FIORI PER LA LITURGIA

"Gioisci, grembo della divina incarnazione!"

LA DOMENICA DELL'INCARNAZIONE

La credenza della Chiesa nella divina maternità di Maria è professata già dagli inizi dei sec. II e fu solennemente proclamata ad Efeso nel 431. Contro Nestorio fu definita l'unicità della persona divina in Cristo, con la conseguenza che Maria è veramente madre di Dio. La stessa verità di fede è contenuta nella formula di unione tra alessandrini e antiocheni (professione di fede di Giovanni di Antiochia), elaborata due anni dopo, e nel concilio di Calcedonia.

"Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto. Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele"
(Isaia 7,11-14)

Dagli scritti di don Tonino Bello vescovo.
La Madonna del segno.
«Vi è una frase che si trova in un testo del Concilio, ed è splendida per dottrina e concisione. Dice che, all'annuncio dell'angelo, Maria Vergine "accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio". Nel cuore e nel corpo. Fu, cioè, discepola e madre del Verbo. Discepola, perché si mise in ascolto della Parola, e la conservò per sempre nel cuore. Madre, perché offrì il suo grembo alla Parola, e la custodì per nove mesi nello scrigno del corpo. Sant'Agostino osa dire che Maria fu più grande per aver accolto la Parola nel cuore, che per averla accolta nel grembo. Forse, per capire fino in fondo la bellezza di questa verità, il vocabolario non basta. Bisogna ricorrere alle espressioni visive. E allora non c'è di meglio che rifarsi a una celebre icona orientale, che raffigura Maria col divin Figlio Gesù inscritto sul petto. È indicata come la Madonna del segno, ma potrebbe essere chiamata la Madonna dell'accoglienza, perché con gli avambracci levati in alto, in atteggiamento di offertorio o di resa, essa appare il simbolo vivo della più gratuita ospitalità. Accolse nel cuore.

Fece largo, cioè, nei suoi pensieri ai pensieri di Dio; ma non si sentì per questo ridotta al silenzio. Offrì volentieri il terreno vergine del suo spirito alla germinazione del Verbo; ma non si considerò espropriata di nulla. Gli cedette con gioia il suolo più inviolabile della sua vita interiore, ma senza dover ridurre gli spazi della sua libertà. Diede stabile alloggio al Signore nelle stanze più segrete della sua anima; ma non ne senti la presenza come violazione di domicilio. Accolse nel corpo. Sentì, cioè, il peso fisico di un altro essere che prendeva dimora nel suo grembo di madre. Adattò, quindi, i suoi ritmi a quelli dell'ospite. Modificò le sue abitudini, in funzione di un compito che non le alleggeriva certo la vita. Consacrò i suoi giorni alla gestazione di una creatura che non le avrebbe risparmiato preoccupazioni e fastidi. E poiché il frutto benedetto del seno suo era il Verbo di Dio che si incarnava per la salvezza dell'umanità, capì di aver contratto con tutti i figli di Eva un debito di accoglienza che avrebbe pagato con cambiali di lacrime».

Desiderando la Vergine conoscere il mistero, esclamò al santo servitore:
"Dal mio grembo votato alla verginità,dimmi come può essere generato un figlio?"
E l'Angelo le rispose con riverenza soltanto questo:
Gioisci, partecipante al mistero ineffabile;
Gioisci, credente di ciò che matura nel silenzio;
Gioisci, preludio ai miracoli di Cristo;
Gioisci, compendio dei suoi dogmi;
Gioisci, scala celeste per cui discese Iddio;
Gioisci, ponte che conduce dalla terra al cielo;
Gioisci, degli Angeli inaudito prodigio;
Gioisci, dei demoni terribile sconfitta;
Gioisci, perché generasti ineffabilmente la Luce;
Gioisci, perché a nessuno hai rivelato il mistero;
Gioisci, perché trascendi la conoscenza dei sapienti;
Gioisci, perché illumini la mente dei credenti;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!
(Inno Acatisto alla Madre di Dio, p.4)

 

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  • Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo

    Venti anni orsono ci lasciava don Tonino Bello vescovo di Molfeta.
    Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo saggio e attento a tutto e a tutti.
    Il suo verbo era essere con i poveri e con i bisognosi e diceva:

    "... è facile essere amico dei potenti il difficile è, essere amico degli umili e dei bisognosi."

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