CASULA "VERBUM DOMINI"

Ricamo eseguito direttamente su damasco COLONNA della Scuola       


Casula in damasco ONDA con fondo oro, ricamo a macchina. Parte davanti

Particolare

        Questa casula si presenta nella tipicità del paramento sacerdotale dalla foggia ampia e avvolgente. È realizzata in tessuto damasco di seta denominato “colonna” che utilizza come forma base il quadrato, molto elegante nell’alternanza delle cromie bianco e bruno-cognac con una ripresa del motivo decorativo a grandezza quadrupla in laminato oro che va a delimitare due bande centrali, fronte e retro, a modo di stolone (fassone). I colori del tessuto – bianco, bruno dorato e oro – sono un chiaro rimando alla divinità. In modo particolare l’abate di Fulda Rabano Mauro (784-856) definisce l’oro simbolo della stessa divinità di Dio, dello splendore del paradiso, della carità, della sapienza divina, della vita sacerdotale, mentre il bianco, già ai tempi di Gregorio di Tours (538-594), è considerato in stretto e continuo riferimento alla vittoria di Cristo sulla morte e, di conseguenza, alla vittoria della luce sulle tenebre, del bene sul male. Al tempo stesso è il colore che ricorda all’uomo che il «Verbo che si è fatto carne» (Gv 1,14). Ma ciò che rende particolare questa casula è, senza ombra di dubbio, il singolare ricamo che va a formare una decorazione sobria e al tempo stesso insolita. È realizzato in modalità grafica computerizzata attraverso una macchina ricamatrice automatica, nelle due tonalità del blu e del rosso sangue, colori che abbinati rimandano alla figura di Maria; anche la forma del ricamo può essere percepita come una grande lettera “M” stilizzata, chiara allusione alla Madre di Dio. Ad una attenta osservazione la particolarità del disegno ricamato può indurre a pensare che il disegno tracciato abbia come figura di base il grafico di una formula matematica. Effettivamente si può notare una certa verosimiglianza con il diagramma della funzione matematica

conosciuta negli ambienti matematici come seno cardinale, che riporto:
Il grafico in figura presenta una cuspide verticale rivolta verso l’alto, ma, moltiplicando matematicamente la funzione per l’unità negativa –1, il grafico subisce un ribaltamento assumendo la seguente forma:
Già si può notare una certa similitudine di forma con il ricamo realizzato sulla casula. Ma c’è di più. La funzione matematica “seno cardinale di x” ribaltata intorno all’asse delle ordinate, può essere vista come il frutto di una potente operazione matematica chiamata Trasformata di Fourier. Nel nostro caso la funzione che stiamo prendendo in esame è la trasformata di Fourier del prodotto di convoluzione – altro strumento matematico – tra la funzione rettangolo (rect) nel dominio del tempo e il valore –1 che ne permette il ribaltamento e che fornisce come risultato appunto il seno cardinale, questa volta nel dominio delle frequenze, si ricordi che:
Matematicamente quindi possiamo scrivere:
   Quindi alla base del nostro disegno c’è una funzione cosiddetta “rettangolo”. Di essa ne riporto il grafico dal quale si evince una caratteristica peculiare: è una funzione che assume un valore definito solo nell’intorno del tempo 0, solo intorno all’origine.
   La funzione rettangolo quindi è una funzione che mostra tendenzialmente un nulla continuo sull’asse dei tempi, interrotto solo, all’origine dell’asse temporale, da una positività capace di innescare un processo. Considerando questi elementi matematici, possiamo tentare di dare una spiegazione teologica al manufatto tessile e al titolo – Verbum Domini – che chi scrive ha suggerito per questa casula.
Iniziamo considerando il libro della Genesi al primo capitolo (Gen 1,3-5): «3Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. 4Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. 5Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo».
Siamo al primo giorno della creazione. Il grande rabbino medievale Rashi (1040-1105) giunge a dedurre che ciò che precede la storia del mondo e dell’uomo è inaccessibile all’intelligenza umana: prima di tutto c’è il silenzio eterno di Dio. Nell’assenza di suono risuona la parola creatrice di Dio, il nulla si interrompe per dare forma ad un processo, in questo caso la luce. Poi ancora silenzio. Una voce crea la luce, una luce calda e abbagliante, intensa come l’oro che brilla. Il ricamo nella sua insolita forma richiama e riporta alla voce creatrice di Dio che rompe il silenzio mentre lo stolone (fassone) in tessuto d’oro lucente dice l’emergere e l’irradiarsi della luce. Essa è qualcosa che si riceve, che ci raggiunge dal di fuori di noi, ci illumina: non siamo stati noi a conquistare Dio, ma è lui che si è rivelato a noi. E lo ha fatto nel suo Figlio, il Verbo fatto carne. Infatti questo paramento riporta anche ad un altro episodio, avvenuto nella pienezza dei tempi (cf. Gal 4,4), mentre il silenzio fasciava la terra. Consideriamo il Prologo al Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-9): «1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 2Egli era, in principio, presso Dio: 3tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 5la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. 6Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 8Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. 9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo».
Siamo davanti al mistero dell’Incarnazione. Gesù è la Parola di Dio venuta in mezzo agli uomini, è la Sapienza personificata che presiedeva alla creazione (cf. Sir 24,3 e Pr 8, 22-24), già presente quando Dio ha fatto il mondo, è luce e vita per gli uomini. Tutto è stato fatto per mezzo di lui ovvero in un punto preciso della storia: il ruolo creatore apre sul tempo della storia. In maniera sintetica così si esprime Ignazio di Antiochia: «Gesù Cristo è il Verbo di Dio che è uscito dal silenzio». La venuta del Verbo mette un termine a questo silenzio. Silenzio eterno di Dio che precede il principio in cui Dio stesso raggiunge l’uomo: «Il Verbo si fece carne» (Gv 1,14) nel grembo verginale di una donna, Maria. Anche lei parla: il suo sì, locuzione breve ma piena al tempo stesso, permette che il Verbo eterno di Dio prenda carne per aprire a tutti gli uomini la strada della salvezza, permette al Verbo eterno di Dio di venire come «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9).

Casula in damasco ONDA ROSSO con fondo oro.

Particolare del ricamo e della stola

   Concludiamo queste brevi note con qualche indicazione sull’uso liturgico di questa casula. Innanzitutto è consigliato l’uso nelle due grandi solennità legate al mistero dell’Incarnazione: la VI Domenica di Avvento Ambrosiano detta dell’Incarnazione o Divina maternità di Maria, dove celebriamo la venuta del Verbo nel grembo della Vergine, e la solennità dell’Annunciazione del Signore il 25 marzo, festa «natalizia» al di fuori del ciclo natalizio-epifanico. A motivo dell’ordinamento delle letture è pure consigliato l’uso per la messa «in nocte» della solennità del Natale del Signore nella quale la liturgia ambrosiana mette in risalto il motivo della luce, luce nella quale Isaia esorta a camminare (Is 2,1-5), ripresa dal ritornello del salmo 2 – «Oggi la luce risplende su di noi» – , e che troverà il suo culmine nella pericope giovannea tratta dal Prologo (Gv 1,9-14).
Da ultimo, sempre restando nell’Ottava del Natale, è da utilizzarsi nella festa di S. Giovanni apostolo ed evangelista il giorno 27 dicembre dove la Lettura tratta dalla Prima lettera di Giovanni sottolinea da un lato la tematica della luce in contrapposizione alla tenebra (cf. 1Gv 1,5-7) e dall’altro la manifestazione del Verbo della vita (cf. 1Gv 1,1).


Don Natale Alessandro Meanti
Parrocchia San Paolo
Via Cufra, 3
20159 Milano

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Cenni di storia: PIVIALE

 

 

Si chiama piviale o cappa, o cappa da coro quel paramento sacro che arriva sino ai piedi ed è fermato da un fermaglio sul petto; possiede la caratteristica di un mantello che disteso ha la forma di un mezzo cerchio.
Il termine piviale deriva da "pluviale", cioé un mantello utile a ripararsi dalla pioggia.
Questo paramento sacro viene usato dai vescovi e dai sacerdoti come sopravveste liturgica per tutte le funzioni solenni nelle quali non si deve adoperare la pianeta.
Il Messale Romano ci informa che il piviale può essere indossato durante le processioni, per le benedizioni solenni, per la consacrazione di una chiesa o di un altare, per i vespri e le lodi solenni ma anche per l’amministrazione solenne dei sacramenti.

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