Suor Francesca Maria Capostagno
La suora del Ricamo o... "del sorriso"!

... "gli angeli non possono che volare"
Cara suor Francesca ...

Suor Francesca Maria Capostagno

Con un colpo d'ala la nostra suor Francesca si è elevata verso quella patria che le era più connaturale: il cielo, il paradiso ...
Per un attimo penso che questa terra sia stata privata della presenza di un altro angelo.
Suor Francesca, di fatto, non si è mai sottratta né alla fatica, né al sacrificio; la sua predisposizione era: "essere per gli altri". Era profondamente religiosa, radicata nel testamento dell'apostolo Paolo di fronte alla apparente disfatta della sua missione: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».
La malattia che ha segnato la sua vita negli ultimi tre mesi, è stata vissuta in un atto di offerta completo e senza ritorno. I referti e le prognosi impietose, cancro al polmone con metastasi al cuore e al cervello, ci descrivevano quel male innervato nelle parti più vitali: privazione di aria; oppressione del cuore; limitazione nella facoltà del linguaggio; tutto quello che serviva a suor Francesca per esternare il suo affetto, il suo modo di essere donna attiva e contemplativa insieme.

In ultimo era rimasto solo il suo sorriso che neppure il gelo della morte è riuscito a strapparle.
Da dove sorgesse quel sorriso è un mistero.
Per tutti è sempre stata "la suora che sorride", "il bel sorriso di suor Francesca" - come molti sottolineavano.

Questo insegnava a me che noi, i "normali", non sappiamo tanto sorridere, ci sforziamo solo qualche volta di farlo. Parte del suo segreto sicuramente era depositato nel mistico forziere della sua devozione a Maria Santissima, verso la quale nutriva un sentimento e una pietà commisurato alla sua capacità di amare. Maria, era anche il suo nome di nascita. Suor Francesca era costantemente attratta dalla Madonna, per questo Ella ha voluto renderla attraente, fondendo materia e spirito, imprimendo su di lei quello stato di grazia che emanava dal suo sorriso.
La ricerca della perfezione nella cura di ciò che le era affidato nell'esercizio delle sue mansioni, dalla responsabilità del Laboratorio di Ricamo e confezioni, fino agli addobbi floreali, dicevano qualcosa della sua ascesi, della sua autodisciplina. Anche questo per noi, i "normali", risultava incomprensibile, al punto da rimproverarle spesso la sproporzione di tempo impiegata rispetto alla resa e ai risultati che erano di una qualità talmente sottile da sfuggire alla percezione maldestra e superficiale di molti.

Suor Francesca lascia un vuoto, soprattutto nel nostro cuore. Come tutte le cose essenziali e umili se ne apprezza il giusto valore quando vengono a mancare. Ci rimane la sua testimonianza, il ricordo che ha impresso dentro di noi, con dei gesti concreti più che con le parole. Il seme della sua fedeltà al carisma della nostra missione è destinato a germinare perché innaffiato dall'amore oblativo che si sacrifica per dare origine ad una vita nuova.

 

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