S. Messa nell'Oratorio di San Benedetto Complesso monumentale abbaziale di San Pietro al Monte di Civate (Lecco), sec. IX

Appunti di una pellegrina di Laura Bono

E' bene non dimenticare. La memoria quando è sana ci custodisce e ci plasma, ci informa in vista del futuro e ci radica tenacemente nella concretezza, nel realismo del passato. Ricordare quanto ci è stato trasmesso, quanto ci è stato consegnato, non è solo un dovere (ma basterebbe anche quello per un senso di giustizia che ci mantiene nell'umiltà!) è una necessità che ci rende più consapevoli, ci rende più autentici, necessariamente più riconoscenti.

Con gioia e trepidazione l'11 luglio mi sono recata pellegrina (sostando io in questo periodo nella nostra residenza estiva a Scola, frazione di Civate) a S. Pietro al Monte, abbazia benedettina del IX sec. Questo monumento antico fin dagli anni Venti del secolo scorso è stato meta dei primi alunni della Scuola Beato Angelico, costituitasi a Milano nel 1921. Sfogliando la rivista Arte Cristiana, anno 1928, pagg. 282-283, appaiono le foto della basilica come si presentava un secolo fa, prima degli interventi di restauro, di ristrutturazione e consolidamento voluti fortemente dal nostro Fondatore, Mons. Giuseppe Polvara, nativo di Pescarenico, a pochi km da questa località.

Nelle didascalie delle foto pubblicate si legge: «Negli avanzi dell'antico monastero passa nel lavoro i mesi d'estate la famiglia della Scuola» - e ancora - «L'antica basilica e gli avanzi del monastero di S. Pietro al Monte sopra Civate ora casa di montagna della Scuola Beato Angelico».

Il sogno di Mons. Polvara, cullato fin dagli esordi, era di impiantarvi la residenza del noviziato maschile, questo non si realizzò, vide tuttavia compiersi parzialmente il suo desiderio quando nel 1946 la prima comunità religiosa emise i voti di consacrazione e di fedeltà alle Costituzioni proposte nel 1934 dal Beato Card. Schuster, egli stesso monaco benedettino.
L'Oratorio di S. Benedetto, prospiciente l'abbazia e parte integrante del complesso monumentale, venne donato alla Scuola dalla Signora Redaelli di Valmadrera, insieme ad alcuni appezzamenti di terreno circostante, altri vennero acquistati per sancire un patto di appartenenza a questi luoghi sacri.

La storia della Scuola Beato Angelico, per volontà del suo fondatore, ha un legame stretto con questo territorio e principalmente con S. Pietro al Monte. Esso simbolicamente e storicamente ha rappresentato la culla, la fonte d'ispirazione che ha visto sorgere la comunità monastica, che ha accolto il primo drappello di allievi artisti, che ha improntato nell'ascesi, fatta di duro lavoro - considerando i disagi e le scarse risorse economiche di cui disponeva la Scuola nel periodo fra le due Guerre - e di fervente preghiera.

L'assidua presenza della Scuola non è mai cessata, con la morte di Mons. Polvara anche Mons. Giacomo Bettoli, suo successore, si è prodigato tenacemente per continuare quanto era stato iniziato; gli anziani della piccola comunità di Scola ricordano riconoscenti la presenza di questo sacerdote architetto che ha disposto affinchè la gente del posto fosse dotata di allacciamenti stradali, di acqua, di elettricità. Le nostre prime suore architetto, suor Stella Pirola e suor Fulvia Colombo, si occuparono nei loro studi presso il Politecnico di fornire

documentazioni storiche e di rilievi, di altri due edifici coevi a S. Pietro, presenti a Civate: S. Calocero e la chiesa dei SS. Nazaro e Celso, alla Santa.
Sotto la guida di Mons. Polvara, dopo il 1936 la chiesa di S. Calocero venne arricchita con l'altare sormontato dal ciborio e già orientato verso l'assemblea, precorrendo lo spirito della riforma liturgica del Vaticano II e con il dipinto absidale rappresentante il tema escatologico del Vivente (Ap. 1,12-18), Rex regum (Ap. 19,16). Suor Fulvia Colombo, negli anni Ottanta metteva mano alla chiesa parrocchiale dedicata ai SS. Vito e Modesto realizzando i nuovi arredi, altare e ambone, ordinando il presbiterio e la zona del transetto con la nuova pavimentazione dell'intero edificio. Il nostro confratello sacerdote Don Vincenzo Gatti, dottore in Liturgia, ha curato e ha documentato con i suoi scritti i restauri di S. Pietro al Monte, dedicando interamente la sua vita di sacerdote a questa causa. Da un paio di anni l'Associazione Amici di S. Pietro continua l'esercizio di accoglienza e di guida alla basilica.

Don Giovanni De Micheli, attuale parroco di Civate, ha sostituito Don Vincenzo nella celebrazione eucaristica che ogni prima domenica del mese, alle ore 10,30 vede affluire nel corso di tutto l'anno, frotte di pellegrini o semplici escursionisti. E' toccato sempre al parroco presiedere la Liturgia nella festa di S. Benedetto, celebrata per l'occasione all'interno dell'Oratorio. Attorno all'altare, in ottimo stato di conservazione, affrescato su tre lati con la Deesis centrale, S. Andrea apostolo e S. Benedetto abate sui due piani laterali, si sono raccolte una quindicina di persone.

Io a rappresentare la Scuola, a rendere grazie e a riaccendere lo spirito di quello zelo che tanto aveva infuocato l'anima del nostro fondatore e che, a tutt'oggi, illumina il nostro futuro di rinnovate speranze: «Zelus Domus tuae comedit me» (Gv. 2,17), "Lo zelo per la tua casa mi divora, non perdere con gli empi l'anima mia", questa l'epigrafe che ha voluto fosse incisa sulla sua lapide tombale, questa è ancora l'indicazione che ci obbliga a non dimenticare.

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    Amboni - Altare

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