Il punto di convergenza è insieme il punto estremo del massimo respingimento e rifiuto: due braccia bloccano il fluire delle emozioni, i personaggi
sulla sinistra non contemplano il mistero ma si consultano a vicenda, vi è la ribellione, ne scaturisce la repulsa, l'irrisione, la paura,
l'indifferenza, il pessimismo che conduce al languore, al ripiego, è il dubbio della ragione che avanza. Nella parte alta, esterna al semicerchio, al di sopra di coloro
che non hanno riconosciuto e accolto la manifestazione del Verbo, rimangono le rovine del
tempio, un rudere senza copertura, che si spalanca direttamente sul cielo a dimostrazione che la gloria di Dio non si lascia
contenere e governare dai progetti degli uomini ma sono questi, semmai, che si debbono aprire e conformarsi alle istanze di Dio. Come insegnavano i
patriarchi, come indicavano le sibille, come annunciavano i profeti, qui rappresentati. Ma anche nella parte destra, al di sopra di coloro che
hanno creduto vige ancora la violenza, la guerra, le rivalità che portano alla persecuzione, all'oppressione, alla soppressione della parte inferiore
e debole. E qui si ferma forse la riflessione del grande Leonardo, come è rimasta sospesa e incompiuta la sua opera, quasi a dire:
- Ci sarà mai una risposta alla sofferenza, all'ingiustizia? Dov'è mail il regno di giustizia e di pace promesso che avrebbe istaurato con la sua venuta il salvatore di
tutte le genti? A ben guardare questo bambino non ha cambiato il corso della storia. Non sono bastati quarant'anni nel deserto, i miracoli e portenti di
Dio per il suo popolo, liberato
"con mano potente e braccio teso" dalla dura schiavitù del faraone d'Egitto, per cambiare il cuore e la mentalità
d'Israele, il
popolo dell'alleanza.


Non basteranno neppure i miracoli, l'inveramento delle antiche profezie, l'incarnazione del Verbo in sostituzione
della dura Legge scolpita nell'altrettanto granitica pietra per muovere a conversione, per condurre alla retta comprensione della "natura" del Dio vivo e vero.
Dio è Amore. Amore che in ogni momento corre il rischio di non essere condiviso, addirittura rifiutato e annientato.
«Distruggete questo tempio e in
tre giorni lo farò risorgere». Sì, perché solo l'amore può produrre i veri cambiamenti, condurre dalla morte alla vita e dalla vita all'eternità in Dio:
in Deo vivas. Occorre un cammino, una stella che guidi e illumini l'intelligenza della mente e che apra il cuore alla conoscenza vera delle Scritture: «
La tua luce
dall'alto o Dio, ci guidi in ogni passo della vita e ci doni di penetrare con sguardo puro e con cuore libero il mistero cui ci hai reso partecipi»
(Orazione dopo la Comunione).
Tra l'
ecce Deo, così come i Magi hanno saputo riconoscerlo nel neonato, indifeso e dipendente da tutto, e l'
ecce homo (Gv.19,5), come
Pilato lo ha indicato nell'uomo fustigato, rivestito di porpora, con una corona di spine sul capo e una canna tra le mani, vi è tutto il mistero di un
amore folle consegnato all'uomo. E'il dono grande, l'unico bene necessario, consegnato inerme, dipendente dalla libertà di ogni uomo. Qui il pensiero di Leonardo si arresta poiché procedere significa entrare nello spessore della croce:
«scandalo per i Giudei,
stoltezza per i pagani» (1Cor. 1,23). Significa crocifiggere la ragione e il calcolo, significa trangugiare fiele e aceto, significa lasciarsi squarciare
il cuore fino al versamento dell'ultima stilla di sangue. Significa, in fine, riconoscere che proprio in questo annichilimento, che è atto di offerta,
vi è il compimento della creazione vera:
«Tutto è compiuto!» (Gv. 19,30); il velo del tempio squarciato, lo Spirito emesso, partorito, consegnato: figli nel Figlio, luce per le
nazioni, sale della terra, fermento di vita, fuoco purificatore, acqua di benedizione, segno di contraddizione, semi di pace e di speranza.
Di noi si possa scrivere su una lapide, a testimonianza per i posteri: ….
in Deo vivas.