Il Laboratorio di Arti Plastiche

Gruppo scultoreo della Mater Orphanorum e San Gerolamo (Santuario di Legnano) di Stefano Belluzzo

L’idea compositiva del gruppo scultoreo della Mater Orphanorum e san Girolamo Emiliani deriva da una meditazione del valore che l’apparizione ha avuto nell’esistenza del santo e come questo messaggio si trasmette all’intera comunità di fedeli anche attualmente.
L’apparizione coinvolge un solo eletto, il veggente, ma la missione che gli viene affidata implica partecipazione dei credenti.
La comunità cristiana di Legnano è particolarmente devota alla figura di san Girolamo, per questo abbiamo ritenuto importante che nel nostro lavoro scultoreo si avvertisse come la presenza fisica di questo santo, non una figura storica ma un membro attualmente presente tra i fedeli radunati nel santuario per la celebrazioni delle funzioni religiose.

Le dimensioni hanno primaria importanza nel processo compositivo di una scultura.
L’osservatore in modo inconscio usa come riferimento per rapportarsi alla rappresentazione che sta osservando la propria altezza come unità di misura.
Ecco che una scultura di piccole dimensioni viene percepita come astratta dalla realtà, spesso gli viene attribuita la connotazione dei ricordi, come avviene per le fotografie. Lo stesso si dica per una scultura di grandi dimensioni a cui attribuiamo immediatamente valore monumentale sia dell’opera stessa come dell’evento rappresentato.
Quest’ultimo aspetto è stato largamente impiegato dalla retorica dei vari regimi che si sono susseguiti.

La nostra intenzione invece si è orientata verso quella produzione di arte devozionale popolare di gusto padano, che risale ai “compianti su Cristo morto” opere di Guido Mazzoni e Nicolò Dell’Arca del rinascimento in terra emiliana, ed anche agli esempi di santa Maria presso san Satiro a Milano e dei numerosi sacro monti che costellano la catena alpina, con chiari riferimenti alla cultura barocca. Ma la costante in questi straordinari esempi di sculture è un palese realismo, che in prima battuta si manifesta con la cosciente scelta delle dimensioni reali dei personaggi, affinché l’evento raffigurato non sia percepito dai fedeli raccolti in

preghiera come avulso dalla loro realtà tangibile, ma anzi stiano assistendo ad una situazione che sta avvenendo nell’istante stesso in cui osservano e pregano. Anche il fedele assiste all’apparizione, la quale esce da una dimensione storica per divenire evento fuori dal tempo, la presenza e la vicinanza nella nostra realtà quotidiana della Madonna e di Cristo.
Questo vuole essere il messaggio del nostro lavoro. Il dialogo intercorre tra il santo e la Madonna la quale in un secondo registro, assegna una missione a san Girolamo affidandogli i bambini orfani che appaiono come “visione nella visione” “sotto il manto della Madonna” come si usa affermare nelle preghiere di affidamento dei propri cari. Infine il santo riceve la benedizione di Gesù bambino.
La composizione va intesa come una sequenza di atti che coesistono in una rappresentazione unitaria che si articola dal tuttotondo (prima scena preponderante) alla seconda lettura (il bassorilievo).

La collocazione della statua è stata prevista nella prima cappella laterale di destra del santuario.
Percorrendo l’aula verso l’altare si percepisce come le prime due cappelle ai lati dell’ingresso siano state previste con una dignità minore rispetto alle altre dotate ognuna di due finestre simmetriche, altari laterali e preziose ancone marmoree. Le prime due cappelle hanno un senso nel progetto architettonico in quanto in planimetria interrompono il ritmo regolare delle cappelle laterali e costituiscono così l’elemento d’angolo e di chiusura dell’edificio che si completa con un ampio pronao.
Ma non vi è dubbio che osservata singolarmente la prima cappella appare come uno spazio di risulta con elementi collocati senza un’apparente regola, che invece si percepisce soltanto da una visione dell’intero impianto architettonico o dall’esterno.
Non risulta mai facile l’inserimento di un nuovo elemento all’interno di uno spazio che non presenta simmetrie e regole geometrico compositive evidenti.
In questi casi il manufatto risulta slegato dal suo contenitore architettonico, così che appare evidente che potrebbe essere collocato in qualsiasi altro posto. Nel nostro progetto c’era la volontà invece di far partecipare gli elementi architettonici esistenti a svolgere una essenziale funzione nella composizione scultorea in modo che il tutto acquisisse un’armonia nuova. Per questa ragione trova ulteriore giustificazione la dimensione del gruppo, nella prevalente verticalità dello spazio che lo accoglie (sia la parete di fondo della cappella che la finestra con arco a tutto sesto), come pure nell’insieme della chiesa in riferimento alle dimensioni degli altri altari laterali.
Inoltre la figura del santo ha come quinta scenica il rivestimento marmoreo delle pareti, ciò consente di percepire in modo tangibile la sua fisicità in quanto costituisce la parte del gruppo scultoreo che rappresenta la dimensione terrena , mentre la Madonna di dimensioni più piccole del vero si staglia davanti alla finestra (che è asimmetrica nella parete di fondo della cappella), in asse sotto la centina. La luce che dalle vetrate colorate illumina la Madonna e Gesù bambino ne smaterializza le fattezze ed i contorni.
Queste figure sono dipinte con una gamma cromatica simile alla luce che li riverbera, questo aumenta l’effetto di evanescenza rendendo eterea la parte della composizione scultorea che rappresenta la dimensione soprannaturale mistica

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