Ricordando fratel Ernesto Bergagna

Rivista "Amico dell'Arte Cristiana" n. 3 Anno LXXII - 2001

Richiesto di un ricordo personale di fratel Ernesto, mi ha illuminato una parola di Gesù che dice: "Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei celi": quasi un'aggiunta alle otto beatitudini così formulata: "Beati quelli che sanno conservare il candore dei Bambini".

Non è esattamente l'innocenza il candore, ma una virtù che è figlia della modestia, che si sposa anche alla normale condizione di noi peccatori e si alimenta con la continua conversione.
In fratel Ernesto mi pare che questa qualità fosse il frutto più bello della sua pietà, del suo spirito di preghiera, di una certa famigliarità con "le cose di Dio", che poi è come dire con Dio; Dio misterioso Gesù piccolo Orfeoe irraggiungibile, ma le cui, "cose" si sono fatte vicine a chi lo cerca con perseveranza. Tale me lo hanno rivelato le sue rare confidenze.
Considerando l'arco della sua vita scomponibile in tre periodi: la giovinezza, la vita matrimoniale con l'impegno della paternità e la vita di religioso consacrato nella "Famiglia Beato Angelico", sembra di poter dire che soprattutto per quest'ultima egli fosse fatto e che anche nelle fasi precedenti non visse granche diversamente da un religioso, pur senza venire meno soprattutto ai doveri paterni.

Voglio credere che anche con la sua sposa egli abbia voluto instaurare un comune impegno di ricerca della santità cristiana.
La sua tensione religiosa lo ha accompagnato anche nella fase giovanile in cui congiungeva naturalmente la sua passione per l'arte e il suo desiderio di impegnarla a gloria di Dio.
L'arte da lui prodotta ha avuto infatti permanentemente il carattere religioso, non solo e non tanto per i soggetti trattati e i temi rappresentati, ma perché la sua arte è stata un frutto spontaneo della sua costante visione di fede, della sua propensione alla preghiera: una preghiera fatta con i colori e i pennelli.

Si tratta a mio parere di un dono speciale di cui godette e che si instaurò nel suo animo: dapprima dal clima della comunità famigliare e paesana, che gli diede i natali, poi dalla intuizione formativa del suo parroco Don Lucis dapprima, e poi di Mons. Poivara, che ebbe su di lui una influenza determinante. Ma bisogna riconoscere che tanto Don Lucis nella sua adolescenza, quanto Don Polvara nella sua giovinezza e poi nella sua prima maturità, riconobbero in lui la presenza di quel dono di particolare religiosità, che tutti riconoscono nella sua pittura.
Debbo anche dire che Ernesto Bergagna non fu solo un inerte fruitore del dono ricevuto, ma che dopo essere stato, come tanti, tentato dalla suggestione di un'arte arrivista e disancorata, riconobbe nella chiamata a insegnare nella Scuola Beato Angelico la sua autentica vocazione umana e cristiana e vi corrispose con

prontezza e determinazione; così da maturare poco alla volta lo stesso convincimento che aveva portato Mons. Polvara dal programma di una scuola bottega a quello di una corporazione religiosa.
E così che Fratel Ernesto è facilmente riconoscibile come l'artista che più di ogni altro ha sinora realizzato l'ideale del fondatore della "Scuola" e padre della "Famiglia" che portano il nome del Beato Angelico e alla cui spiritualità si ispirano.

E' su questa identificazione che voglio proseguire nello scrivere di lui.
Ricordava Mons. Polvara che il Card. Ferrari da Arcivescovo di Milano accompagnava i seminaristi teologi al monastero di Piona per farli assistere alla preghiera corale dei monaci affinchè imparassero ad amare la preghiera ben fatta in coro. Credo che fin da allora il giovane Polvara sognasse una sua comunità che ogni giorno si riunisse nelle ore canoniche a lodare il Signore "in bellezza". Ricordo che il Maestro Bergagna già negli anni che insieme vissimo alla sequela di Monsignore, pur abitando fuori dalla sede della Scuola, si tratteneva a pregare con noi, come poi fece da religioso con una fedeltà esemplare; anzi gli ultimi anni soleva appropriarsi del ritornello del salmo responsoriale che poi annotava ogni giorno in calce ai suoi studi di pittura.
La preghiera dunque, secondo il programma monastico benedettino, che costituisce uno dei cardini dell'ascesi, era da lui profondamente sentita ed amata secondo l'esempio del nostro Fondatore che aveva modificato il motto benedettino: dall'"ora et labora" al l'"orando labora".

Bergagna fu un grande lavoratore: il suo laboratorio era sempre occupato da qualche studio in corso; fosse o no commissionato: la sua preghiera si traduceva irresistibilmente e in spontanea libertà in opere di pittura: i lavori più belli, personali e significativi della sua arte sono proprio quelli scaturiti dall'esuberanza della sua contemplazione, specialmente applicata a qualche pagina della Bibbia o a qualche pratica pia; classiche sono le composizioni complesse come la serie delle illustrazioni delle litanie lauretane, dei giorni della creazione, dei versetti del salmo 128, delle cosiddette "o" dell'awento: le antifone dei vesperi della novena di Natale, e la quantità di immagini delle santa Vergine.

Aveva iniziato una serie di quadri della Madonna nell'intenzione e nella speranza di farne tante quanto le "Ave Maria" del santo rosario: un segreto che mi confidò e voleva tenessi per me.
Amava raccogliere fotografie e illustrazioni di paesaggi, bambini, animali, fiori e persino francobolli, ma sempre in funzione della sua produzione religiosa.
Era uno studioso del ritratto, allenatissimo: suoi ritratti sono sparsi per tutti i luoghi ove soggiornò o lavorò a decorare chiese. Sceso dai ponteggi a fine giornata o negli intervalli di lavoro assecondava facilmente le richieste di ospiti e visitatori che gli chiedevano il ritratto.
Nel suo studio poi era lui stesso che invi- tava i visitatori più o meno illustri a recitare insieme un'Avo e sedersi un momento per una posa.
Tratto dai suoi scaffali un campione decorato di tappezzeria, tracciava a carboncino una nota sommaria dei tratti fisionomici e subito passava ai pennelli e ai colori a tempera.

Di domenica in domenica tutti i mèmbri della comunità sia maschile che femminile furonoMadre della Tenerezza ritratti, a cominciare da Mons. Polvara che forse avrà talora involontariamente posato per lui, ma che poteva e sapeva benissimo ritrarre a memoria, persino idealizzandolo.
Alla preghiera e al lavoro congiunse lo studio anch'esso applicato ai grandi amorì: l'arte e la fede. La visita spesso settimanale alle gallerie della città, i corsi per corrispondenza e le settimane bibliche residenziali avevano in lui un frequentatore originale e fedele, come testimoniano i quaderni fitti di appunti e vignette.

Monsignore pensava alla sua scuola come un laboratorio che accomunava, nel rispondere alle varie committenze, maestri e allievi, in una collaborazione che faceva crescere entrambi.
Chiamato a insegnare, qualche anno dopo che si era diplomato nella Scuola stessa, Ernesto Bergagna incarnò proprio nel rapporto Scuola-lavoro l'ideale di Polvara. L'anno accademico di insegnamento lo vedeva elaborare tra i suoi studenti (l'aula di insegnamento era tutt'uno col suo laboratorio), bozzetti e cartoni delle grandi opere che con loro poi andava ad eseguire nelle chiese durante l'estate. I giovani imparavano così a passare dal cavalietto alla grande parete architettonica e a famigliarizzarsi con le tecniche murali: fare lo spolvero, dipingere i fondi e passare alla pittura figurativa sotto l'occhio e il pennello del Maestro.
Nessuno come lui lungo la storia della Scuola seppe

tirare su i giovani, come non pochi potrebbero testimoniare, ed avviarli alla professione seria della pittura monumentale.
Pur sognando di essere capi scuola gli artisti contemporanei preferiscono invece fare tutto da sé e non perdere tempo a seguire gli allievi.
L'ideale di Monsignore era che l'arte insegnasse ai fedeli a pregare con e nella Chiesa. Un'arte non tanto didascalica o narrativa, ma mistagogica, traduzione visibile o sensoriale dei misteri celebrati, così come nella tradizione della chiesa indivisa e poi di quella orientale.

Mater purissima

Programma difficile perché esige da parte della committenza una impostazione teologica capace di risalire i secoli del devozionalismo privato (dal Rinascimento in poi), per ricollegarsi ai grandi cicli biblico cristologici dell'era culturale cristiano-liturgica. Rimangono di questo grandioso tentativo le composizioni di alcune absidi o cupole concepite appunto da Bergagna sotto Mater Purissimala guida di Polvara supercommittente, sia a tempera che a mosaico.
E vi fu un altro amore di Mons. Polvara che Bergagna seppe far suo con piena partecipazione: lo sviluppo della tecnica pittorica del divisionismo in cui il fondatore della Beato Angelico aveva ravvisato in alternativa e magari integrazione al grafismo primitivo e bizzantino, una possibilità di realizzare, immergendola nella luce, quella trasfigurazione della realtà naturale che consentisse di rendere in qualche modo visibile lo spirito e il soprannaturale. Debbo ripetermi dicendo che nessuno, nella storia della Scuola, ebbe la solerzia e la pazienza, la laboriosità e lo studio, come Bergagna per applicare scienza e tecnica del divisionismo, anche alla pittura monumentale e al mosaico.

Si tratta delle opere certamente più elaborate e sofisticate rispetto a quelle di cavalietto e specialmente agli studi "en plein air", ma che nella storia dell'arte sacra moderna delle nostre chiese rappresentano forse la novità più importante e insieme più funzionale.
Anche se poi, più spesso il nostro, dovette rinunciare a questa tecnica più dispendiosa e impegnativa (ma nella quale aveva anche elaborato partiti tecnici interessanti come l'applicazione dello spruzzo) tali opere sono testimonianza non trascurabile del suo stile e della sua operosità.

Ora fratel Ernesto non è più e ormai da dieci anni, ma le sue opere continuano ad ispirare la preghiera e la devozione di tanti cristiani nelle chiese da lui dipinte e nelle case ove si conservano le sue Madonne nell'angolo della preghiera. Il suo ricordo rimarrà certamente inscindibile da quello di Mons.Polvara e della sua Scuola nei primi suoi cinquant'anni.
V.V.
NB.: Con questo breve scritto abbiamo voluto celebrare un aspetto della personalità di Fr. Ernesto Bergagna: religioso della Famiglia Beato Angelico e discepolo di Mons. Giuseppe Polvara.
La sua vasta opera pittorica, di cui è allo studio una catalogazione più completa possibile, merita una ricerca ben più impegnativa tuttora da condurre. La Scuola Beato Angelico ha finora sistemato le opere di sua proprietà. Qui abbiamo ripreso un saggio della sua pittura in riferimento al testo.

 

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