FIORI PER LA LITURGIA

Fiori per preparci al Natale

«Chiara una voce dal cielo/ risuona nella notte/ viene la luce di Cristo/ fuggano incubi ed ansia.
Se nelle tenebre umane/ un astro nuovo rifulge/ si desti il cuore dal sonno/ non più turbato dal male.
Viene l'Agnello di Dio/ prezzo del nostro riscatto/ con fede viva imploriamo/ misericordia e perdono»

(Tratto dall' Inno ambrosiano delle Lodi mattutine)

 

Si hanno notizie dell'Avvento dal IV sec. e questo tempo si caratterizza sia in senso escatologico sia come preparazione al Natale. In senso escatologico come preparazione all'Ultima venuta del Signore Gesù, quando comparirà glorioso nella pienezza dei tempi per concludere la storia del mondo. Come preparazione al Natale, nella celebrazione del mistero della Venuta di Dio in questo mondo, per mezzo della nascita di Gesù dalla Vergine Maria. Dio che entra nella storia mette in causa l'uomo. La venuta di Dio in Cristo richiede continua conversione; la novità del vangelo è una luce che richiede un pronto e deciso risvegliarsi dal sonno. La comunità cristiana, con la liturgia dell'Avvento, è chiamata a vivere alcuni atteggiamenti essenziali all'espressione

evangelica della vita: l'attesa vigilante e gioiosa, la speranza, la conversione. (Cfr. Nuovo dizionario di Liturgia, Sartore e Triacca Ed. Paoline)

Benedetta sei tu, o Maria/ che rispondi all'attesa del mondo;/ come aurora splendente di grazia/ porti al mondo il sole divino

La solennità dell'Immacolata (8 dicembre) trova la sua giusta collocazione in tempo di Avvento: la Vergine Maria infatti è l'aurora che preannuncia il sole di giustizia, Cristo salvatore; con Lei possiamo prepararci meglio alla sua venuta.
La nostra composizione in prossimità dell'ambone accosta il portaceri che scandisce il tempo dell'attesa di Cristo Luce, insieme al Virgulto e ad un grappolo di orchidee del colore del cielo, ad indicare la trascendenza dell'evento.

Rorate, caeli, desuper et nubes pluant iustum! Aperiatur terrae, et germinet Salvatorem

 

 

LE ALTEZZE
   Questa pianta del ciel che nutre i mondi, come frutti dell'albero pendenti, lascia, nel muover dell'eteree frondi, altre ampiezze ammirar di firmamenti: sovra quelle altri cieli ancor più fondi, dalle cui cime, in ruota immensa ardenti, veggonsi i soli giù, come nascosa lucciola in siepe bruna, o ape in rosa.
(Le altezze, di NICCOLO' TOMMASEO, 1802-1874)

 

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