DEMARIOLANDIA

Laura Bono

   Un detto dice: Chi non sa tacere neppure parli. Si deve intendere che, più che nel molto parlare, il saggio si riconosce nella capacità di ascoltare. Ma.., chi tace troppo può passare per ignorante; oppure, chi parla senza essere contraddetto e viene assecondato nel silenzio del suo vaniloquio, finisce per diventare un fanfarone (qualifica obsoleta perchè ormai un po' tutti siamo diventati immuni ai venditori d'aria fritta). Devo riconoscere che i miei neuroni sono continuamente sottoposti a continue sollecitazioni, tra l'associare e il distinguere, oggi più che mai s'impone la verifica dei messaggi che riceviamo: - "E' ciò che appare?"; oppure: - "E' autentica la notizia che afferma che la verità che si tratta di una menzogna?".

Ma questa era la pubblicità di ieri, oggi mi capita di sorvolare distrattamente sulle notizie che interessano la gestione e il controllo legale delle slot machine, nelle brevi pause che dedico qui e là agli articoli ecco che ritorna invadente la fotografia di una specie di jukebox, un'immagine psicadelica che si presta bene a roteare su uno schermo digitale, una sorta di diaframma come quello degli obbiettivi delle nostre ormai superate macchine fotografiche che funzionavano con la pellicola. Ma i miei neuroni in un'impennata di associazioni mi rammentavano insieme la girandola di plastica che avevo da bambina e che, ruotando, ronzava come lo scarabeo ad ogni folata di vento. E poi, ancora: i racconti di mia nonna del magico e briccone Firulìn Fulèt.

Oppure, ancora, le prime esercitazioni pietose di Cromatologia che realizzavano i miei studenti di 1^ Istituto d'Arte. Sono ancora in mezzo al turbine dei miei neuroni quando leggo la descrizione che fornisce la didascalia a lato: Il cupolino del sacello nella chiesa di San Fedele a Milano affrescato da Nicola De Maria.
Mi obbligo ad una accurata pausa di fissazione e di perlustrazione dell'immagine e, se non fosse per le colonne doriche in fuga prospettica che si intravvedono ai lati, avrei chiuso pensando ad un divertente errore di impaginazione.
E invece no, l'assurdo diventa certezza. L'articolo che lo documenta è una composizione del sacro "dir niente":«Il giallo vivo, brillante della luce divina, Il rosso scarlatto di quel fuoco che è amore di quella fiamma che è spirito di santità. Il blu intenso, orizzonte infinito di cielo, come uno sguardo di eternità. E poi il verde, fresco di primaverile rinascita, fertilità perenne del Creato...».

Superato il primo passaggio franoso della poetica dello scrittore, mi soffermo sulla descrizione dell'opera: «Sarà presentato al pubblico e ai fedeli un nuovo affresco che lo stesso De Maria ha realizzato nel Sancta Sanctorum..». Mi chiedo per un attimo se questa gente conosca tecnicamente che cosa comporti l'esecuzione di un affresco. C'è sempre Wikipedia, questo almeno potrebbero ricordarselo. E' come tirare in scena un'orchestra sinfonica quando si ha di fronte un suonatore di piffero che fa le sue improvvisazioni dotte con 4 note: SOL, RE bemolle, RE, LA. Cosa s'intenda qui poi per "Sancta Sanctorum" mi rimane oscuro, mentre mi è chiara la definizione di colori primari: «L'artista ha interpretato il tema della Gerusalemme celeste (...), dove i colori primari,

giallo, rosso e blu sono racchiusi in spicchi che convergono verso il centro». Trattandosi di un dipinto ci dobbiamo riferire ai colori primari della Sintesi sottrattiva, cioè il blu cyano, il rosso magenta e il giallo primario. Il viola, l'arancione e il verde che sembra siano stati utilizzati, sono di fatto dei colori secondari. A meno che, erroneamente, ci si voglia rifare alla sintesi additiva che interessa la luce colorata, cioè le onde elettromagnetiche di diversa lunghezza d'onda, in questo caso i tre colori primari: sono il viola, l'arancione e il verde.
Ma continuiamo: «Una circolarità perpetua e divina, che tuttavia è come intersecata da un segmento verde che attesta l'umanità ...». Trattandosi di superfici colorate e non di linee, "l'intersecazione dei segmenti" è da intendersi come innesto di campiture (?), inclusione di piani (?).
Risparmio le spiegazioni iconografiche che scomodano la descrizione della Gerusalemme celeste descritta nel libro dell'Apocalisse per giustificare un enorme disco minimale (lasciamo perdere il Minimalismo) funzionale solo a un tiro a segno.
Mi è bastato meno di un minuto per avere la conferma di un sospetto alquanto insolente, trovo in internet - nella biografia dell'artista in esame che risulta laureato in Medicina, approdato nel mondo della Fotografia, reduce della Transavanguardia e, finalmente, illuminato dalla intuizione che l'arte è soprattutto disciplina. Bella scoperta!
Arte per il culto e non il culto dell'arte, con le sue divagazioni eccentriche e autoreferenziali di cui gli stessi curatori non sembrano immuni.

Cari curatori e imbonitori di questi aberranti interventi, Andrea dell'Asta S.J. e don Umberto Bordoni, ogni artista ha il diritto e la potestà di evolvere e involvere nella sua ricerca artistica, l'importante è che lo faccia nell'ambito e all'interno delle competenze che gli sono proprie.
Nei nostri templi, nelle nostre chiese, deve regnare sovrana la dignità e il decoro finalizzati all'elevazione delle anime, che devono essere richiamate alla contemplazione dei divini misteri.
Quando fantasticavo nelle storie di Firulìn Fulèt che roteava la sua bacchetta magica per produrre incantesimi ero consapevole di trovarmi nel mondo delle fiabe.

Forse questo non è ancora chiaro a tutti, e mi riferisco agli sprovveduti cicisbei dell'arte e ai baracconi espositivi che devono rimanere confinati nella sfera del profano.
Ai preti manager non mancheranno sicuramente delle sapienti orecchie per destreggiarsi tra i canti delle sirene ma una cosa è certa: non hanno i calli sulle ginocchia.
CHI si assume la responsabilità di tutto questo?

 

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