FIORI PER LA LITURGIA

LA PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO

«I miei occhi hanno visto la Tua salvezza, Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele»
(Lc 2, 31.32)

 

Quaranta giorni dopo il Natale, la Chiesa celebra il mistero di Gesù presentato al tempio da Maria e Giuseppe, secondo le antiche prescrizioni della legge mosaica:
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli Israeliti - di uomini o di animali-: esso appartiene al Signore» (Es. 13, 1-16).
Questa festa era già conosciuta in Oriente fin dal sec. IV, nei secoli seguenti si estese anche in Occidente e si arricchì di vari elementi, come la processione penitenziale, che voleva commemorare l'atto della presentazione di Gesù al Tempio, e la benedizione delle candele; questa aveva lo scopo di mettere in rilievo Gesù, "luce che illumina le genti".
La festa odierna viene celebrata come Festa della Luce e dell'Incontro: Cristo entra nel suo Tempio portando la salvezza e incontrando l'umanità che vive nella sua attesa.
I fedeli infatti incedono processionalmente facendo il loro ingresso e muovendo verso l'altare con le lampade accese: «Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell'incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a Lui.
Nessuno se ne sottragga, nessuno rifiuti di portare la sua fiaccola.

Accresciamo anzi lo splendore dei ceri per significare il divino fulgore di lui che si sta avvicinando e grazie al quale ogni cosa risplende, dopo che l'abbondanza della luce eterna ha dissipato le tenebre della caligine.
Ma le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell'anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo.
Come infatti la madre di Dio e Vergine intatta portò sulle braccia «la vera luce e si avvicinò a coloro che giacevano nelle tenebre, così anche noi, illuminati dal suo chiarore e stringendo tra le mani la luce che risplende dinnanzi a tutti, dobbiamo affrettarci verso colui che è la vera luce»
(S. Sofronio).

La festa è cristologica e mariana insieme: Cristo infatti "si offre" per le mani di Maria, anticipando l'offerta sacrificale sulla croce, nonchè l'offerta eucaristica che si rinnova sui nostri altari.
Significativamente questa festa diventa la festa dei consacrati, tutta la Liturgia ispira ispira i sentimenti che devono animare nel profondo la vita consacrata: l'attesa, la memoria, la vigilanza, l'accoglienza e l'offerta.
Nella processione iniziale incede il corteo con i lumini accesi mentre si canta "Cristo è luce per illumiare le genti, e gloria di Israele tuo popolo", precede l'Icona della Madre di Dio portata con solennità davanti all'altare.
Al termine della Liturgia l'icona può essere deposta ai piedi dell'ambone circondata dai lumi benedetti.

    Dall'immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza d'attesa
e non aspetto nessuno;
    nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono
e non aspetto nessuno:
    fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
    verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto,
verrà quasi perdono
    di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
    verrà forse già viene
il suo bisbiglio.
(Da Canti anonimi, di Clemente Rebora, 1920)

 

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