Nell'Angelico, l'arte faceva tutt'uno con la santità  della sua vita (E. De Scalzi)


La celebrazione eucaristica, presieduta dall'Abate di San Ambrogio, Sua Ecc. Mons. Erminio De Scalzi, è¨ stata la ricorrenza per l'incontro, il ringraziamento, la condivisione degli ideali di fondo che legano l'Istituzione con la sua Famiglia religiosa, i collaboratori, gli ex allievi, i simpatizzanti ... Gli amici sacerdoti hanno coronato l'altare e tutto l'apparato liturgico, se pur nella sobrietà , ha acquisito il tono maggiore della festa. La Famiglia ringrazia Mons. De Scalzi, Mons. Stucchi, Mons. Mellera, Don Diego Arfani, Don Umberto Bordoni, Don Valeriano e Don Serafino della Parrocchia di S. Benedetto, Padre Giuseppe della Parrocchia dei Santi Patroni d'Italia che, insieme al nostro Mons. Vigorelli, hanno pregato e condiviso con noi la gioia di questa annua ricorrenza.



Omelia di Sua Ecc.za Mons. Erminio De Scalzi

La liturgia di questa sera fa memoria del Beato Giovanni da Fiesole, soprannominato Beato Angelico, nel giorno della sua nascita al cielo, avvenuta il 18 febbraio 1455.
Il fatto che la famiglia Beato Angelico prenda nome da lui e lo veneri come patrono, ci permette di ricordarlo, in questa vigilia di Domenica, giorno che la liturgia ambrosiana dedica esclusivamente al Signore Gesù. Ci concede questa licenza anche il fatto che l'arte di questo sommo pittore del nostro Quattrocento è¨ essenzialmente concentrata sulla meditazione dei misteri di Cristo, che egli ritrasse in pitture, miniature, tempere su tavola, affreschi che ci ha lasciato in gran numero. "Il Signore Gesù era il suo tesoro" - direbbe il Vangelo - là era il suo cuore, la sua arte, la sua intuizione artistica, la sua ispirazione di fede ...
Questa sera immaginiamo di ritornare nel convento di San Marco, in Firenze, dove negli anni 30 del XV secolo, trovò dimora un ramo dell'Ordine Domenicano che si era staccato da S. Maria Novella, alla ricerca di una vita religiosa più osservante, più aderente allo spirito del fondatore: S. Domenico. Un banchiere, Cosimo de Medici, aveva pagato i lavori di ristrutturazione del convento, e lui, Giovanni da Fiesole, con una capacità  espressiva di vero artista, dipinse sulle pareti da lui affrescate, la sua fede e la sua spiritualità . Con queste sue immagini egli parlò di Dio ai fiorentini, come altri, in quegli anni, lo avevano fatto con parole forti. Tra questi, non suoni stonato il ricordo di fra Gerolamo Savonarola, priore di San Marco, che scosse l'animo di Firenze con la sua predicazione.
Nell'Angelico l'arte faceva tutt'uno con la santità  della sua vita.

In lui e nella sua espressione artistica si avverava il motto dell'Ordine Domenicano: "contemplata aliis tradere", cioè¨: trasmettere ad altri le cose comprese nella contemplazione. Nessuna religione nella storia ha espresso tanta bellezza quanto quella cristiana: Dio, facendosi uomo, nella Incarnazione del Figlio, ha permesso all'artista di misurarsi con lui e la sua bellezza. Da quel giorno, la bellezza, è¨ divenuta una singolare via per dire il Dio ineffabile, senza ridurne il mistero, ma contemplandolo, con sguardo umano nel Figlio. Dicendo questo viene da pensare che, oggi, la scomparsa della figura di Cristo dall'orizzonte della vita dei più, la fatica da parte dell'uomo moderno di mettere a tema della vita l'eterno, siano una delle cause di un diminuita creazione artistica, in particolare di quella che noi chiamiamo arte sacra. Bisogno però subito aggiungere che l'arte come tale, anche aldilà  delle sue espressioni più tipicamente religiose - quando è¨ autentica - ha un'intima affinità  con il mondo della fede, è¨ per sua natura una sorta di appello al mistero; rende percepibile e affascinante il mondo dello spirito; è¨ capace di portare alle soglie del mistero e comunicare cose che nessun linguaggio verbale riesce ad esprimere compiutamente. Sè, occorre che fede ed arte, senza confondere i loro diversi doni spirituali, vadano oltre le distanze che si sono create nel tempo e ritornino a dialogare e ad incontrarsi.


Dentro queste considerazioni generali a cui ci ha condotto la festività  del Beato Giovanni da Fiesole, che Papa Giovanni Paolo II ha nominato patrono universale degli artisti, si colloca, con tutta la modestia del caso, ma anche con tutte le sue potenzialità , l'impegno concreto della Famiglia Beato Angelico, nata al servizio dell'Arte Sacra con particolare riferimento alla liturgia. L'annuo rinnovarsi della festa del suo Patrono diviene impegbo per un rilancio di una istituzione che, nella Chiesa ambrosiana e oltre, ha operato e opera al servizio dell'Arte Sacra e della Liturgia. Si tratta di trovare nuove strade per la valorizzazione del carisma proprio di questa istituzione e in vista del suo futuro. S. Ambrogio ha una frase che potrebbe divenire programmatica per questa nuova stagione di vita della Famiglia Beato Angelico. Diceva: "Nova semper quaerere et parta custodire". Tradotta suona cosè¬: "Cercare sempre il nuovo, senza dimenticare quello a cui abbiamo già  dato vita". Il nuovo ci sfida, prepariamolo, non lasciamoci intimorire, conservando chiara l'identità  che ci ha originato.
Il Beato Giovanni da Fiesole ci aiuti a realizzare questo nostro proposito, e ciascuno si impegni a donare il proprio contributo di pensiero, di azione, di simpatia per questo desiderato rilancio. Buona festa del Santo Patrono!

Cena conviviale

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