Monsignore Giuseppe Polvara Fondatore della Scuola e della Famiglia Beato Angelico

Prima Parte

La vita e l'ideale di mons. Giuseppe Polvara, vero uomo di Dio, si può considerare nell'espressione del salmo che ha chiesto fosse scritta sulla sua tomba: "Zelus domus tuae comedit me", lo zelo della tua casa mi ha divorato, ove la "casa del Signore" è la Santa Madre Chiesa per la cui santità e bellezza ha sempre strenuamente lottato e sofferto.

Monsignore Giuseppe Polvara

Giuseppe Polvara, prete ambrosiano, nacque da Napoleone e Camilla Invitti, famiglia modesta ma profondamente cristiana. nel 1884 a Pescarenico, quasi penisola sul lago di Lecco, ai piedi del monte Resegone.
Questo contesto permeato di tanta bellezza lo fece crescere in una profonda sensibilità per il bello quale riflesso dell'infinita Bellezza divina, la quale inevitabilmente chiama alla contemplazione, e crea nell'uomo il senso religioso.
Fu quindi quasi naturale per il giovane Polvara sentire la vocazione, la chiamata di Dio, al sacerdozio; e la sua risposta ad essa fu singolare ed esemplare. Quale uomo, egli, riconoscendo nel creato lo splendore divino, lo testimoniò costantemente con autentica religiosità; quale artista, tradusse sensibilmente tale splendore attraverso colori e forme che rendevano comprensibile e degno il contesto in cui, divenuto poi sacerdote, operò come ministro di Cristo nel presiedere la celebrazione dei Santi Misteri, curandone anche il decoro come testimonianza di fede e di amore.

Quale capace architetto, progettò e curò il luogo destinato ad accogliere l'incontro degli uomini con Cristo, affinché concretamente e degnamente si realizzasse quanto Gesù stesso ha detto: "Dove due o più saranno riuniti nel mio nome io sarò in mezzo a loro".
La durezza propria delle native rocce montane educò e temprò il suo carattere così che egli seppe poi autonomamente sviluppare in pienezza le virtù ricevute da Dio: agli studi teologici che l'avevano preparato al Sacerdozio, ricevuto nel giugno 1909 dal Cardinal Ferrari, all'impegno di collaboratore parrocchiale e poi di insegnante di arte ai ragazzi di un collegio diocesano, egli presto aggiunse lo studio di specializzazione per la pittura, prima all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano (1913) e poi la laurea alla facoltà di Architettura a Bologna (1920).

Quindi l'esperienza della vita pastorale, la conoscenza delle cattive condizioni e del cattivo gusto in cui versavano le chiese di diverse parrocchie, e la scoperta dello stato increscioso in cui si trovava l'antica basilica benedettina di S. Pietro al Monte sopra Civate nei dintorni di Lecco, tanto ricca di preziosissima iconografia pittorica e modellazione in stucco, ma allora in uno stato di totale abbandono, crearono in lui una vocazione specifica: quella cioè di operare per conservare e per riportare il bello e l'autentico nella casa del Signore. Questo infatti egli scriveva all'inizio del suo fondamentale volume "Domus Dei", pubblicato nel 1929: "Tra le molte mansioni alle quali il Sacerdote è chiamato, vi è pure quella nobilissima d'attendere alla bellezza della Casa di Dio. Egli deve essere innamorato della sua chiesa e deve rivolgere le sue cure per renderla più degna di servire ad abitazione della Bellezza infinita", e intenzionalmente intitolò la prima parte di questo volume "Onus Sacerdotale", quasi a sottolineare che è compito del sacerdote curare anche l'aspetto materiale della casa di Dio tra gli uomini, oltre alla dimensione spirituale delle anime dei fedeli.

Il concetto che mons. Polvara ebbe della bellezza non si sovrappone senza distinzioni al concetto corrente di arte; neppure a quella che ancora il numero 122 del documento conciliare sulla Liturgia chiama arte religiosa e arte sacra, anche se queste, come dice il testo "per loro natura hanno relazione con l'infinita bellezza divina". Esse infatti sono "opere d'arte" che hanno un valore per se stesse, anche se " orientate a Dio e all'incremento della sua lode e della sua gloria, in quanto nessun altro fine è stato loro assegnato se non quello di contribuire il più efficacemente possibile, a indirizzare religiosamente le menti degli uomini a Dio" (SC 122).

La loro presenza nella chiesa è una testimonianza della grande capacità artistica dell'uomo; in quanto offerte a Dio, esse diventano segno della devozione dell'uomo; tuttavia talvolta proprio esse, anziché contribuire al decoro del culto, possono attirare su di sé l'attenzione e così distrarre lo spirito religioso; inoltre la loro molteplicità, non ordinata in un programma iconografico, rischia di trasformare la chiesa in museo, o peggio, se di scarso valore artistico, di trasformarla in un "negozio di arte sacra". La constatazione di questa situazione negativa, che nel secolo scorso risultava comune a moltissime chiese, attirò il Polvara ad aderire al movimento degli "Amici dell'Arte Cristiana" fondato nel 1912 da don Celso Costantini, divenuto poi cardinale, e a collaborare con la rivista "Arte Cristiana" dallo stesso Costantini fondata nel 1913.

Di questa il Polvara nel 1922 divenne direttore. Questa fu ben presto la palestra in cui Monsignore, fino alla sua morte avvenuta nel 1950, dibatté, spesso in modo assai vivace, i principi che dovevano guidare l'architetto, l'artista e il sacerdote nel contesto dell'arte per la chiesa. Secondo mons. Polvara non sarebbe stato possibile realizzare la riforma dell'arte nella chiesa senza un'educazione specifica degli artisti chiamati a questa opera.
Continua....

 

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