FIORI PER LA LITURGIA

La DOMENICA DELLE PALME, DE PASSIONE DOMINI

«Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore: è il re d'Israele. Osanna nell'alto dei cieli!»

«Gesù trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: "Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d'asina". Sul momento i suoi discepoli non compresero, ma quando Gesù fu glorificato si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto» (Gv. 12,12-16)

La Chiesa commemora il Cristo Signore che entra in Gerusalemme per portare a compimento il suo mistero pasquale.
La Quaresima, del resto, "è il tempo di una più viva esperienza della partecipazione al mistero pasquale di Cristo: "partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (Rm 8,17).
Questa è la "legge" della Quaresima. Gesù s'incammina verso la città santa e vi entra trionfalmente ma per consumarvi la sua pasqua di morte e risurrezione.
"Dal punto di vista pastorale si devono saper trovare i modi più adeguati per dare rilievo di fede al riconoscimento messianico di Cristo nell'oggi della vita della chiesa e del mondo.
La celebrazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme, perciò deve valorizzare non tanto i rami d'ulivo, quanto soprattutto il "mistero" espresso attraverso - la processione - che proclama la regalità messianica del Cristo" (Cfr. SARTORE e TRIACCA, Nuovo Dizionario di Liturgia. Ed. Paoline).

La nostra composizione accosta, semplicemente, dei simboli che ricorreranno lungo la Settimana Santa: rami di palma, dispiegati ai piedi di Gesù riconosciuto come il Messia, il figlio di Davide; le spine, dello spregio e del disprezzo, che verranno intrecciate e poste sul capo di Colui che venne indicato da Pilato, con la famosa espressione: Ecce homo!
Lo stelo con dei fiori bianchi (orchidea), parte ancora in bocciolo, a suggerire il volgersi verso il compimento della missione di Gesù, figlio di Dio e Salvatore; il velo rosso che, solo, accarezza l'elemento vitale della pianta in fiore, allude al sangue nel suo duplice significato di vita e di morte: sacrificio e offerta ma per la vita nuova in Cristo.

"Dopo aver fatto flagellare Gesù ..." (Mt. 27-28).
Mio Dio dammi fede in questa parola, una fede vera, non che crede e poi non ci pensa più, che l'ammette come una verità storica e non va oltre, non una fede morta e paralizzata, ma viva, pressante e operante.
Se crediamo veramente in ciò come dobbiamo credervi, come la nostra vita sarà trasformata! Quale dolore nel profondo delle nostre anime, quale amore della croce! ... Come ne avremmo un ardente desiderio, al fine di somigliare al nostro sposo, di essere coronati della sua corona, di condividere la sua sorte, di avere il nostro corpo sanguinante e dilaniato come il suo. (...) Se abbiamo fede, dobbiamo seguire questo esempio per amore, perché l'amore vive di somiglianza (la somiglianza è il principio della conformità, il principio dell'unione; l'unione, l'unità, "essere consumati nell'unità" (Gv. 17,23), ecco ciò che per natura l'amore tende ad operare)
... Dobbiamo anche seguire questo esempio per sapienza, perché l'esempio di Gesù è la perfezione stessa . (CHARLES DE FOUCAULD, Scritti spirituali 1897-98, Città Nuova Editrice 1973, pag. 107 e 110)

 

Scuola Beato Angelico
Fondazione di Culto - dal 1921 tutto per la liturgia

via San Gimignano, 19

20146 Milano ITALY
(Metro1, fermata BANDE NERE)

TELEFONO:

Tel: (+39) 02 48302857

Fax: (+39) 02 48301954

E-post: info@scuolabeatoangelico.it