creare dei forti disagi, soprattutto nelle celebrazioni delle ore del mattino. Nel 2006, don Angelo ricontatta la Scuola, vi era la cappella eucaristica della chiesa parrocchiale da sistemare ma io avvertivo che la sua prima preoccupazione era la chiesa nuova. Per rimediare alla scelta aniconica degli architetti aveva acquistato il grande crocifisso da inserire come fuoco prospettico al fondo della parete nel presbiterio. La grande vetrata era per lui il primo problema da risolvere, andava schermata, e poi c'era il cartongesso ammalorato, in più punti dell’edificio... A tutto si poteva rimediare, certo, ma insieme - ci ripetevamo - che la chiesa necessitava di un progetto iconografico completo e unitario, interventi a rattoppo non erano risolutivi. Nel 2007 la vetrata istoriata permise di pensare in grande e di inserire tematiche di ampio respiro, perché quello che si diceva all'inizio: la realtà è resa credibile solo dal suo racconto vale anche per il tempio: è credibile per quello che esprime. Da questo intervento don Angelo prende il volo e nel 2008-2009 ripete l’esperienza delle vetrate istoriate nella Scuola per l’Infanzia, anche qui con una originalità tutta sua, di predisporre un ambiente per la preghiera, sempre con la presenza (in questo caso plastica-scultorea) della Madre di Dio e Gesù Bambino. Nel 2010 l’inaugurazione del nuovo Asilo e la collocazione sull’altare maggiore dell’effige della Madonna. Sempre in questo anno iniziano gli interventi di rivestimento del cartongesso nella chiesa nuova, con brani di mosaico in marmo e oro.

Nel 2012 la Scuola consegnava a don Angelo il progetto per il lucernario, il mosaico sulla vela che sovrasta l’altare e, di seguito, il plastico con i modelli in scala delle statue inserite nel mosaico per l’aula presbiterale. Ma tutto si affossa per quasi quattro anni. Don Angelo in questo periodo combatte contro nuove malattie che lo debilitano fisicamente ma non spengono in lui l’ardore di portare a termine tutto quello che ha iniziato. Si ripartirà nel 2016 con la realizzazione del lucernario, uno squarcio nel cielo, la mano del Padre che invia lo Spirito in forma di colomba, l’arco della nuova alleanza sulla volta ma..: - Quale immagine del Figlio? Il Crocifisso non è l’ultima parola. La teofania, la rivelazione della gloria di Dio nella Trasfigurazione del Figlio, non poteva che essere la grande proiezione verso il compimento di tutte le profezie e speranze degli uomini. A ottobre del 2016 don Angelo firmava il contratto per dare inizio ai lavori sul presbiterio, ma i soldi non c’erano. Ci era stato chiesto di aspettare fino a dicembre ma questo fu il mese in cui don Angelo venne ricoverato in terapia intensiva e tutto – di nuovo – venne congelato. A febbraio nella clinica dove era ricoverato per la riabilitazione ritrovavo un don Angelo prostrato fisicamente ma sempre lucido e caparbio, ricordo che mi aveva assalito con una domanda che sembrava un rimprovero: - Allora? ... A che punto sono i lavori? E io a rispondergli che i lavori non erano iniziati perché i soldi purtroppo non c’erano. Era costernato: – «Chiedili a don Gianluca, chiedili alla mia segretaria ...». Ma i soldi proprio non c’erano. Don Angelo seguiva il suo Maestro: “Se il chicco di grano caduto a terra non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto”. Anche questo è un mistero, è l’ultimo atto di offerta compiuto nella fede: spes contra spem: sperare contro ogni speranza. Con questo ultimo e definitivo atti di abbandono si chiudeva la missione di don Angelo ma non quella della Vergine del Buon Consiglio.

A dimostrazione che tutto è possibile a Dio venivo contatta da un benefattore che si dichiarava pronto a versare la somma necessaria per dar compimento ai lavori, non tanto (e ci tenne a chiarirlo) per la bontà del progetto ma per il bene che aveva ricevuto da Don Angelo. Unica condizione: che la posa avvenisse entro il 5 ottobre, la data del compleanno di don Angelo. Il progetto era stato approvato, i soldi c’erano ma ...: - chi ci avrebbe autorizzato ad intervenire, ad entrare nella chiesa ora che don Angelo come amministratore parrocchiale non era più presente? Chi? il Vescovo? I nostri pastori hanno ben altro a cui pensare! Una ulteriore complicazione burocratica che solo un cancelliere avrebbe potuto sbloccare e, si sa, che i cancellieri sono peggio dei Vescovi! E’ un disegno meraviglioso pensare a come la Madonna, sempre rispettosa nei confronti del Clero, abbia voluto includere anche don Gianluca e in lui, l’autorizzazione certa della Curia. Non era accettabile che una cosa così importante risultasse come atto deliberato da poche persone e perpetrato ad oltranza, quasi a dispetto di tutti. Era davvero necessario che don Angelo si ritirasse per rendere manifesto ciò che, diversamente, sarebbe rimasto sotteso, implicito, inespresso, come per una comunità il profumo del suo pastore (e non solo il pastore l’odore delle sue pecore!), come l’affetto degli amici veri, come la fede vissuta e profusa in atti concreti e generosi di don Angelo.
Tutto questo non si poteva fotografare o rappresentare, per questo sono venuta a raccontarvelo. (L.B)

 

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