FIORI PER LA LITURGIA

LA PENTECOSTE

« Lo Spirito santo ci raccoglie insieme dalle nostre dispersioni per unirci a proclamare la gloria del nome di Dio»

 

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto; ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,nella calura, riparo, nel pianto, conforto.
O luce beatissima,invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza, nella è nell'uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen
(SEQUENZA)

Con la risurrezione di Cristo si è inaugurato il giorno assolutamente nuovo.
Per prolungare la gioia del giorno nuovo ("ottavo" perché in esso trovano compimento i sette giorni della creazione), fin dal II sec. si è prolungata la celebrazione pasquale fino ai cinquanta giorni.
Questo periodo, chiamato "beata pentecoste", era considerato festivo, come la domenica, tanto che erano proibite le forme penitenziali, compreso il pregare genuflessi.
I cinquanta giorni si celebrano nell'esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come la "grande domenica". Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l'alleluia.
Il tempo sacro del tempo pasquale si conclude con la celebrazione dell'effusione dello Spirito Santo che rivela a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli, riunendo i linguaggi della famiglia umana nella professione dell'unica fede.
(Cfr. SARTORI TRIACCA, Nuovo Dizionario di Liturgia, Edizioni

    Ode al vento occidentale
... Foss'io foglia sospinta nel tuo giro, nuvola trasvolante nel tuo seno, onda che frema sotto il tuo respiro!
di te che sdegni il limite ed il freno.
Di tua forza partecipe nel pieno rigoglio, pur men libero sarei.
    Fa che io diventi la tua cetra, quale la foresta. Le mie foglie e le sue van cadendo: che importa?
Un autunnale tono, accorato e tenero, le tue travolgenti armonie nel turbinio possente rapiranno ad ambedue.
Spirito fiero e impetuoso! ch'io mi senta dentro te confuso e sperso! il tuo respiro sia respiro mio!
I miei morti pensieri su l'universo spingi, foglie appassite, a suscitare vite nuove, e nel fascino del verso, come da inestinguibil focolare ceneri e fiamme, la parola mia faccia l'umanità ripalpitare.
Per le mie labbra il tuo spirito sia alla terra non desta lo squillare alto e superbo d'una profezia! O vento, se l'Inverno sopraggiunge, potrà la Primavera essere lunge?
(Tratto da Ode al vento occidentale, PERCY BYSSHE SHELLEY, 1792-1822)

 

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