DON MARCO MELZI
L'uomo, l'artista, l'operaio del Signore

22 febbraio - 26 marzo 2017 Inaugurazione della Mostra
Museo Diocesano Chiostri di Sant'Eustorgio

   Don Marco Melzi, religioso della Famiglia Beato Angelico di Milano, è stato per decenni scultore importante per la divulgazione del carisma della Famiglia religiosa e umile interprete del volere di Dio. Per don Marco l'arte è un'occasione per annunciare la gioia del Vangelo, fatta di metodi e modalità precise che indirizzano il lavoro artistico ad essere opportunità di incontro con il divino. E' con queste premesse che la mostra si colloca nell'ambito di un più ampio progetto che vede la Fondazione Beato Angelico impegnata in un nuovo percorso per mantenere vivo il carisma del fondatore Mons. Polvara e che attraverso l'esposizione museale di una cinquantina di bozzetti scultorei realizzati da don Marco negli anni della sua vita religiosa, cercano di instaurare un dialogo nuovo con il pubblico al di fuori degli spazi canonici come chiese, luoghi di preghiera e di meditazione. La scelta iconografica si è quindi concentrata nella ricerca di bozzetti "non finiti" nella loro elaborazione scultorea ma che nel complesso abbiano quella carica intrinseca di evocare altro.


   Il progetto si sviluppa in un percorso tematico in cui i bozzetti di Don Marco sono esposti singolarmente, proprio per accentuare la singola lettura dell'opera. Le sculture sono posizionate su basi cilindriche realizzate in cartone riciclato. La scelta di questo materiale vuole sottolineare le opere ancora "grezze" e non finite. I temi sviluppati spaziano da una serie di figure religiose, quali santi e figure simboliche, alla rappresentazione della Vergine Maria, passando poi alla rappresentazione di visi e teste e di alcuni bozzetti di arredo liturgico proprio per far comprendere meglio la dimensione artistica di don Marco. Nel suo percorso la mostra offre anche la possibilità di osservare alcuni pezzi particolarmente significativi, quali la maschera funebre del Beato Cardinal Shuster e il bozzetto al vero della statua del Beato Mazzucconi, il cui originale è posizionato su una guglia del Duomo di Milano, oltre ad altre cinque opere di maggiori dimensioni. Alle pareti per una maggior comprensione dell'opera di don Marco Melzi sono esposte delle opere a basso rilievo e una serie di pannelli didattici con gigantografie delle opere nella loro collocazione finale e la relativa descrizione.


   La mostra prevede anche un intervento della Soprintendenza alle Belle Arti di Milano che proprio recentemente, in occasione di una prima fase di restauro presso la Cappella dell'ospedale San Carlo di Milano, è intervenuta sulla scultura raffigurante l'Annunciazione posta sopra l'ingresso principale della chiesa eseguita da don Marco su incarico dell'architetto Gio Ponti e si avrà modo di osservare gli studi tridimensionali preliminari. A compendio della mostra sono esposti alcuni bozzetti su carta insieme alla testimonianza dell'amicizia di don Marco con Gio Ponti attraverso i biglietti di auguri natalizi che don Marco riceveva dall'architetto Ponti, oltre naturalmente ad alcuni oggetti personali dell'artista. Verrà anche realizzato un video con le testimonianze di chi ha conosciuto Don Marco. (Catalogo della mostra)


Testamento spirituale di Don Marco
   Signore Gesù! E' giunto il momento anche per me di presentarmi al tuo Santissimo giudizio; mi trovo piccolo, meschino, confuso ... scrivo qualcosa, così, col tuo aiuto che imploro per chiarire, rimediare, aggiustare i molti errori della mia povera vita. Ho fatto il Maestro di Scuola ... ero un ragazzo come i miei scolari. Ho fatto il militare in guerra e in prigionia credendo di fare "il mio dovere" ... ma quanti errori e sciocchezze per ignoranza o pigrizia di mente. Gesù, perdonami ...: pensaci Tu!
Soprattutto mi angosciano le molte omissioni sul compimento dei miei sacri doveri come Sacerdote, non tanto nelle pratiche pie della Messa, del Breviario, della Preghiera individuale e comunitaria che, più o meno bene, ho sempre fatto, ma nello zelo apostolico con gli amici innumerevoli che ho accostato (e che accosto) e che non ho saputo istruire e ammonire come Sacerdote. Per il carattere timido e bonario spesso non ho osato correggere gli errori morali, lasciando correre ... giustificando con un atteggiamento di comodo, in silenzioso compatimento, situazioni non buone, specialmente riguardo al Sacramento del Matrimonio.Al Profeta antico disse il Signore: "Se il tuo fratello pecca, va e correggilo: ... se non lo farai chiederò conto a te dell'anima sua" ... Anche Gesù insiste sul dovere della correzione fraterna. Ed io, è troppo tardi Signore, ormai sono in un momento di morte, vi supplico amici perdonatemi, perdonate, fatevi perdonare dal Signore Gesù ... Rivolgetevi a Lui, al suo Sacerdote con umiltà e fede, confessatevi. Fate buoni propositi. La Carità copre la moltitudine dei peccati. Perché vi voglio bene, amici miei, non posso pensare al Paradiso senza la vostra presenza felice, voglio rivedervi tutti, anche se tra molti anni, lassù col Padre Nostro. (D M)
Don Marco quando scrive ha 84 anni e morirà nel 2013 a 95 anni



   Ringrazio a nome della Famiglia religiosa tutti voi, amici di don Marco, convenuti per celebrarne il ricordo e omaggiare con il contributo del vostro impegno quello che Lui ha rappresentato per ciascuno di noi: un DONO. Un dono per la Chiesa in generale, per la Chiesa ambrosiana in particolare e, in modo speciale per la nostra Comunità religiosa. NOVA SEMPER QUÆRERE ET PARTA CUSTODIRE, è l'augurio e l'impegno programmatico che ci è stato consegnato (da Mons. De Scalzi) qualche giorno fa nella ricorrenza della Festa del nostro patrono il Beato Angelico. CERCARE SEMPRE IL NUOVO SENZA DIMENTICARE QUELLO A CUI ABBIAMO GIA' DATO VITA.
Questo evento dimostra questa volontà: fare memoria di chi ci ha dato vita, generando vita. Questa operazione è già per se stessa educativa (e-d?c?re= cioè tirare fuori ciò che sta dentro). E' la lampada che non può rimanere nascosta ma è posta in alto sul lucerniere perché faccia luce a tutta la casa. Del resto, come commentava il Santo Padre ai giovani radunati a Cracovia: "Una generazione smemorata non è una speranza per il futuro". Don Marco è stato un frutto turgido della Scuola che fino all'ultimo ha sprigionato il gusto della vita piena e realizzata. - Da dove questa qualità della "vita sapida", unica ad essere generativa di altra vita? Ho l'audacia questa sera di trasmettervi almeno due segreti di Don Marco. Il primo lo colgo dal suo testamento scritto nel 2002, quando aveva 84 anni, morirà 11 anni più tardi. Ho stralciato qua e là solo alcuni passaggi. Scriveva don Marco: «... Ho fatto il Maestro: ero un ragazzo come i miei scolari ... Ho fatto il militare in guerra e in prigionia credendo di fare "il mio dovere" ... Il Sacerdote: ... per il carattere timido e bonario non ho osato correggere ... in silenzioso compatimento ... Vi supplico amici: perdonatemi, perdonate, fatevi perdonare dal Signore Gesù ...»
In questo scritto non si trova nessun accenno alla sua vocazione di artista. Don Marco a mio giudizio è riuscito nella sua vita, con l'aiuto di Dio, a operare una magnifica sintesi. La sua opera in toto attinge implicitamente a queste tre professioni: quella del maestro (magister, il più grande per competenze), quella del milite (as-soldato, pagato per lottare), quella del sacerdote (sacrum facere, che rende sacro ciò che è profano).
Il primo segreto di Don Marco sta tutto qui: contrariamente alla sua indole scapigliata e solare, ha sperimentato l'intimo dramma di una coscienza acutissima che lo ha angustiato sino alla fine per non aver assolto i suoi doveri. E' lo stesso tormento registrato dalla materia che ha orientato il suo percorso artistico fino alla declinazione estetica del "non finito". La lotta dell'artista per dominare la materia e riscattarla dal caos comporta necessariamente il riconoscimento del primato dello spirito che nomina e identifica e, nel contempo (ma questa è solo azione della grazia) dischiude la soglia del Mistero divino, ineffabile, infinito, capace di elevare ogni forma degradata al suo primigenio stato di incorruttibilità. Don Marco non ha mai avuto in mente un ideale di arte, di tecnica o di disciplina a cui riferirsi. L'unica sua arma è stata la fede. Potentissima! E' la stessa lotta dell'Apostolo: la legge o la grazia? "... La legge è la forza del peccato" (1 Cor. 15, 56), ci avverte S. Paolo. Per analogia possiamo intendere per legge i canoni artistici che fanno riferimento agli ideali filosofici di bellezza che finiscono per esasperare l'imperfezione, i difetti della natura. La grazia che viene dalla fede, al contrario, giustifica poiché ridona una visione corretta: siamo creature, aneliamo alla bellezza ma nelle contraddizioni e ferite della nostra natura di peccato.
Così, come amava schernirsi don Marco: Precisìn l'è mort! Colui che qualifica il valore di un manufatto dal grado di precisione formale raggiunto, è finito. Di riflesso anche santìn l'è mort! Colui che pretende giudicare il proprio fratello da un grado di perfezione evangelica assoluta e astratta rischia di sostituirsi al giudizio di Dio. Ecco la soglia, la discrezione del sacerdote di fronte ad un'anima, di fronte al mistero della misericordia di Dio. Il "silenzioso compatimento" è l'ingrediente dell'uomo, artista-sacerdote, che cede anche di fronte al proprio dovere e dialoga con la fragilità della materia, la fa sua e con essa entra nel circolo della morte per il riscatto di una vita nello spirito.


    Il secondo segreto di don Marco l'ho raccolto da altre testimonianze conservate nel cassetto dei suoi ricordi. Nel caso specifico due lettere scritte dalla mamma Enrica, negli anni 1969-70. E' risaputo che dietro un grande uomo c'è sempre una donna eccezionale. Dalla mama Enrica apprendiamo due cose: la prima che la sua vita viene "consacrata al Sacro Cuore di Gesù ancora prima di nascere". La seconda è la testimonianza di una profezia, che la mamma rivela al figlio quando si è realizzata. Scrive la mamma: "Vedevo allora la buona zia Giuseppina darmi la sua svegliarina dicendomi: - "La metterai sul comodino del tuo figlio prete!". Ero allora una bambina che correva dietro al cerchio e alla palla, saltavo la corda ... ero il visinello". Questo nomignolo riferito ad una bambina spensierata è tutt'altro che irrilevante. "El Visinello" è il vento primaverile che non ha solamente la caratteristica di essere imprevedibile e pazzerello ma, leggo da internet: E' un refolo di vento speciale che passa solamente all'inizio del mese di marzo. Con questo vento si svelena la terra da tutto ciò che è morto dell'inverno ... porta la novità della primavera. E' un vento molto efficiente che risveglia anche i sentimenti della gente e la voglia di vivere e incontrare il prossimo (EL VISINELLO, Stefano da Venezia venezia555.myblog.it).
Sembra un pensierino composto sulla figura di don Marco, invece stiamo parlando della mamma.
Penso infine che questa Mostra don Marco l'avrebbe dedicata al papà Ernesto che, proprio il 23 febbraio del 1963 traguardava il Paradiso. Ebanista e raffinato artigiano del legno - come ha sempre sostenuto don Marco - è stato il suo più valido modello di riferimento. Concludo con un'esortazione che ci facciamo a vicenda: un santo non si improvvisa è sempre preceduto e sostenuto da una schiera innumerevole di persone che in una esistenziale compassione della vita per la vita hanno offerto, creduto e sperato fino al compimento totale del loro dovere. Entriamo volentieri in questa catena, dove la tenuta e la forza dell'ultimo anello dipende dalla solidità di quelli che lo precedono. (LB)


Pubblicazioni

Particolare della copertina di Arte Cristiana n. 900

Scuola Beato Angelico
Fondazione di Culto - dal 1921 tutto per la liturgia

via San Gimignano, 19

20146 Milano ITALY
(Metro1, fermata BANDE NERE)

TELEFONO:

Tel: (+39) 02 48302857

Fax: (+39) 02 48301954

E-post: info@scuolabeatoangelico.it