L'Annunciazione

XXII lezione, di L.Bono

 


Il tempo liturgico, meditazioni sulla Vergine e Madre Maria

Ogni buon incontro raggiunge il suo obiettivo se riesce a cambiare un poco la prospettiva delle idee. Il successo si ha quando, nel confronto relazionale, cambia lo sguardo sulle cose. Soprattutto quando riesce a minare il pregiudizio che tutta la natura dei problemi è fuori dalla nostra portata e che nulla potrà  cambiare. E' qui che diventa importante l'esperienza di Maria SS. Anche lei si sarà  chiesta:- Che significa tutto questo? Perchè proprio a me? Come sarà  mai possibile che si avveri ciò che è¨ impensabile? Non è solo un sogno?
Ogni tanto è bene rispolverare le domande di senso che obbligano a riconsiderare le motivazioni per cui un processo in atto (qualsiasi) non è mai fine a se stesso ma è l'esito di una volontà che lo ha concepito. Ritornare e porre mente e sguardo all'idea originaria è sempre fonte di una rinnovata scoperta capace di rivitalizzare l'intero sistema. Diversamente, l'analisi arida di un processo scollegato dalla fonte, renderà  sì il sistema strutturato ed efficiente ma autoreferenziale, rigido, regolato da automatismi logoranti.

I miti ci hanno sempre raccontato che la storia dell'uomo è la sua perenne ricerca di pervenire a quella sintesi sapienziale che lo congiunga, lo renda uno con il suo Dio. Ma bisogna compiere un cammino, entrare nel labirinto e vincere il minotauro, lottare e affrontare il drago. Una volta gli idoli da espugnare erano quelli delle divinità  pagane. Quando l'umano non è guidato da Dio divinizza tutto e, conseguentemente, è come se relativizzasse tutto. Svincolarci dagli idoli, convertirci a Dio e confessarlo come nostro unico Dio, è precisamente l'opera educatrice dello Spirito Santo. Ora, dobbiamo riconoscerlo, noi abbiamo a che fare piuttosto con l'egolatria, l'egocentrismo, l'attaccamento a noi stessi che ci impedisce di riconoscere il primato dello Spirito, senza il quale la nostra vita rischia di diventare sterile.
- Cosa ci insegna oggi il mistero dell'Annunciazione?
Principalmente due cose: 1) che il piano di salvezza e di redenzione voluto da Dio è SOLO iniziativa sua
2) che il piano di salvezza e di redenzione voluto da Dio si attualizza SOLO attraverso la nostra personale attitudine di responsabilità.
Possiamo individuare tre pilastri su cui strutturare tutto il processo. L'intervento di Dio...:
1°) Mira alla dignità  massima della persona, elevata al rango divino
2°) L'intervento di Dio è sempre destinato alla diffusione universale di ogni bene spirituale
3°) L'intervento di Dio si regge e si accresce sul principio assoluto della solidarietà 


All'interno di questo modo di concepire le cose: - Come agisce Dio e come agiscono gli uomini?
Ai tempi di Maria e di Gesù, sappiamo, tutto si era sclerotizzato attorno al tempio, dove la casta dei sacerdoti e gli scribi esercitava il massimo potere religioso e politico, di monopolio sulle cose pertinenti al culto, alla legislazione mosaica fatta di prescrizioni, tradizioni, norme e decreti, divenuti - per usare le parole di Gesù -"dei fardelli insopportabili" (Cfr. Mt. 23,4). La condanna di Gesù verso coloro che hanno ucciso lo spirito è impietosa: "Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito" (Lc. 11,52).
Così, agisce l'uomo: cristallizzando in maniera monolitica tutta la passione del "Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà " (Es. 34,6). In una sistema corrotto dove la voce dei Profeti era spesso soffocata nel sangue, dove il Santo dei Santi è¨ confinato e mummificato nel tempio, dove la Parola di Dio è¨ appannaggio di pochi, dove da Dio non ci si aspetta nient'altro che la supina accettazione di sacrifici a scopo propiziatorio, come invece agisce Dio?
Il come di Dio ci viene descritto nel Vangelo di Luca ma è Maria, nel suo canto mirabile del magnificat a chiarire le strategie di intervento. Maria riconosce due cose che abbiamo già  sottolineato:
1. E' sempre Dio a prendere l'iniziativa: Nel Vangelo di Luca 1:26 leggiamo: «Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città  della Galilea, chiamata Nazaret,a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è¨ con te"»
2. Il piano di salvezza esige un'adesione corresponsabile: «"Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto"».


Dio interviene sempre per riscattare la persona, per conferirle la sua dignità  più originale, per rivelare la sua identità  autentica. - "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?" (Lc. 1,43). Con queste parole Elisabetta saluta Maria ed ella si sente riconosciuta nel suo segreto più profondo, quello che apparteneva solo a lei e a Dio: Lei, la Madre del Signore! Lei, il Concepimento Immacolato di Dio- si dichiarerà  nelle apparizioni a Lourdes. Nello scoppio di gioia del magnificat si delinea il processo-programma di Dio, che parte dallo sguardo rivolto all'umiltà  della sua serva per arrivare a tutto l'Israele suo servo: -«"Ha guardato l'umiltà  della sua serva; - la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. - Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; - ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; - ha ricolmato di beni gli affamati, - ha rimandato a mani vuote i ricchi.- Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, - come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre"» (Lc. 1,46-55).
Perchè? Perchè- risponde Maria - Dio si ricorda della sua misericordia. Dio si ricorda delle promesse fatte ai nostri padri ... Dio si ricorda SEMPRE, così termina il cantico.
Il progetto di Dio è per tutto l'Israele, la destinazione della grazia ad una persona, ad una figura precisa, anche se può essere per un suo innato dono è destinato - sempre - alla diffusione universale del bene spirituale; il carisma non è mai prerogativa del singolo ma è destinato al bene della comunità.
Quello che ancora non si era realizzato nell'antica Sinagoga che verrà  sostituita dalla nuova Chiesa, sposa novella di Cristo crocifisso, si realizza principalmente e pienamente in Maria.
Come vi si prepara Maria? Ci lasciamo guidare da tre dipinti di Dante Gabriele Rossetti, uno dei pittori, insieme a Millet e a Hunt, che hanno costituito la Confraternita dei Preraffaelliti, siamo a metà  del XIX sec., le opere che vediamo sono datate 1849-1850.

Adolescenza della Vergine
E' uno spaccato di vita domestica. L'occhio dell'artista fissa in un fotogramma il lento lavoro "di educazione" dello Spirito su Maria e cerca di commentarlo a modo suo servendosi di tanti simboli. Dall'alto scendendo verso il basso e da sinistra a destra, anzitutto la figura della colomba all'interno della mandorla, a richiamare la presenza passiva ma partecipe dello Spirito; a destra, Gioacchino sta legando i tralci della vite che forma il pergolato sopra tutta la scena. 7E' una doppia vite, una quasi secca e l'altra, intrecciata, scura e carica di frutti. I viticci della vite si annodano sui bastoni legati a formare una croce e, in continuità  un drappo scarlatto. Una prima lettura che sta sull'orizzonte, che fa da fondale alla scena è¨ l'immagine della vite, la vecchia vite è¨ Israele "Rigogliosa vite era Israele,che dava frutto abbondante;ma più abbondante era il suo frutto, più moltiplicava gli altari" (Os. 10,1)che sta per essere sostituita con la vite che darà  il vino nuovo della Pentecoste "Io sono la vera vite e il Padre mio è¨ il vignaiolo. (...) Chi rimane in me e io in lui fa molto frutto, perchè senza di me non potete fare nulla" (Gv.15,1-5). Ma il vino nuovo si ha nel torchio della passione e il legno del supplizio della croce diventa albero di vita. Solo la dedizione, l'amore (rosa) e la fede (lampada) permettono la comprensione di questo mistero.
Al di qua del prezioso recinto il piccolo angelo Gabriele (il cui nome significa: Forza di Dio)con una mano innaffia la pianta del giglio, sul cui unico stelo sono sbocciati tre calici, con l'altra mano si appoggia sul libro dorato della carità , che è¨ il frutto operoso della fede, il libro sottostante unico ad essere rivolto dalla parte dell'angelo, a dire che la fede è¨ sempre un'illuminazione che proviene dall'alto; sotto dà  appoggio alla fede il libro verde della speranza, verde perchè esprime la giovinezza sempre rinnovata (nell'Allegoria la virtù della speranza è¨ spesso rappresentata come una bambina che trascina in avanti le sorelle maggiori, la fede e la carità ). Le virtù teologali poggiano a loro volta su quelle cardinali. Sotto: il libro esile della prudenza, sostenuto dal libro immacolato della temperanza, ma è la virtù della fortezza a sostenere tutte le virtù. Ne manca una, unica a non essere rappresentata come un libro..: è¨ la giustizia. La giustizia non è intesa come solitamente la raffiguriamo, nella donna velata che tiene una bilancia in mano, a dire che non ci sono "due pesi e due misure" ma: "La Legge è¨ uguale per tutti"..; qui l'artista intreccia una verga con un ramo di palma, entrambi usati come simboli di gloria e di martirio. La Giustizia di Dio passa attraverso questa ambivalenza: nell'Uomo dei dolori dobbiamo scorgere la sovranità  di Dio che salva: il Re dei Giudei.
E' in questa logica di Dio che Maria piano piano deve entrare. Sotto lo sguardo vigile di S. Anna, tesse e ricama la sua tela, guardando e meditando insieme l'armonia dei tre calici in uno. Nel suo ricamo i gigli appaiono azzurri come se appartenessero solo al cielo ma con l'Annunciazione, con l'Incarnazione del Verbo, tutta la Trinità  intesserà  in lei la nuova creazione dei Redenti. Lei la nuova Eva e Madre di tutti i viventi.


Annuncio dell'angelo alla Vergine
Qui l'artista ha cambiato decisamente l'obiettivo della ripresa. I piani si accavallano, si riduce la profondità  di campo, il punto di vista è¨ molto ravvicinato e l'angolo della visuale è notevolmente ridotto. Siamo all'interno di una piccola cella (lo spettatore è quasi a ridosso delle figure), siamo ad un piano superiore (sembra di scorgere il cimale di un grande albero fuori dall'apertura)... E' giorno, eppure la lampada è accesa, Maria forse stava pregando. La luce, se osserviamo la proiezione delle ombre, non entra dalla finestra ma da dietro l'angelo; come se la porta davanti al letto, improvvisamente, si fosse spalancata. Maria sembra ritirarsi mentre l'angelo a piccoli passi avanza a piedi nudi camminando sul fuoco. L'iconografia orientale associa l'immagine del roveto ardente che non si consuma all'immacolata verginità  di Maria. Dal roveto JHAWE aveva parlato a Mosè, dicendo: "Togliti i sandali perchè il luogo sul quale tu stai è una terra santa!" (Es. 3,5).
Il gesto dell'angelo è doppiamente eloquente: - con la mano sinistra rassicura: - "Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio" (Lc. 1,30)
- con la mano destra consegna lo stelo di giglio, la cui linea obliqua rimanda alla tela ricamata che Maria ben conosceva e sulla quale probabilmente aveva a lungo meditato, conservando in sà tutte le profezie dell'Antico Testamento che parlavano di un Messia nato dalla Vergine: "Ti saluto piena di grazia il Signore è¨ con te!". San Bernardo ha scritto che " ... Maria domandò la grazia come unica cosa da lei desiderata. Non fece come Salomone che domandò la sapienza, chiese la grazia come unica cosa di cui abbiamo bisogno". Scrive Jean Danielou, gesuita , sottile teologo: - E' perfettamente sapiente colei nella quale l'opera della sapienza ebbe compimento perfetto, e che, essendo perfettamente sapiente - sapientia significa recta sapere, gustare le cose rette, riconoscere il sapore delle cose spirituali -, ha chiesto queste cose, ha chiesto la grazia e l'ha ottenuta. Ave Maria gratia plena (JEAN DANIELOU, Il mistero dell'Avvento. Ed. Morcelliana, 1962. Pag. 116).


Tra i due gesti in mezzo la colomba, la raffigurazione più usata per designare lo Spirito santo. La troviamo presente sempre quando si parla di nuova creazione. In Genesi, dove lo spirito aleggiava sulle acque del caos, nel Battesimo di Gesù, nella Pentecoste. E' come un'accrescersi della vitalità  dello spirito: dalla creazione che infonde vita alla materia; dal suo concentrarsi entro la Persona di Gesù Cristo, figlio di Dio e uomo nuovo, fino all'esplosione nella Pentecoste generatrice della Chiesa che, attraverso i Sacramenti infonde continuamente lo Spirito del Risorto. Nel XXXIII Cantico del Paradiso, Dante mette sulle labbra di S. Bernardo quel bellissimo canto:
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sà¬, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è¨ germinato questo fiore.

Abbiamo visto che Dio interviene per nobilitare la sua creatura e chiede corresponsabilità  docile alla sua iniziativa che è¨ destinata a un bene universale: il dono dello Spirito santo. Lo Spirito serve per essere comunicato, trasmesso. Maria, abbiamo visto è Vergine e Madre: mater divinae gratiae. Lei ha accettato di non essere ebrea soltanto, o soltanto madre del Figlio di Dio, ha accettato che il suo cuore si allargasse sino all'estremità  del mondo, lei è¨ universalmente madre. Lo scrittore Renè Laurentin, aveva scritto: La Vergine è¨ colei nella quale nessun peccato ha rimpicciolito l'amore (RENE' LAURENTIN, Lourdes, cronaca di un mistero. Mondadori, 2010. Pag. 265).


La Sacra famiglia a Nazaret
In questa opera rimasta incompiuta, si trova nell'archivio delle opere di Rossetti, non è firmata, potrebbe essere anche un bozzetto, uno studio preparatorio che però non ha avuto nessun seguito, troviamo ancora un affastellarsi di simboli allegorie. Siamo nella casa di Nazaret, oltre a Giuseppe, a Gesù bambino e a Maria, troviamo anche il piccolo Giovanni battista, nell'atto di sistemare i sandali al cugino più piccolo, un'azione che rimanda all'espressione famosa del Battezzatore: "Dopo di me viene uno più forte di me al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio del sandalo" (Gv. 1,27). E due versetti dopo nel Vangelo di Giovanni dirà  ancora: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo". Questa è¨ quell'ulteriore comprensione che Maria deve abbracciare. Gesù è¨ sotto l'architrave che sta per essere segnata da Giuseppe col sangue dell'agnello immolato, come prescriveva la tradizione per il memoriale della Pasqua, la liberazione dalla schiavità dell'Egitto: "Il sangue sulle vostre case sarà  il segno che voi siete dentro: io vedrಠil sangue e passerಠoltre, non vi sarà  per voi flagello di sterminio, quando io colpirಠil paese d'Egitto. Questo giorno sarà  per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne" (Es. 12,13-14). Il Bambino Gesù abbraccia il legno, segnato con il sangue. La croce è¨ all'esterno del pozzo e allude al colloquio tra Gesù e la Samaritana, dove Gesù promette l'acqua viva che diventa sorgente che zampilla per la vita eterna (Gv. 4,14). Solo Giovanni evangelista riporta l'incontro tra Gesù e la Samaritana dove per la prima volta si allude alla portata universale del messaggio evangelico, che i suoi discepoli invece capiranno poco per volta: Scrive: - "Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perchè il Padre cerca tali adoratori. Dio è¨ spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Gv. 4,24).

Nella sua prima lettera, al cap. 5, è sempre l'evangelista Giovanni a ribadire l'importanza di questi tre elementi che troviamo compresenti in questa composizione: Il sangue, l'acqua e lo spirito. Scrive: "E chi è¨ che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Questi è¨ colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perchè lo Spirito è la verità. Poichè tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi" (1Giovanni 5,5-8).
Dov'è lo Spirito in tutto questo? Mi pare di coglierlo dal gesto di Maria, in primo piano, che ai piedi del legno coglie un fiore rosso, sotto lo sguardo assorto di Gesù bambino. Forse con una forzatura mi piace accostare questo gesto così umile alle parole del Manzoni nel suo Inno alla Pentecoste, riportato in parte anche nel nostro breviario ambrosiano. Ecco due strofe:
Discendi Amor; negli animi
L'ire superbe attuta:
Dona i pensier che il memore
Ultimo dì non muta:
I doni tuoi benefica
Nutra la tua virtude;
Siccome il sol che schiude
Dal pigro germe il fior;
Che lento poi sull'umili
Erbe morrà  non colto,
NÃ sorgerà  coi fulgidi
Color del lembo sciolto
Se fuso a lui nell'etere
Non tornerà  quel mite
Lume, dator di vite,
E infaticato altor.

Discendi, Spirito, con la forza del tuo amore e mitiga le ire dei superbi e concedi quei pensieri di cui non bisogna pentirsi nel giorno della morte: la tua grazia benefica nutra e rafforzi i tuoi doni, come il sole che fa germogliare dal seme pigro e inerte il fiore; che, però, morirà  avvizzito sulle erbe più basse senza essere colto e non sorgerà  con i colori splendenti della corolla dischiusa se non tornerà  intorno a lui nell'aria il mite raggio del sole, vivificatore e alimentatore instancabile.
A dire che il seme deve morire, il fiore deve essere colto perchè è questo il suo destino, per questo la grazia benefica nutre e rafforza i doni divini con quel raggio di sole (lo Spirito santo, appunto) che dà  vita e alimenta instancabilmente; diversamente il fiore muore avvizzito tra le erbe più basse, incolto e sconosciuto ad ogni sguardo. L'Annunciazione, a un passo dalla Settimana santa, proietta le ombre scarlatte della Passione, duplice passione quella dell'Amore che vince la morte e sboccia nella vita nuova del Risorto.

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