
L'
ambone è spesso identificato come una struttura che consente l'adeguato appoggio dell'Evangeliario o del Lezionario,
adotta perciò, generalmente, la forma di un comune
leggio ma più solido e inamovibile. In realtà l'ambone dovrebbe essere un
Luogo. E' il luogo ritagliato nello spazio liturgico per la Liturgia della Parola, della sua proclamazione in forma solenne, per tanto dovrebbe
essere unico e immediatamente identificabile come tale, per ingombro ed importanza. Due caratteristiche dovrebbero connotarlo:
elevato
(dall'etimo stesso del terminine
anabainein=salire), visibile cioè da ogni punto di vista, e
maestoso, per lo spazio che occupa, per la
forma e i materiali impiegati, per l'illuminazione atta a renderlo tale. A differenza della
sede del celebrante che accoglie un corpo in
posizione assisa, l'ambone innalza, spinge verso l'assemblea, il corpo eretto del ministro della Parola. Il volume, dunque deve essere
decisamente convesso, proteso, in tensione dinamica verso lo spazio assembleare. Il corpo stesso della persona deve essere ben visibile,
almeno per i 2/4 poiché in quel Luogo rappresenta l'annunciatore, il testimone che fa udire la voce di una Parola consegnata. Al contrario
un ambone funzionale al solo scopo di sorreggere il Libro non esaurisce l'aspetto semantico della sua connotazione a Luogo deputato per
l'Annuncio.

In un certo senso il vecchio pulpito, un po' meno abbarbicato ai
piloni lungo la navata della chiesa, è molto più esaustivo di certi "modelli" che, nella loro fattispecie, rischiano di essere meno dignitosi
dei palchetti usati nelle adunate dei nostri politici.

Non sempre si può contare sulla presenza dei cerofori, mentre la luce è l'elemento simbolico che più si addice all'ambone: «Di nuovo Gesù
parlò loro:
"Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita"». La fiamma viva,
non la luce elettrica, esprime la forza purificatrice e la trascendenza della Parola, che è Parola di Dio! Dio si rivela a Mosè nel roveto
che arde senza consumarsi (Esodo 3,2). La parola di Elia profeta
bruciava come fiaccola (Sir. 48,1). Il Messia è annunciato dai profeti
come il fuoco del fonditore (Malachia 3,2). Lo Spirito Santo scende sugli apostoli in preghiera in forma
come di lingue di fuoco (Atti 2,3).
Nella liturgia della Parola lo Spirito Santo scende come allora a
trafiggere i cuori (Atti 2,37) e a spingere verso la strada della
conversione e dell'annuncio della buona novella. «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione
fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (Atti 2,42).

Il
portaceri con sette fiamme senza essere un braciere di fuoco dice di questa
Presenza costante nel tempo, dinamica, sempre la stessa eppure sempre nuova. Come la Parola di Dio da cui come da un ricco forziere
lo scriba sapiente sa trarre tesori sempre nuovi seppure antichi (Mt. 13,52). Valorizzare il Luogo allora ha questo significato: renderlo
idoneo visivamente e acusticamente all'azione della proclamazione. Questa mantiene il suo valore e la sua efficacia indipendentemente
dal ministro, tuttavia la fede e la coerenza della vita di chi è abilitato ad accostarsi all'ambone sono una ratifica che connota
intrinsecamente il messaggio annunciato. Da non sottovalutare in fine l'aspetto semantico del luogo che è, oggi come allora, il Luogo
della rivelazione di Dio che si incarna (Es. 3,5), nella nostra storia collettiva e personale, nel Verbo che si spezza nella duplice
mensa della Parola e dell'Eucaristia.
Le stelle si oscurano
Se i profeti irrompessero/
per le porte della notte/
incidendo ferite di parole/
nei campi della consuetudine .../
Se i profeti irrompessero/
per le porte della notte/
e cercassero un orecchio come patria .../
orecchio degli uomini,/
ostruito di ortica,
sapresti ascoltare?/
Nelly Sachs (Tratta da IN PRINCIPIO, Bibbia e comunicazione)