Il nostro confratello sacerdote e artista Don Marco Melzi

di L. Bono

Il tuo ricordo è sempre una festa
Cara don Marco ...

Don Marco Melzi

- "Don Marco ..., come sta oggi?" - "Da vècc!". Don Marco ricorreva volentieri al dialetto meneghino quando, in maniera caricaturale imitava i personaggi o si faceva dell'autoironia. A 95 anni "suonati" aveva mantenuto uno spirito giocoso e burlesco, sapeva ridere e sminuire in una mordace semplicità la complessità delle cose serie; rendeva interessante ciò che sfugge alla gente comune: la casualità e la banalità sotto il suo sguardo divenivano il pretesto e materia grezza per delle vere lezioni di vita.
Se avesse potuto scegliere, avrebbe dato il suo definitivo commiato improvvisando una barzelletta.
Se avesse potuto scegliere, sarebbe morto con le sue sgorbie in mano.
Se avesse potuto scegliere, fino all'ultimo si sarebbe fatto trovare in un confessionale ad esortare i suoi incalcolabili penitenti.
Don Marco era un personaggio che usciva dalle file.

Per dirla tutta: anche la Scuola Beato Angelico poteva stargli stretta. L'arte sacra non era per lui la cosa seria e ... , forse-forse, non lo era neppure la divina liturgia. La cosa seria per lui erano le anime. Nelle sue "bolle" di amnesia che hanno segnato l'ultimo periodo della sua vita, non era venuto meno lo zelo per i suoi figli spirituali. Sentiva di essere chiamato per una estrema unzione; chiedeva la stola e il santo viatico per recarsi dalla tal persona; oppure era la sera in cui immaginava di essere nella tal parrocchia per una conferenza. Uno spirito sempre prodigo a correre, come il soldato sul campo, soprattutto al capezzale delle anime.

La sua capacità oratoria era analoga a quella scultorea, plastica: essenziale e schietta, concisa e diretta. Per colmare il difetto dell'impulsività e della fretta, che poteva essere interpretato come trascuratezza nella cura del dettaglio, si auto scherniva; tutto reputava spazzatura al fine di guadagnare Cristo, e le anime a Cristo. Più che artista di talento Don Marco è stato un maestro di talento. Sottile conoscitore delle diverse scienze, sapeva compendiare i diversi saperi e trasmetterli in una forma originale e accattivante. Sapeva trasmettere passione e conoscenze, le sue lezioni terminavano sempre con delle esercitazioni pratiche, dimostrazioni frutto di sagacia e di esperienza tecnica. Spirito geniale e ludico insieme.
Don Marco nella vita religiosa era fedelissimo, tanto sembrava trascurato nel suo apparire, spesso arruffato e polveroso, tanto era puntuale nelle sue devozioni con una naturale inclinazione per le pratiche di pietà.
Amava gli animali, era spontaneamente attratto verso ciò che è scalcinato e macilento, fino a volersi lui stesso rappresentare in queste condizioni.
I poveri, gli extracomunitari, cercavano volentieri "Padre Marco", non tanto e non solo perché ricevevano da lui una benedizione, ma perché gli era facile estrarre dalle tasche dieci euro per volta.

Amava ed era amato soprattutto dai bambini e dai ragazzi, perché si sentiva uno di loro. Per loro creava nuovi giochi, improvvisava nuovi mestieri, recitava, imitava, costruiva strumenti musicali, impartiva ogni volta piccole lezioni di etica e di morale cristiana, tutto condito nel gioco e nel sano divertimento. Un culto speciale gli era rimasto addosso ed era quello riservato ai suoi familiari, i genitori e i fratelli, anzitutto, che stimava oltre misura..

Dal padre, qualificato ebanista, aveva appreso la passione per i materiali, con una speciale predilezione per il legno; dalla madre il tratto raffinato e colto della Milano per bene. La sua bottega di scultore è stata una fucina dove ha forgiato nelle sue opere la fede a quel Dio che più volte gli ha restituito la vita, prima nelle sue spedizioni come militare e sottoufficiale e poi, di seguito, nei campi di concentramento. Ha portato nel pieno turgore la sua duplice vocazione di sacerdotale e artista, ha trasfuso entusiasmo, ha contagiato i giovani, ha formato nuove leve per la missione nella Chiesa, ha passato il testimone, ha concluso la sua corsa, ha conservato la fede e..., non solo conservata ma anche rappresentata, rivitalizzata, fecondata.
Grazie, Don Marco, un solo triplice rimprovero:
- non sapevi rinunciare ai fichi (nonostante tutto!);
- temevi la sicumera degli artisti affermati e il potere pervasivo dell'arte nel suo genere;
- ti subordinavi, deferente o ossequioso, alle uniformi, alle alte cariche di ogni forma e autorità.

Ma forse, anche questo, per te era solo un gioco o un terribile scherzo..

 

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