La biografia essenziale e lo spirito del Fondatore Mons. Giuseppe Polvara
Monsignore Giuseppe Polvara Fondatore della Scuola e della Famiglia Beato Angelico
IIa Parte

Egli quindi cominciò a pensare ad una scuola che li formasse in modo adeguato. Presentò questa proposta al II Congresso di Arte Sacra tenutosi a Ravenna nel 1921, e nello stesso anno a Milano ne iniziò le lezioni, con molta fatica, anche se con altrettanto entusiasmo.
Facevano parte delle materie curriculari, oltre all'insegnamento specifico relativo alle varie arti, lo studio del testo della Sacra Scrittura, dell'Agiografia, della Sacra Liturgia, del luogo e dell'arredamento necessari alla sua celebrazione. Inoltre Polvara considerava parte integrante dell'apprendimento anche la partecipazione attiva alle sante celebrazioni; egli curò quindi anche la formazione spirituale degli artisti, organizzando per loro periodici incontri.
Secondo la precisa volontà del Fondatore, l'attività dell'artista per la liturgia si sarebbe dovuta svolgere nello spirito benedettino dell' "Ora et Labora", in un contesto di comunione di lavoro - quasi scuola-bottega - fra artisti di tutte le arti; il luogo e l'azione liturgica necessitano infatti del contributo di tutte le espressioni artistiche: architettura, arte visive, musicali e mimiche.
Per questo il Polvara inizialmente volle intitolare la sua scuola al pittore Bergognone, monaco benedettino; fu poi il Card. Achille Ratti, divenuto per breve tempo arcivescovo di Milano, e poi papa col nome di Pio XI, a volerla denominare: "Scuola Beato Angelico", nome certamente più famoso anche se la produzione di tale pittore non era pienamente in sintonia con gli intenti di Mons. Polvara.
Intanto l'ideale della vita religiosa appariva a lui sempre più conveniente per lo svolgimento dell'attività artistica per la chiesa: egli giunse così a proporre ai collaboratori e agli allievi l'opportunità di consacrare con i propri talenti artistici anche la propria vita a Dio, impegnandosi con i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza: un ideale questo assai difficile soprattutto per l'artista, che tendenzialmente è personalità piuttosto indipendente ed estrosa. Ma è il Signore a chiamare, ed Egli stesso dà la capacità di aderire alla sua volontà.
Su suggerimento del beato Card. Ildefonso Schuster, Polvara chiamò questa nascente comunità religiosa "Famiglia Beato Angelico"; di essa tutt'oggi fanno parte sacerdoti e religiosi d'ambo i sessi. Tutti i membri hanno in comune fin dagli inizi sia la preghiera liturgica sia il lavoro, senza particolari distinzioni. Il Card. Schuster approvò personalmente nel 1934 le prime costituzioni, e disse che, se questa istituzione non fosse già nata, l'avrebbe fondata lui.
Nel recupero dello spirito benedettino dell'"Ora et Labora", il carisma specifico ed esclusivo di questa Comunità è il decoro del culto, al quale deve sempre mirare il lavoro che in essa si svolge.
Così il lavoro diventa preghiera, e non solo al momento della sua esecuzione, per l'intenzione e la finalità presenti; ma essa continua ogni volta che quanto è prodotto è coinvolto dalla celebrazioni liturgica.
Sostenuto dalla Comunità, Mons. Polvara ne ampliò le attività affiancando, al corso superiore di Arte Cristiana, un corso dapprima di liceo artistico e poi di "Istituto d'Arte per la decorazione e l'arredo della chiesa".
Tali attività didattiche specifiche, riconosciute dallo Stato, garantivano agli artisti e ai collaboratori laici un compenso sicuro.
In Italia e all'estero la Scuola "Beato Angelico" si è resa presente soprattutto con la pubblicazione della Rivista "Arte Cristiana", tutt'ora viva e oggi assai apprezzata particolarmente per i suoi articoli dedicati agli studi di iconografia e di storia, e con altre pubblicazioni, con la progettazione di chiese, in cui Polvara precorse l'impiego del cemento armato, con i molteplici laboratori che creano l'arredo liturgico in sintonia con l'architettura.
Ad esempio, una particolare e originale attenzione data alla realizzazione del calice creò il vanto per moltissimi sacerdoti di possederne uno "della Scuola Beato Angelico".
Per la produzione e confezione delle vesti liturgiche, poi, Monsignore, accanto allo studio dei disegni del tessuto, addirittura realizzò un laboratorio di tessitura che partiva dalla filatura del bozzolo fino alla confezione del paramento che voleva quale abito di seta autentica, così come era richiesto dalle leggi vigenti; egli inoltre reintrodusse, anche se con qualche difficoltà perché ritenuta "una novità", l'uso della casula, anticipando anche in questo molto di quanto la riforma del Concilio Vaticano II avrebbe ripreso.
Questa attività di progettazione e realizzazione, eccetto la filatura e i corsi scolastici del Liceo artistico e dell'Istituto d'Arte, continua tutt'oggi nei laboratori e negli studi della Scuola Beato Angelico con lo stesso spirito voluto dal Fondatore: dall'architettura, che in particolare si occupa di nuove progettazioni e adeguamenti liturgici delle chiese, alla pittura nelle sue diverse branche: mosaico, vetrate, ecc. ... ; dalla confezione di paramenti liturgici, al ricamo fatto ancora a mano, e a tutto l'arredo anche metallico, inclusi il cesello, lo sbalzo e il restauro.
Un'altra opera che impegnò in modo particolare il Polvara con i membri della sua Comunità fin dagli anni 20 del secolo scorso, fu il lavoro di recupero e di restauro della basilica benedettina dell'XI secolo di S. Pietro al Monte sopra Civate, posta su un poggio del monte Cornizzolo, e raggiungibile solo con un'ora abbondante di cammino lungo un ripido sentiero.
Da secoli il complesso era stato abbandonato dai monaci; e in tempi più recenti era servito in parte ai contadini come deposito della legna e del fieno, in altra parte era divenuto addirittura riparo delle capre; pertanto giaceva in uno stato di gravissimo abbandono.
Tuttavia i fatiscenti muri conservati della basilica, sia pure in gran parte ricoperti da grossolana dipintura a calce, nascondevano un programma iconografico mistagogico profondamente teologico e di notevole finezza artistica, Polvara vide in questo monumento una preziosa testimonianza di fede autentica, posto come un fiore in un panorama stupendo, ancora capace di esprimere il vero, il bene e il bello.
Quest'opera da lui salvata divenne quindi per la sua tipicità quasi il simbolo e la culla della sua Istituzione.