Chiesa Gesù Pane vivo in Petosino di Sorisole BG
Inaugurazione del mosaico per il lucernario

26 agosto 2016

      Ringrazio don Angelo per questo invito. É per me una gioia trovarmi qui e ringraziare Dio per la sua benevolenza, per questo cammino di collaborazione tra la Scuola Beato Angelico e la comunità di Petosino che perdura da più di vent'anni. Siamo qui oggi perchè sentiamo l'urgenza di una riflessione comune, di una lettura capace di fare sintesi, di trovare in questo lungo percorso quella costante capace di motivare quanto è stato fatto e proiettarci verso quell'oltre che rimane ancora da fare.


Vorrei fare qui una premessa. Per me, parlare oggi di questo tempio significa parlare della realizzazione di un sogno, di un desiderio, che non è solamente umano ma anche divino; nel senso che è l'incontro di un'intuizione umana con una ispirazione divina. Mi riferisco al fatto che questo edificio sacro è stato fortemente voluto da don Angelo, per la sua comunità. Essendo egli sacerdote, colui che media tra le cose sacre e quelle profane, possiamo credere che, proprio attraverso lui, questo spazio sia stato fortemente desiderato da Dio. Questa impresa, cioè pretendere che Dio entri nella nostra dimensione spazio temporale, è più un'azione divina che umana. E noi sappiamo per esperienza che: - ciò che vale molto ha sempre un prezzo alto ... E non mi riferisco di certo ai soldi!. Per far fiorire il deserto occorre l'acqua, per dare la vita occorre la vita. E, visto che conosco don Angelo da più di 20 anni, posso affermare, senza essere contraddetta, che la sua fedeltà a questo sogno ha comportato per lui il costo di ingenti sacrifici che ha pagato di persona. Questa comunità, guidata dal suo pastore, consapevolmente o no, si è data nel tempo una precisa identità, derivata dalla fede delle generazioni che l'hanno preceduta.


Segnata profondamente dalla devozione mariana, nel tempo voluto da Dio, questa realtà di chiesa ha assunto un volto preciso. Obbedendo ad un divino progetto, le è stato imposto un nome, un programma di vita: Gesù Pane Vivo. Questo nome (mi piace pensarlo) è la "terza essenza di Dio", è un po' come entrare nelle profondità del cuore di Dio, nell'abisso della Sua Misericordia. GESU' PANE VIVO. Gesù, nome proprio di persona, significa "Dio salva", ma che c'entra il pane e poi: perchè"vivo"? C'è un pane morto, forse? Certo. Lo ha detto lo stesso Gesù: «I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti ... Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv. 6,49-51).


      Dio, per autodefinizione ci rivela che è per noi "pane vivo", ma anche "acqua viva", l'acqua promessa alla Samaritana: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva ... Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv. 4,10-14). - Il nostro Dio è un dio che si mangia e si beve. Come è possibile capire e credere tutto questo? Occorre un cammino, fatto di ricerca, di esperienza, di memoria. Di ricerca perchè: solo ciò che è frutto di conquista vale. Di esperienza perchè: solo ciò che entra nel nostro vissuto può essere compreso.


Di memoria perchè: noi siamo chiamati a divenire ciò che abbiamo compreso d'essere. Anche il Papa a Cracovia ha esortato i giovani a fare memoria: - «Un giovane smemorato - ha detto - non è speranza per il futuro». Quando la comunità "Gesù Pane Vivo" si raduna come popolo di Dio si deve interrogare su questo: - Ci lasciamo noi spezzare e mangiare dai nostri fratelli? Siamo quel nutrimento che risponde alla fame di valori, di relazioni autentiche, di prossimità? Non abbiamo scelta: o ci lasciamo mangiare oppure col tempo, con le abitudini sbagliate, diveniamo dei predatori che mietono vittime, che fagocitano delle realtà morte dilatando la bocca del vuoto esistenziale che costantemente attenta la nostra vita e a quella del nostro prossimo. Come scrive l'apostolo Pietro nella sua lettera: «Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede» (1Pt. 5,8).


Il programma iconografico di questa chiesa si sviluppa partendo da questa riflessione. La grande vetrata ci illustra "la storia dei tre alberi" che attraversa diagonalmente il progetto di salvezza operato da Dio, e dall'ingresso fino al presbiterio ripercorre gli eventi più salienti della rivelazione. Il Libro della Genesi, ci parla dell'albero della conoscenza del bene e del male, il cui frutto proibito mangiato dai nostri progenitori ha causato l'ingresso del peccato, l'effetto della caduta e il conseguente castigo e la cacciata dal Paradiso terrestre. Adamo ed Eva vengono interdetti da Dio e allontanati dall'Eden per impedire loro di accedere a quell'altro albero, l'albero della Vita, il cui frutto dona l'immortalità: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!» (Gen.3,22).
      Il conseguente cammino di riabilitazione, di riscatto, di redenzione è operato nella croce di Cristo, che è l'albero di mezzo, l'albero della Via. Tra l'albero della verità (conoscenza del bene e del male) e l'albero della vita, abbiamo l'albero della via, cioè la Croce di Cristo. Così fa cantare un antico inno ambrosiano nella Settimana Santa:
Albero santo e nobile, croce di Cristo.
Tronco su tutti amabile, dolce è il tuo frutto.
Piega i tuoi rami, mitiga la ruvidezza.
Il tuo legno sia morbido sul Re che muore.

Nell'Antico testamento, la croce era stata prefigurata dall'asta con il serpente di bronzo che Mosè aveva forgiato per gli Israeliti, infedeli e mormoratori, i quali guardandola venivano guariti dal morso dei serpenti velenosi, ma anche dal bastone con il quale Mosè percuotendo la roccia aveva fatto scaturire acqua in pieno deserto. Da quell'albero della croce che è al centro della rivelazione, il cui frutto è la vita nuova in Cristo Gesù (Cfr. Ef. 1,12-14), noi abbiamo ricevuto le primizie dello Spirito, caparra della vita eterna, che riapre l'accesso all'albero della vita che sta nella Gerusalemme celeste: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio» (Ap. 2,7).


Se corrispondiamo alla grazia siamo predestinati ad unirci alla gloria di Colui che è stato immolato sulla croce e poi innalzato all'altezza della maestà di Dio. Ad una condizione: se con Lui moriremo con Lui risorgeremo. E la gloria che ci attende la vedremo dispiegarsi nel Cristo trasfigurato che verrà ad occupare la parete di fondo. In corrispondenza dell'altare la volta celeste si apre, rende visibile una realtà che èsempre sottesa nella celebrazione eucaristica: la presenza della SS. Trinità. Appare la mano del Padre che indica il Figlio, ma il Figlio èfiglio in quanto ci dona lo Spirito, cioèla vita del Padre che è in Lui. Lo Spirito santo è qui rappresentato in forma di colomba. Mentre si allude al primo capitolo della Genesi dove si parla della creazione: «Le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» si richiama anche quella rinascita dopo la distruzione operata dalle acque di morte del diluvio universale, la colomba che ritorna nell'arca con un ramoscello d'olivo nel becco era il segno di una vita rinnovata nella promessa di Dio che si pente per aver inflitto il grave castigo sulla terra: «Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo"; "... Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me e la terra» (Gen. 8,11-9,13). Se la presenza della colomba, indica sempre una nuova creazione, un nuovo inizio, l'arcobaleno simboleggia il patto eterno che, come la luce nel suo corso, attraversa e congiunge spazi e tempi infiniti. Questa nuova creazione che ogni celebrazione eucaristica rende possibile e realeè la sincronia, la sintesi, la simultaneità, la coincidenza di due opposti, morte e vita si toccano, il divino entra nell'umano, l'eterno nel provvisorio, il paradiso scende sulla terra, il pane non è più pane ma è la carne del nostro Dio, il vino è il suo sangue. E noi che siamo fatti esattamente di carne e di sangue, mentre mangiamo facciamo eucaristia, cioè rendimento di grazie per la vita divina che ci viene infusa: «E noi tutti, a viso scoperto riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore» (2 Cor. 3,18).
Nella celebrazione eucaristica di questa Domenica vogliamo invocare sulla comunità riunita con il suo pastore una rinnovata effusione dello Spirito santo che fa «nuove tutte le cose» (Ap. 21,5). Nell'incontro e nella sintesi tra le realtà celesti e quelle terrestri che l'Incarnazione di Cristo ha reso possibile, chiediamo ORA che ci sia data la gioia pasquale della conversione, della comprensione profonda della nostra identità di cristiani.

 

Pubblicazioni

Particolare della copertina di Arte Cristiana n. 897

Scuola Beato Angelico
Fondazione di Culto - dal 1921 tutto per la liturgia

via San Gimignano, 19

20146 Milano ITALY
(Metro1, fermata BANDE NERE)

TELEFONO:

Tel: (+39) 02 48302857

Fax: (+39) 02 48301954

E-post: info@scuolabeatoangelico.it