l'Immacolata Concezione

XVIII lezione, di L.Bono

 

Meditazioni a tema: l'Immacolata Concezione
Il tempo liturgico, meditazioni sulla Vergine e Madre Maria

... Entrare nell'empireo, insondabile mistero di Dio, comporta sempre l'abbandonare qualcosa, deporre a lato il superfluo. Due gesti ci suggerisce la Sacra Scrittura: togliere i calzari dai piedi e velare il capo; prendere cioè coscienza che è iniziativa di Dio l'irruzione del soprannaturale.

Prendiamo ad esempio Mosè, quando Dio lo chiamo dal roveto: «Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio».
Il nostro Dio è il Dio della memoria (Abramo, Isacco, Giacobbe ... su su, fino a noi) che tiene uniti i pezzi sfilacciati della storia. Chiede di togliere i sandali, si valica un confine: ciò che è del mondo e ciò che non è del mondo, ciò che è contaminato deve rimanere fuori.
I calzari, come i piedi, sono le estremità su cui si attacca la polvere, ciò che è ritenuto immondo.
Con il Messia si ha che è il sacro a fare irruzione nel pro-fanum (letteralmente: ciò che è davanti, fuori, dal tempio, dal recinto sacro). Siamo invitati dunque a lasciare fuori tutte le nostre preoccupazioni, le smanie che risentono dello spirito mondano: desiderio di potere, di possedere, di apparire. Mosè si vela il viso perché teme di guardare Dio, ma il terrore panico è da interpretarsi nel timore di essere visti da Lui.

E' la condizione dei progenitori dopo il peccato originale: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».
Cosa ci rende nudi davanti a Dio? Le nostre false sicurezze; la nostra insopprimibile ipocrisia; la superbia dell'io che non permetterebbe neppure a Dio di guardare nella profondità del nostro essere. Vorrei invece che ci ponessimo di fronte all'imprevedibile spettacolo, con la stessa curiosità di Mosé: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?".

Vorrei che insieme rivivessimo l'esperienza sorprendente e inattesa che si affaccia per un attimo alla nostra percezione, alla nostra intelligenza...
Con Maria Santissima, con l'incarnazione del Verbo, il cielo si è di nuovo spalancato, si sono raccorciate le distanze, il divino si è impastato con l'umano. «E' stata annullato il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia» - scriveva Paolo agli Efesini.
Squarciato il velo di separazione, che impediva l'accesso nella Tenda santa, al Santo dei Santi, dove vi era riposta l'Arca dell'alleanza. Vogliamo ammirare il prodigio di questo fuoco che pur attaccandosi a quel roveto, segno della maledizione divina rivolta alla terra: "Maledetto sia il suolo per causa tua! Spine e cardi produrrà per te..."; segno della natura corrotta e senza vita, quel fuoco di fatto non lo consuma ma lo rende una torcia incandescente rivelatrice della sua presenza ineffabile.
A partire dal V secolo, i Padri greci hanno interpretato il roveto ardente come una prefigurazione della Madre di Dio, hanno intravisto in questa immagine un segno dell'Incarnazione di Cristo per mezzo di Maria:

«Il roveto che arde e non si consuma la tua Verginità, o Maria, ci raffigura. Santa Madre di Dio, intercedi per noi» (antifona ambrosiana, Presentazione al Tempio). Gli orientali sanno che davanti ad una icona non si fanno discorsi, non si chiacchiera. Si contempla e si prega: "Quando volgo lo sguardo alla Vergine Madre di Dio e tento di abbozzare un semplice pensiero su di lei, fin dall'inizio mi sembra di udire una voce che viene da Dio e che mi grida all'orecchio. - Non accostarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo dove stai è terra santa! Avvicinarsi a lei è come avvicinarsi a una terra santa e raggiungere il Cielo" (Severo, Patriarca di Antiochia, VI sec.).

In una delle ultime interviste fatte al Card. Martini, all'unica domanda posta al noto biblista relativa alla Madonna, cito : - «Perché Maria - chiedeva l'intervistatore - che riconosco madre di Gesù che è Dio e deve essere stata concepita senza peccato originale, viene chiamata Maria Vergine?» Il Cardinale avrebbe risposto: «La menzione di Maria "Vergine" è desunta dal racconto dell'Annunciazione che troviamo nel Vangelo di Luca. Per chiarire questo e altri quesiti sul tema, le suggerisco di leggere un buon manuale di mariologia». E' la risposta più breve, evasiva -direi-, che si trova raccolta nel volume "Il comune sentire" . Martini esprime perfettamente quanto stiamo dicendo, parlare di Maria è come entrare nel recinto sacro dei pensieri di Dio: "E' colei che traduce integralmente nella realtà esistente il disegno sapiente e affettuoso del Dio eterno. Il quale - come scrive S. Paolo -"ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto". «Nessuno - scrive il Card. Biffi - risponde pienamente a questa scelta divina, tranne colei che è la piena di grazia. Perché la verità di ogni creatura non sta in ciò che lei pensa di sé, ma in ciò che Dio ha pensato di lei nell' eternità». Maria Santissima si pone all'origine della creazione e del piano di salvezza di Dio dopo la caduta dell'uomo e la disobbedienza al suo Creatore:- "La donna schiaccerà la tua testa e tu insidierai il suo calcagno".

E' la prima maledizione rivolta al serpente, al tentatore, la donna sedotta e ingannata diverrà nel progetto salvifico di Dio strumento e complice del Suo riscatto definitivo. Colei che è destinata a schiacciare la testa, cioè a mettere sotto i suoi piedi la superbia, la ribellione, l'avversione a Dio da parte del Satana. La seconda maledizione è riferita alla donna stessa: "Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai i figli. Tuo marito ti dominerà". Il rapporto armonioso tra la coppia è infranto, si parla di dominio, di prevaricazione. La terza maledizione, l'abbiamo già ricordata, è sull'uomo che perde la terra come alleata, gli diventa ostile, insidiosa. Spiegava papa Bergoglio in un colloquio amichevole con il rabbino Abraham Skorka: «Noi cattolici parliamo della Chiesa al femminile. Cristo si unisce in matrimonio con la Chiesa, una donna.
Ora il punto dove si ricevono più attacchi, il più colpito, è sempre il più importante: Il nemico della natura umana, Satana, picchia dove c'è più salvezza, dove c'è più trasmissione della vita, e la donna, quale punto di riferimento esistenziale, è sempre stata la più colpita nella storia».

In questa disfatta dove il Male sembra aver vinto nel suo intento di sfidare Dio e sconvolgere il suo piano d'amore, dove le relazioni tra creato-creatura- creatore sembrano compromesse senza rimedio, ecco affacciarsi i due grandi segni. E questi segni sono relativi alla donna di cui vorrei parlarvi. Il primo è quello che abbiamo già ricordato e viene appunto definito il proto-vangelo l'annuncio che sta all'inizio di tutto, ancora sulla soglia dell'Antico Testamento viene prefigurata l'Incarnazione del Verbo eterno, attraverso una donna: - "Porrò inimicizia fra te e la donna, e tra la tua stirpe e la sua stirpe. Essa schiaccerà la tua testa e tu insidierai il suo calcagno".
Il secondo segno è posto alla fine dei tempi, è la visione escatologica della battaglia finale descritta da Giovanni nell'Apocalisse: - «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.

Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono». Il nostro fondatore, Mons. Giuseppe Polvara, pittore e architetto, meditò a lungo su questo dramma, Caduta e Redenzione dell'uomo, al punto che lo troviamo rappresentato e commentato nelle sue opere più significative.
Importanti non tanto da un punto di vista strettamente artistico, ma teorico pratico. Parlo degli affreschi eseguiti nell'unica chiesa da lui dipinta, nel 1914, prima di laurearsi in architettura, si tratta della chiesa Prepositurale di Angera, dedicata all'Assunta. Il suo intervento funge da paradigma, il compendio visivo di quanto scrisse nel suo Trattato in due Volumi, L'Arte, nel 1936. Scriveva: «... Tre sono gli ordini andati in rovina alla caduta dell'uomo: l'ordine della bontà, l'ordine della sapienza, l'ordine della bellezza.

L'ordine della bontà stabiliva che l'uomo era creato per essere santo, per voler bene al suo creatore e nel creatore anche alle creature come immagini di Lui... L'ordine della sapienza, era costituito dalla verità, dalla comprensione che la creatura ha di se stessa, di ciò che la circonda e, parimenti, del suo creatore. Infine l'ordine della bellezza che ha bisogno di trovare nel suo simile, come splendore di verità e di bene che emana qual lume riflesso dal Creatore. E si affanna di possederlo e di ristabilirlo, secondo un archetipo che gli brilla nella mente» .
Così per il nostro Fondatore, il santo, il sapiente e l'artista rappresentano quegli ideali di umanità realizzata nelle sue più alte facoltà che, dopo la caduta, non risultano più unite ma frammentate, parcellizzate. Non così per Maria. "Senza ideali non si può vivere, proprio perché senza ideali non si può nemmeno sperare. In Maria ogni persona ha ricevuto un ideale purissimo, inarrivabile come un capolavoro ma immediato come l'affetto materno; un ideale che consente

appunto, a quanti nella fede lo riconoscono, di sperare e di vivere" (Card. G. Biffi). Maria è bellezza, è verità e bontà incarnata. E' la Piena di Grazia, come ce l'ha presentata l'angelo annunciatore. Grazia indica bellezza perché inabitata dalla verità e dalla bontà eterna, "nessuno è stato come lei così radicalmente del Signore, così aperto all'energia santificatrice e trasformante dello Spirito Santo".
Questo è il piano di salvezza intessuto fin dalle origini dalla volontà amorevole e previdente di Dio, questo è ciò che è invitato a credere ogni cristiano... Ma i pensieri di Dio non sono i pensieri degli uomini.... Occorre che ci addentriamo anche a considerare la visione umana dal suo punto di vista prospettico raccorciato, deformato.
Come ravvisava il noto scrittore Vittorio Messori, nel suo poderoso libro, Ipotesi su Maria, è impressionante l'indifferenza o il pregiudizio, forse l'intolleranza nei confronti del fenomeno religioso.
Se prendiamo l'ambizioso volume, enciclopedico, Cronologia universale, che si propone di registrare ogni aspetto dell'avventura umana, eventi di svariato genere: politica, scienza, letteratura, fatti sociali e talvolta curiosità, è significativo costatare che, per il 1858, anno delle apparizioni a Lourdes, si tace completamente su quanto avvenne l'11 febbraio, a Bernadette in una grotta a Massabielle.
Nessun accenno neppure per il 1917, quando il 13 maggio la Madonna appare a tre poveri pastori a Fatima, una località fino allora sconosciuta del Portogallo. Vicende che hanno mosso e continuano a muovere decine di milioni di persone, che hanno trasformato la vita di intere regioni. Si pensi che Lourdes è forse il più grande centro alberghiero dell'intera Francia, e fors'anche dell'Europa.

Eppure risulta irrilevante, "giudicato espressione di una anacronistica sub-cultura che non vale la pena di registrare" . Che la Madonna decida di apparire, quello "spalancarsi improvviso, in una grotta, di una finestra sul Cielo" (per usare le parole di un Papa), per la sapienza di questo mondo, è fantascienza, roba per i devoti e magari bigotti, non sono fatti che fanno la storia e neppure che mandano avanti il mondo. Eppure proprio la visione della fede ci aiuta a capire che la grande storia dell'umanità intera passa attraverso il mistero di Maria.
La madre di Colui che ringraziava il Padre per aver tenuto nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e averle rivelate ai piccoli .
10 Maria nella sua vita terrena come in quella celeste incarna il Vangelo, instaurato dal Cristo, l'annuncio della Misericordia rivolta ai piccoli, agli ultimi. Sceglie ciò che il Figlio ha già scelto per lei: "Mi ha mandato

per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore" .
Sono le parole del profeta Isaia che Gesù ha riferito a sé nel suo primo intervento pubblico, concludendo: - "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi" .

Maria nei suoi messaggi, nelle sue richieste, nei suoi interventi a favore degli uomini non fa che ripercorrere, ricalcare le orme del Figlio ma con uno stile e con delle modalità che le sono proprie. Maria appartiene a quell'"oggi", quell'eterno presente in cui Lei con il Figlio ci ricordano che oggi si avverano le profezie, il tempo sempre propizio della salvezza, del riscatto, della conversione.
Il messaggio di Lourdes, come in genere tutti i messaggi della Mamma del Cielo, si riassumono in tre essenziali parole: - povertà, preghiera e penitenza. Sono le tre P che danno uno spessore tridimensionale allo scarno contenuto del suo messaggio.

A ben guardare le tre P: povertà, preghiera, penitenza, suggeriscono una concretezza e un significato preciso all'identità contenuta nel Suo nome, delineano con pennellate sapienti i tratti essenziali del suo volto. Chi? Come? Che cosa? - A chi Ella si rivolge? Ai poveri. - Come? L'atteggiamento è sempre quello dell'orante, di Colei che intercede in favore degli uomini. E invita a pregare. - Che cosa chiede? La penitenza, la conversione, il cambiamento di vita, il rivolgersi decisamente a Dio, attraverso il Figlio Gesù. E così la stessa declinazione delle sue scelte, segue la logica, la volontà -diciamo pure- cogente, delle sue preferenze. Fermiamoci solo a Lourdes.
Chi sono i suoi interlocutori?

La povera Bernadette: niente di più fragile, di più cagionevole, di più - umanamente parlando - inadeguato. Su di lei come sull'intera famiglia Soubirous si applica perfettamente la beatitudine del Vangelo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli". Il regno dei cieli è per i poveri e i poveri sono per il cielo, invisi al mondo e prediletti da Dio.
Ascoltiamo quanto ha scritto di lei René Laurentine, il più grande conoscitore dei fatti di Lourdes, nella sua Cronaca di un mistero: «E' povera in tutto, denaro, salute, istruzione. L'istruzione religiosa stessa lascia a desiderare: a 14 anni ignora tutto del mistero della Trinità e non ha fatto la prima comunione.

La miseria la sottrae al catechismo e l'immerge in un'ignoranza che la fa ritenere stupida. Sappiamo in quale disprezzo la povertà aveva precipitato la sua famiglia: sospettati dalla polizia proprio e addirittura per l'eccesso stesso della loro indigenza».
A questo aggiungo a completamento un particolare che non è sfuggito a Vittorio Messori, scrive: "Malgrado questa povertà, tale fu l'orrore con cui sempre e d'istinto, respinse ogni dono, rifiutò ogni denaro, rigettò ogni privilegio, raccomandando ai suoi di fare altrettanto, da indurre a pensare che proprio questo fosse uno dei tre "segreti" affidatile dalla Vergine e che, inviolati, portò con sé nella tomba"
I prediletti del cielo sono dunque i poveri.
Dobbiamo ora considerare il contesto locale. Perché a Lourdes? Sembra sia stato sciolto anche questo enigma. La storia che si mescola con le antiche tradizioni attestano che il castello e la città di Lourdes furono dati in feudo, ai tempi di Carlo Magno, alla Vergine venerata nel santuario di Le Puy (del poggio, nel francese antico), il tempio più prestigioso di tutta la Francia di quel tempo.

La Madonna era stata dichiarata "Signora e sovrana" di Lourdes, con il diritto a un omaggio annuale, che ne riconosceva l'autorità, secondo le consuetudini feudali, consisteva in erba e zolle di terra tratte dal prato davanti al castello. A questo si aggiungeva il censo, una cospicua somma, a prova di sudditanza, versata dai sovrani di Francia che si alternavano sul trono. La Rivoluzione francese sembrò porre fine per sempre ai diritti della Vergine su Lourdes e sull'intera regione. L'immagine venerata, cioè la Vergine nera invocata nel santuario di Le Puy come "Madre di tutti", venne trafugata e trasportata al rogo sul carretto delle immondizie, del letame.
Vi fu una breve ripresa delle processioni, con la Restaurazione, che segnò l'ultimo omaggio alla Vergine, nel 1829. I diritti di un feudatario su una terra si estinguevano dopo trent'anni con il mancato adempimento degli obblighi censuari. Per la Signora di Lourdes, la Contessa della Bigorre, cioè per la Vergine Maria, il 1859 avrebbe segnato la perdita del suo feudo. Ed ecco, invece, che la Signora (come la chiamava significativamente Bernadette) appare, l'anno prima, nell'ultima ora, a riprendersi ciò che le apparteneva. Non solo, ha delle richieste che sono imperative come un ordine: - «Andate a dire ai preti che si venga qui in processione e che qui si costruisca una cappella». E' quello che avviene a tutt'oggi, pellegrini da tutto il mondo vengono a tributargli l'omaggio della loro fede.

Maria appare a Lourdes e ne abbiamo appreso la storia e la tradizione, appare nella grotta dei maiali a una ragazzina di umilissime condizioni che stenta pure a riconoscerla. Ascoltiamo qualcosa del suo primo interrogatorio condotto dal commissario di polizia Jacomet:
- Allora, Bernadette Soubirous, vai tutti i giorni a Massabielle?
- Sì, signore
- E ci vedi qualcosa di bello?
- Sì, signore
- E allora, Bernadette, tu vedi la Santa vergine?
- Io non dico che ho visto la Santa Vergine
- Ah, bene! Tu non hai visto niente!
- Sì, qualcosa ho visto!
- Allora, cos'hai visto?
- Qualcosa di bianco
- Qualcosa o qualcuno?
- Quella (aquerò) ha la forma di una fanciulla
- E quella non ti ha detto: sono la Santa Vergine?

- Quella non me l'ha detto
- Già, eppure è quanto si dice in città. Sembra persino che sia stata stampata sui giornali. In quale giorno l'hai vista la prima volta?
- Il giorno del mercato di Tarbes
- E come è successo?
- Jeanne Baloume è venuta a cercarmi per andare a raccogliere ossa
- Ma...: quando hai visto dove ti trovavi?
- Sul bordo del canale per attraversare l'acqua
- E allora?
- Ho sentito nel rovo un rumore come un colpo di vento. Un ammasso di rami che si muovevano
- E allora?
- Allora ho visto Quella.

Per Bernadette, la bianca visione, rimarrà sempre "Quella", oppure "la Signora", ella avverte soprattutto che è una presenza, e questa presenza ha delle precise richieste: - Si vada a dire ai preti che si venga qui in processione e che qui si costruisca una cappella.

Con insistenza ripete nelle apparizioni soprattutto il secondo punto: la costruzione di una cappella. Su questo l'abbé Peyramale, il curato di Lourdes, chiede dei segni: E che faccia fiorire il roseto e che, almeno, ci dica il suo nome.
La Santa Vergine, anche se è un prete a chiederlo, non farà fiorire in inverno il roseto della canonica, sarebbe stato un segno spettacolare ma inutile, e Maria donna dell'essenziale, della sintesi, oltre che a non pronunciare parole inutili tanto meno compie azioni inutili; dà tuttavia un altro segno, quello dell'acqua, della fonte.
La Vergine chiede di pregare Dio per la conversione dei peccatori.
Chiede penitenza-penitenza-penitenza; fa inginocchiare Bernadette, vuole che cammini sulle ginocchia, le fa baciare la terra in penitenza per i peccatori.

Le chiede di bere alla fonte e di lavarsi, mentre non c'è nessuna fonte e la veggente sarà costretta a scavare nella fanghiglia di argilla rossa e ad imbrattarsi il viso di fango e dovrà poi mangiare dell'erba. - E tutto questo - Perché? le avrebbero chiesto coloro che erano presenti all'apparizione. Bernadette avrebbe risposto: - «Quella mi disse di andare a baciare la terra in penitenza per i peccatori. - Ma lo sai che a fare cose del genere ti credono pazza? - "Ma è per i peccatori ...!» insiste Bernadette, ed è ella stessa impregnata di quella tristezza che pervade la Signora quando nomina i peccatori.
Guardando la Vergine, Bernadette, comprende che non c'è che una cosa veramente triste al mondo: il peccato. A lei poi, la Madonna promette la felicità in cielo e non su questa terra. Dunque nessun segno dall'alto e il 4 marzo è ritenuto l'ultimo giorno delle apparizioni. Il roseto non è fiorito, vi è solo dell'acqua sporca che scorre, alcuni dicono che abbia poteri miracolosi ma i più non se ne occupano, vi è grande delusione. I giornali locali incominciano ad infierire, il tono è derisorio: "Che delusione! Quanti poveri creduli sono stati umiliati ... Quante persone hanno capito, allora, ma troppo tardi, il ridicolo del proprio comportamento e deplorato la propria eccessiva credulità".

Così antico e sempre nuovo!
A Lourdes si aggiunge poi la rivelazione sorprendente del nome, a coronare un intervento, il Suo, che rimarrà memorabile nel cuore di tutti i devoti e "impressionante" nella storia della Chiesa. Ella si proclama, si dichiara, l'Immacolata Concezione.
Lo fa il 25 marzo, giorno liturgicamente confacente al mistero, è la festa dell'Annunciazione.
E' formulata contemporaneamente in modo spiazzante, rivelazione insieme luminosa e rigorosa, che non lascia spazio ad interpretazioni e sperequazioni teologiche e, inoltre, afferma in modo sorprendente l'autorità della messaggera.

Bisognava attendere il 25 marzo, festa dell'Annunciazione, alle prime ore dell'alba Bernadette si sente attratta irresistibilmente alla grotta. Durante le tre settimane di assenza aveva composto nella sua testa una bella frase, cerimoniosa che, in parte le era stata consigliata. La richiesta era sempre la stessa, apprendere il nome della Signora per poi riferirlo al curato: - Signorina, volete avere la bontà di dirmi chi siete, per piacere? Questa era la domanda da porre alla fanciulla bianco vestita. Alla grotta la Signora è là ad attenderla, in quell'appuntamento che è solo per lei. Inizia come sempre il rosario, la contemplazione fatta di sguardi, sorrisi, inchini graziosi. Poi la Madonna lascia la sua postazione e si avvicina. Bernadette prende confidenza, di solito durante le apparizioni lei dimentica tutto il resto, ma non quella volta. Prende coraggio, ma la bella frase è troppo complicata e lei si incespica: - Signorina, volete avere la volontà (bontà e volontà sono due parole che non sa ben distinguere) volete avere voi la volontà di dirmi chi siete?

La Signorina, sorride. Bernadette riprende con la sua domanda: - Volete avere la volontà di dirmi chi siete? Aquerò sorride ancora di più. Ride. Ma questa volta la bambina è decisa, ripeterà dieci volte se è il caso, tanto la Signorina non si offende. - Volete per piacere avere voi la volontà ... Alla quarta volta, la Signora non ride più.
Passa il suo rosario nel braccio destro. Le sue mani giunte si aprono, si stendono verso terra. Da quel gesto così semplice si irradia una maestà, la sua figura di fanciulla ne assume una sorta di grandezza; la sua giovinezza, un peso di eternità. Con uno stesso movimento, unisce adesso le mani all'altezza del petto, alza gli occhi al cielo e dice: «Io sono l'Immacolata Concezione». Bernadette afferra quel nome, non capisce ma si affranca ad esso come se fosse lì, racchiusa in quel nome, tutta la sua missione: la consegna, la consegna del Nome. Quella ora ha un nome e glielo dona, a lei che si sente una miserabile. Indegna di pensare persino di avere a che fare con la Madonna. No, è la sua amica celeste e si chiama Immacolata, di nome e forse Concezione di cognome, o viceversa ... Ecco è fatta, ora Bernadette ha quello che vuole il curato, il nome di Aquerò Immacolata. Ma già la seconda parola sta per svanire, bisogna raccogliersi, non distrarsi: Immacolata che cosa? ... Cosciensone? No, ... Conscienzione? No, Con-ce-zione. Sì, Immacolata Concezione. Prende la rincorsa ripetendo a bassa voce: - Immacolata Concezione. E finalmente davanti al burbero Peyramale può far esplodere a bruciapelo la sua commissione: - "Io sono l'Immacolata Concezione!" Il prete vacilla sotto lo shock di una simile affermazione, sta per perdere il controllo: - "Bugiarda, come tu sei l'immacolata concezione?". Ma Bernadette riprende con sicurezza: - "Quella ha detto: Io sono l'Immacolata Concezione!" - "Una signora non può portare quel nome! Tu mi inganni, sai cosa vuol dire questo?" Bernadette scuote la testa da far compassione. - "Allora come puoi dirlo, se non hai capito?" - "Ho ripetuto così per tutta la strada. E...: vuole sempre la cappella" - "Vattene. Ti vedrò un altro giorno".

Il dogma dell'Immacolata Concezione, astrattamente proclamato e definito nel 1854 da Pio IX (solo quattro anni prima) con le apparizioni a Lourdes e la rivelazione stessa della Piena di Grazia, assumono una connotazione e un'esigenza nuova. In Maria si trova la più alta coscienza del grado supremo della Misericordia di Dio: la più alta misericordia, perché Dio non l'ha purificata e resa immacolata, ma preservata dal peccato e colmata dall'origine di una pienezza di grazie; la sua purezza la rende più capace di ogni altro di quel sentimento raro e difficile da esternare, che è la riconoscenza. «La Vergine è Colei» (mi piace questa espressione di Laurentin) «nella quale nessun peccato ha rimpicciolito l'amore». Amore per Dio e amore per le creature di Dio. Una predilezione per i poveri - abbiamo detto - ma anche uno sguardo di infinita compassione per i peccatori. Un amore sovrano per essi da parte della Mamma del Cielo, che implica come risvolto, un odio sovrano per il loro peccato. Da qui la sua tristezza indescrivibile e indimenticabile per la piccola Bernardette, quando parlava dei peccatori. Le parole di Bernanos hanno cesellato un ritratto dell'Immacolata che ci aprono sul suo mistero: «Questo sguardo non è quello dell'indulgenza ... ma della tenera compassione, della dolorosa sorpresa, di non sai qual sentimento ancora inconcepibile che la fa più giovane del peccato, più giovane della

razza da cui è uscita e, per quanto madre per la grazia, madre delle grazie, la più giovane del genere umano».
Non può che essere la più giovane dal momento che, davanti a Dio, ci rappresenta tutti. Lei è davvero quella concezione ideale, quel pensiero purissimo, quel concetto immacolato in cui il Creatore ha desiderato, forgiato, concepito in origine, il genere umano: a sua Immagine e Somiglianza. In Lei vediamo l'immagine di ciascuno di noi, e di noi insieme come Chiesa, restaurata e integra. E' il punto di inizio e il punto di arrivo.

E' il sogno di Dio che andiamo intessendo nel grande arazzo della storia, ben sapendo che l'artefice ha già predisposto il riscatto per la riuscita finale.
Il fuoco inestinguibile del roveto che arde e non si consuma ci aiuti a ricordare con cuore riconoscente l'amore del nostro Dio che non dimentica, anzi, è il Dio della memoria: di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Maria, è il nostro Dio e Padre. Nello Spirito del suo Figlio Gesù ci è dato il dono di conoscerlo, di desiderarlo, di amarlo, di celebrare il memoriale della nostra salvezza.
Maria chiede con insistenza che si costruisca la cappella, non perché si vada ad accendere un lume alla sua immagine e a pregare Lei, abbiamo visto che per sé non ha scelto né la sacrestia di Peyramale, né la più alta vetta dei Pirenei ma la grotta dei maiali.
In quel tempo a Lourdes l'allevamento dei porci era fiorente. Implicitamente Maria ci dice che Lei desidera che noi facciamo chiesa, che diventiamo quel tempio dove lo Spirito Santo può vivere e comunicarsi. E S. Cromazio precisa con questa bella attestazione:

"Un'aggregazione non si può chiamare Chiesa, se in essa non c'è Maria, la madre del Signore, coi suoi fratelli. Perché la Chiesa di Cristo c'è dove viene proclamata l'incarnazione di Cristo per mezzo della Vergine". Ci aiuti Maria, la nostra Mamma Celeste, a vivere nello stile del Vangelo che Lei, donna della sintesi e della grazia, continuamente ci indica: povertà, preghiera e penitenza. Glielo chiediamo con le parole del Beato Card. Newman: «Santa Maria, Madre di Dio, in te si è perfettamente avverato il progetto dell'Altissimo sulla famiglia umana. Con il tuo volto, con la tua anima, con la tua soprannaturale bellezza parlaci sempre dell'Eterno e del suo amore inaudito per noi. guidaci ancora, come ci hai sempre guidato nella notte oscura e insidiata della vicenda terrena. Guidaci al Signore Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. Madre di Cristo e nostra, guidaci a casa».

 

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