HEBDOLANDIA

XIX Lezione di Laura Bono

 

   Gli antefatti, l'epilogo, gli effetti del caso Charlie Hebdo esigono una riflessione.
E' innegabile che la vecchia Francia non intenda scrollarsi di dosso il ruolo che le appartiene di paladina di una laicità anticonformista, democratica e liberale.
Tollerante e favorevole a tutte le forme di espressione che portano alle estreme conseguenze il libero arbitrio, fino all'eccesso dirompente di consolidare strategie sovversive, irriverenti, dissacratorie, plagio alla blasfemia.
E questo a difesa della libertà di espressione, diritto inalienabile dell'uomo.
- Ma di quale uomo stiamo parlando? - Dov'è l'uomo e dove la verità sull'uomo in tutto questo? Je suis Charlie!

"Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese dallo spirito caustico e irriverente.
L'azione di critica è rivolta in primis alla difesa delle libertà individuali, civili e collettive, com'è difeso il diritto alla libertà d'espressione a partire dal proprio interno".
(Wikipedia)

Si è creata una nuova icona; abbiamo sotto gli occhi la fisionomia di una cultura che intende affermarsi e per questo non può rinunciare ad identificarsi. Ma questa è la metacultura che si impone con tutte le sue incoerenze. Lo spirito demistificatore di Dada non ha ancora esaurito la sua carica eversiva: «... Esso è per la sfrenata libertà dell'individuo. Non esiste una libertà fissata per sempre, ma un incessante dinamismo della libertà, in cui essa vive negando continuamente se stessa. Il dadaismo è quindi non tanto una tendenza artistico-letteraria, quanto una particolare disposizione dello spirito, è l'atto estremo dell'antidogmatismo, che si serve di qualsiasi mezzo per condurre la sua battaglia. Il gesto più che l'opera interessa Dada; e il gesto può essere compiuto in qualsiasi direzione del costume, della politica, dell'arte, dei rapporti. Una sola cosa importa: che tale gesto sia sempre una provocazione contro il cosiddetto buon senso, contro la morale, contro le regole, contro la legge; quindi lo scandalo è lo strumento preferito dai dadaisti per esprimersi»
(MARIO DE MICHELI, Le Avanguardie artistiche del Novecento, Ed. Universale Economica Feltrinelli, pag. 157).

La formula e gli ingredienti necessari per raggiungere lo scopo: la decontestualizzazione, la relativizzazione e la ridicolizzazione; il primo interessa il segno, il secondo il suo significato, il terzo il significante.
Così dal ready-made di duchiampiana memoria, lo scolabottiglie e la ruota di bicicletta esposti al museo di Parigi (1913-14), l'orinatoio presentato a New York come "fontana", fino alla Gioconda di Leonardo, L.H.O.O.Q, "rettificata" con baffi e pizzetto .... ad un secolo di distanza il processo volto alla provocazione ha trovato nuove forme passando dagli oggetti, alle opere d'arte, fino a coinvolgere le personalità della politica, i personaggi dello spettacolo, senza risparmiare i leader religiosi e neppure il carattere sacrosanto dei loro valori.

In una debordante escalation di deprecabile "non sense" il tritaghiaccio dadaista si è impattato drammaticamente con la follia di un'ideologia degenerata di matrice religiosa.
Hans Arp, artista dada, nel 1957 invitato a dare una definizione compendiativa della tendenza dada, aveva dichiarato: - «Dada è stato la rivolta dei non-credenti contro I miscredenti».

E' in questa affermazione che troverei una possibile chiave di lettura e interpretazione degli eventi sconvolgenti che continuano a riproporsi in questi giorni. Arp si riferiva al sistema dell'arte, ad artisti che, anche attraverso i loro proclami e manifesti, si muovevano in un ambito allora ancora circoscritto. Noi siamo obbligati a riferirci a dei sistemi di cultura attraverso i quali risaliamo all'uomo e dalla sua libera espressione ripartiamo per evincerne il substrato culturale. Siamo allo scontro: gli anarchici della meta-cultura del mondo occidentale secolarizzato, sono nel mirino dei terroristi dell'impero teocratico del mondo arabo. Non è uno scontro geopolitico, non è uno scontro tra religioni, non è uno scontro tra culture, è l'estrema e caustica denuncia di un'assenza di politica che è assenza di cultura che è perdita del senso religioso dell'umano vivere.

L'arroganza degli "intollerabili" scrittori ha subito un assalto dalla tirannia degli "intolleranti" religiosi. Sono entrambi i prodotti di una metacultura materialista, la prima, e di una sub-cultura religiosa, la seconda; per i quali la coltivazione dell'etica, la difesa del primato della persona umana, il senso trascendente della vita e la dimensione spirituale dell'esistenza non sfiorano la coscienza, non sono valori riconosciuti e rispettati. Entrambi sono i sintomi, non solo di un malessere sociale ma di un male che richiede di essere sanato o estirpato. Charlie Hebdo, in fondo, è la denuncia di un fallimento educativo, poichè dove non ci sono regole non si può esprimere la libertà, tanti individui autoreferenziali non formano una comunità, sono semmai la sua negazione. L'Isis è l'affermazione di un fallimento morale all'interno del mondo mussulmano, dove il codice etico e religioso è stato strumentalizzato o subordinato a finalità politiche e ad interessi di potere.

Forse meritano d'essere riletti i discorsi pronunciati da Papa Giovanni Paolo II, a Parigi nel 1980, nella Cattedrale di Notre Dame e a Lisieux ma anche quello rivolto all'UNESCO, sempre nel medesimo viaggio. Di questi tre discorsi riporto solo l'esortazione e gli auspici finali:

«Decidetevi a dar prova della più nobile solidarietà con l'umanità: quella che è fondata sulla dignità della persona umana. Costruite la pace cominciando dal fondamento: il rispetto di tutti I diritti dell'uomo, quelli che sono legati alla sua dimensione materiale ed economica come quelli che sono legati alla dimensione spiritiuale e interiore della sua esistenza in questo mondo. (...) Sì! L'avvenire dell'uomo dipende dalla cultura! Sì! La pace del mondo dipende dal primato dello spirito. Sì! L'avvenire pacifico dell'umanità dipende dall'amore».

«...Auguro a tutti e a ciascuno di intendere in tutta la sua eloquenza la damanda che Cristo ha rivolto una volta a Pietro: Ami tu? Mi ami tu? Che questa domanda risuoni e trovi un'eco profonda in ciascuno di noi! Ne dipende l'avvenire dell'uomo e del mondo: Ascolteremo noi questa domanda? Comprenderemo la sua importanza? Come risponderemo ad essa?».

«Francia, figlia primogenita della Chiesa, sei tu fedele alle promesse del tuo battesimo? Francia, figlia della Chiesa ed educatrice di popoli, sei tu fedele, per il bene dell'uomo, all'alleanza con la sapienza eterna?».

A distanza di 35 anni (gli anni dei terroristi!) questi appelli, queste domande inascoltate tornano, semplici e inermi perchè potentemente vere. Cosa risponderemo? - Je suis Charlie!?

 

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