"E le vergini presero con sè delle lampade con dell'olio" (Mt. 25,1-13)

II Lezione di L.Bono

VIRGINE SUBNIXA PREFULGET UTRAQUE FENESTRA, La cripta di S.Pietro al Monte di Civate, Lecco, IX sec.

La cripta di San Pietro al Monte presenta un'iconografia davvero singolare e stimolante per questo tempo di Avvento. L'addentrarsi in questo "non luogo", fuori dal tempo e dallo spazio reale, significa varcare la soglia invisibile del Mistero e lasciarsi guidare da scarne figure, qui modellate con la terra o tracciate a rapidi colpi di pennello, che hanno attraversato forse più di undici secoli per raggiungerci, oggi, in questo nuovo avvento del Natale 2010. Dalla Guida di S. Pietro al Monte, scritta dal nostro conf. sacerdote Don Vincenzo Gatti*, sappiamo che la cripta dovrebbe essere la parte più antica e originale di tutto il monumento. Anch'essa - vi si legge - ha subito modifiche nell'inversione di orientamento alla fine dell'XI secolo.(...) Se l'iconografia dell'ingresso alla basilica svolge il tema pasquale nel contesto della Quaresima, quella della cripta lo svolge nel contesto dell'Avvento.

In questo programma iconografico si condensano, a mio parere, tutte le verità che il tempo d'Avvento ci invita a meditare. E' certo - lo sappiamo - il mistero eterno, imperscrutabile, di Dio che ha inviato a noi il Figlio, il Verbo della promessa, Colui che avrebbe dato compimento al suo disegno d'amore, pensato fin dall'origine, in seno all'Origine stessa: lo Spirito di Dio in ogni uomo, il suo pensiero, la sua volontà, il suo desiderio... Ma è anche - forse ci pensiamo meno - il mistero di Maria, che ha accolto Dio nel suo grembo, dandogli un volto, una carne, una presenza tangibile. In questo piccolo "utero"che è la cripta si rivela a noi una profonda verità: Dio chiama ogni creatura - come ha chiamato Maria - ad investirsi di questo suo progetto. E' un disegno di redenzione ma anche di interiore sacrificio, la Madre è chiamata a donare il Figlio come il Padre lo ha donato a Lei, al Figlio è chiesto di rinunciare alla sua esclusiva figliolanza, unigenito del Padre e della Madre, per aprirsi a quella universale dello Spirito Santo.

Introduce alla lettura - continua la nostra Guida - la scena modellata nella lunetta sopra la finestrella di sinistra: è la Presentazione di Gesù Bambino al Tempio. Si tratta dell'incontro ufficiale e atteso di Dio con l'uomo, dove l'uomo aveva pensato di costruirgli la sua dimora, nel tempio. Il vecchio Simeone può con soddisfazione dire nel suo Cantico che egli ora può chiudere in pace la sua vita, perché i suoi occhi hanno visto la salvezza del mondo, luce per illuminare le genti, Cfr. Lc 2, 29- 32.
In questa scena altamente drammatica per l'adiacenza di due opposti, il vecchio e il nuovo si incontrano, si guardano, senza che tra loro vi sia commistione o rifiuto: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti.

E anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc. 2,35). Con la sua venuta, il Cristo, dà compimento cioè da un nuovo senso, una nuova chiave di lettura, a tutta la storia. Gesù, il Figlio di Dio, ha l'autorità di "nominare" le cose, cioè di congiungerle con la loro realtà profonda e nascosta agli occhi del mondo. E la realtà ora dice che è (è stato e sempre sarà) il grembo di Maria la "tenda dell'incontro", la nuova "arca dell'alleanza", il vero e unico tempio voluto e costruito da Dio, di cui quello di Davide e del figlio Salomone erano solo figura e immagine. "Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace (...) i miei occhi hanno visto la tua salvezza, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele". Un'ulteriore tematica di fondo - si legge ancora sulla Guida - è quella della luce, anch'essa proposta in chiave escatologica. A questo atteso incontro con Gesù infatti sembrano fare eco le vigilanti,"Vergini prudenti" rappresentate accanto alle finestre di destra, Cfr. Mt 25, 1-13. La scritta incisa nella fascia in stucco che contorna la seconda di queste partendo dall'abside, dice che la risposta all'esigenza della luce, tanto necessaria in cripta, come l'acqua che disseta chi arriva alla porta della chiesa, è una realtà spirituale, e cioè lo splendore delle vergini, così come all'ingresso lo è la parola di Dio.

La luce, è in questo contesto proposta in chiave escatologica, è cioè richiamo alla vigilanza nell'attesa dell'incontro con Colui che è la salvezza, la vera luce, lo sposo atteso: Cristo Signore. Egli è la luce inaccessibile, impenetrabile ma che ora in Maria si lascia possedere e contenere.
Le vergini vigilanti, le guardiane, le sentinelle nella notte, ci dicono proprio questa verità: ora la notte non è più notte, esse sono foriere della stessa luce che le illumina e le rende come delle feritoie, finestre che si affacciano sul mistero, capaci di bucare lo spazio materiale temporale interposto alle realtà spirituali eterne.

Esse sono vergini ma ciò che le rende tali è la profondità dello sguardo, è l'occhio spalancato sul mistero che costantemente contemplano.
E cos'è questo mistero nascosto?
Nella scena centrale - si legge nella nostra Guida - dietro l'altare, è rappresentata la morte di Cristo, il vero giusto. (Lc 2,35).
Maria sta accanto alla croce, addolorata, non disperata; lo dice il gesto della mano appoggiata alla gota. Con lei, anch'egli nel dolore ,c'è pure l'apostolo Giovanni. Più vicini alla croce, i due soldati, meschini, consumano la ferocia di quel martirio, offrendo l'intontimento del fiele e squarciando il cuore che aveva tanto amato.

È però ancora possibile gustare il grazioso accorgimento del teologo artista, che ha rappresentato il tronco della croce come un albero coperto di numerose gemme: l'albero della croce non è più simbolo di morte ma di vita che da esso sboccia copiosa. Al centro vi è dunque la crocifissione di Gesù, il frutto nuovo della vita eterna che si dà a noi come cibo sull'altare. Ed è la stessa Vergine Maria, novella Eva, a presentarcelo insieme al discepolo amato, Giovanni.
La lancia che non ha recato dolore sul corpo ormai privo di vita del Figlio, ha squarciato quello della madre. Ecco che cosa comporta entrare nel mistero: morire a sè stessi per essere assunti dalla gloria che redime, come mostra la lunetta che corona il quadro della crocifissione.
Tutto - sembra quasi indicare - va deposto ai piedi di quella Croce, come dei semi che, solo sprofondando e decomponendosi nel terreno possono sperare di germogliare. Ciò che viene restituito "sale" dall'altare "della confessione" (che custodiva solitamente il corpo di un martire) all'altare superiore, quello della basilica, incastonato nel magnifico ciborio dove al centro, ritto e vittorioso, si erge l'Agnello, lampada, fulcro della nuova Gerusalemme celeste (ma questo è un ulteriore programma iconografico).
La considerazione di tutto questo ci porta a riconoscere che è il sacrificio interiore, occulto, come lo è stato quello della Madre, ad accompagnare, quasi a sorreggere, quello - unico - del Figlio. Così meditando in questo sacro tempo di Avvento con Maria il mistero che ci ha redento, consideriamo quanto grande è stato il suo apporto, almeno quanto il rapporto che la cripta istaura rispetto alla basilica. Tutto questo ci aiuti dunque a sprofondare nel mistero e a riverberarlo come le vergini vigilanti che ardono e si alimentano dello stesso Fuoco che le consuma.

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