Laboratorio di ArchitetturaLaboratorio di PitturaLaboratorio di SculturaArredo SacroLaboratorio di vesti liturgicheLe Pubblicazioni della Scuola Beato Angelico
FIORI PER LA LITURGIA: per un ritorno all'ORDINE L'Anno Liturgico
IL SANTO NATALE
<E' NATO PER NOI UN BAMBINO, UN FIGLIO CI E' STATO DONATO. EGLI AVRA' SULLE SPALLE IL DOMINIO, CONSIGLIERE AMMIRABILE SARA' IL SUO NOME>



   Inizialmente Natale ed Epifania costituivano un'unica festa incentrata sull'Incarnazione del Verbo. La distinzione in due feste dal contenuto diverso avviene tra la fine del IV sec. e l'inizio del V. Le origini della festa vanno riportate a cause diverse. Il 25 dicembre, non è la data storica della nascita di Gesù, ma è stata scelta dalla chiesa di Roma nel tentativo di sostituire la festa pagana del "Natalis invicti", del "Sole nascente". Il culto del sole era molto diffuso in quel periodo e al solstizio d'inverno avvenivano solenni celebrazioni. Per allontanare i fedeli da queste feste idolatriche, la chiesa ha richiamato i cristiani a considerare la nascita di Cristo, vera luce che illumina ogni uomo (Cfr. Sartore e Triacca, Nuovo Dizionario di Liturgia, Ed. Paoline).












   Dio è venuto incontro all'uomo, ha camminato verso di lui, si è fatto uomo. Il Natale celebra questo meraviglioso mistero che è il cuore del messaggio cristiano. Nessun'altra religione ha mai osato immaginare questa possibilità ... Noi cristiani invece ancora oggi annunciamo con piena e gioiosa fede a tutti gli uomini che Dio è venuto nella nostra storia, che il bambino nato a Betlemme è il Figlio di Dio, "irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza", la Parola viva di Dio, che si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi (Cfr. Messalino Festivo, Ed. Messaggero Padova).


Il Natale del 1833

   Sì che tu sei terribile!
Sì che in quei lini ascoso,
in braccio a quella Vergine,
sovra quel sen pietoso,
come da sopra i turbini
regni, o Fanciul severo!
E' fato il tuo pensiero,
è legge il tuo vagir.
   Vedi le nostre lagrime,
intendi i nostri gridi,
il voler nostro interroghi
e a tuo voler decidi:
mentre a stornare il fulmine
trepido il prego ascende
sordo il tuo fulmin scende
dove Tu vuoi ferir.
   Ma tu pur nasci a piangere;
ma da quel cor ferito
sorgerà pure un gemito,
un prego inesaudito:
e questa tua fra gli uomini
unicamente amata,
   Vezzi or ti fa, Ti supplica
suo pargolo, suo Dio.
Ti stringe al cor, che attonito
va ripetendo: è mio!
Un dì con altro palpito,
un dì con altra fronte,
ti seguirà sul monte,
e Ti vedrà morir.
   Onnipotente!
(Alessandro Manzoni)