L'Ambone

« ... L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. ... Dio lo chiamò dal roveto: - Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi perchè il luogo dove tu stai è una terra santa!» (Es. 3,2-5)

 

«Così infatti ci ha ordinato il Signore: "Io ti ho posto come luce per le genti, perchè tu porti la salvezza sino all'estremità della terra"» (Atti 13,47)

L'ambone è spesso identificato come una struttura che consente l'adeguato appoggio dell'Evangeliario o del Lezionario, adotta perciò, generalmente, la forma di un comune leggio ma più solido e inamovibile. In realtà l'ambone dovrebbe essere un Luogo.

E' il luogo ritagliato nello spazio liturgico per la Liturgia della Parola, della sua proclamazione in forma solenne, per tanto dovrebbe essere unico e immediatamente identificabile come tale, per ingombro ed importanza.
Due caratteristiche dovrebbero connotarlo: elevato (dall'etimo stesso del terminine anabainein=salire), visibile cioè da ogni punto di vista, e maestoso , per lo spazio che occupa, per la forma e i materiali impiegati, per l'illuminazione atta a renderlo tale. BA differenza della sede del celebrante che accoglie un corpo in posizione assisa, l'ambone innalza, spinge verso l'assemblea, il corpo eretto del ministro della Parola.
Il volume, dunque deve essere decisamente convesso, proteso, in tensione dinamica verso lo spazio assembleare.

Il corpo stesso della persona deve essere ben visibile, almeno per i 2/4 poiché in quel Luogo rappresenta l'annunciatore, il testimone che fa udire la voce di una Parola consegnata.

Al contrario un ambone funzionale al solo scopo di sorreggere il Libro non esaurisce l'aspetto semantico della sua connotazione a Luogo deputato per l'Annuncio.
In un certo senso il vecchio pulpito, un po' meno abbarbicato ai piloni lungo la navata della chiesa, è molto più esaustivo di certi "modelli" che, nella loro fattispecie, rischiano di essere meno dignitosi dei palchetti usati nelle adunate dei nostri politici.
Non sempre si può contare sulla presenza dei cerofori, mentre la luce è l'elemento simbolico che più si addice all'ambone: «Di nuovo Gesù parlò loro: "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita"».

La fiamma viva, non la luce elettrica, esprime la forza purificatrice e la trascendenza della Parola, che è Parola di Dio! Dio si rivela a Mosè nel roveto che arde senza consumarsi (Esodo 3,2).

La parola di Elia profeta bruciava come fiaccola (Sir. 48,1). Il Messia è annunciato dai profeti come il fuoco del fonditore (Malachia 3,2).
Lo Spirito Santo scende sugli apostoli in preghiera in forma come di lingue di fuoco (Atti 2,3).
Nella liturgia della Parola lo Spirito Santo scende come allora a trafiggere i cuori (Atti 2,37) e a spingere verso la strada della conversione e dell'annuncio della buona novella. «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (Atti 2,42).
Il portaceri con sette fiamme senza essere un braciere di fuoco dice di questa Presenza costante nel tempo, dinamica, sempre la stessa eppure sempre nuova.
Come la Parola di Dio da cui come da un ricco forziere lo scriba sapiente sa trarre tesori sempre nuovi seppure antichi (Mt. 13,52). Valorizzare il Luogo allora ha questo significato: renderlo idoneo visivamente e acusticamente all'azione della proclamazione.

Questa mantiene il suo valore e la sua efficacia indipendentemente dal ministro, tuttavia la fede e la coerenza della vita di chi è abilitato ad accostarsi all'ambone sono una ratifica che connota intrinsecamente il messaggio annunciato. Da non sottovalutare in fine l'aspetto semantico del luogo che è, oggi come allora, il Luogo della rivelazione di Dio che si incarna (Es. 3,5), nella nostra storia collettiva e personale, nel Verbo che si spezza nella duplice mensa della Parola e dell'Eucaristia.

Le stelle si oscurano
Se i profeti irrompessero/
per le porte della notte/
incidendo ferite di parole/
nei campi della consuetudine .../
Se i profeti irrompessero/
per le porte della notte/
e cercassero un orecchio come patria .../
orecchio degli uomini,/
ostruito di ortica, sapresti ascoltare?/
Nelly Sachs (Tratta da IN PRINCIPIO, Bibbia e comunicazione)

 

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  • La Mitria

    La mitria è un copricapo di forma allungata e bicuspidata usato dai vescovi della Chiesa cattolica e di alcune altre confessioni cristiane durante le celebrazioni liturgiche.
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    In "Principi e Norme per l'uso del Messale Ambrosiano", al Capitolo IX, Riti propri della Chiesa Metropolitana
    Nelle celebrazioni solenni presiedute dall'Arcivescovo, si fa espressamente riferimento alla "Mitra"

    Mitrie

Rivista di Arte Cristiana

 

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