FIORI PER LA LITURGIA

IL SANTO NATALE

«E' NATO PER NOI UN BAMBINO, UN FIGLIO CI E' STATO DONATO. EGLI AVRA' SULLE SPALLE IL DOMINIO, CONSIGLIERE AMMIRABILE SARA' IL SUO NOME»
(Lc 2, 31.32)

 

Inizialmente Natale ed Epifania costituivano un'unica festa incentrata sull'Incarnazione del Verbo.
La distinzione in due feste dal contenuto diverso avviene tra la fine del IV sec. e l'inizio del V.
Le origini della festa vanno riportate a cause diverse. Il 25 dicembre, non e la data storica della nascita di Gesu, ma e stata scelta dalla chiesa di Roma nel tentativo di sostituire la festa pagana del "Natalis invicti", del "Sole nascente". Il culto del sole era molto diffuso in quel periodo e al solstizio d'inverno avvenivano solenni celebrazioni.
Per allontanare i fedeli da queste feste idolatriche, la chiesa ha richiamato i cristiani a considerare la nascita di Cristo, vera luce che illumina ogni uomo.
(Cfr. Sartore e Triacca, Nuovo Dizionario di Liturgia, Ed. Paoline).

Dio e venuto incontro all'uomo, ha camminato verso di lui, si e fatto uomo. Il Natale celebra questo meraviglioso mistero che e il cuore del messaggio cristiano. Nessun'altra religione ha mai osato immaginare questa possibilita ... Noi cristiani invece ancora oggi annunciamo con piena e gioiosa fede a tutti gli uomini che Dio e venuto nella nostra storia, che il bambino nato a Betlemme e il Figlio di Dio, "irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza", la Parola viva di Dio, che si e fatta carne ed e venuta ad abitare in mezzo a noi (Cfr. Messalino Festivo, Ed. Messaggero Padova).

    Il Natale del 1833
    Si che tu sei terribile!
Si che in quei lini ascoso, in braccio a quella Vergine, sovra quel sen pietoso, come da sopra i turbini regni, o Fanciul severo!
E' fato il tuo pensiero, e legge il tuo vagir.
    Vedi le nostre lagrime, intendi i nostri gridi, il voler nostro interroghi e a tuo voler decidi: mentre a stornare il fulmine trepido il prego ascende sordo il tuo fulmin scende dove Tu vuoi ferir.
    Ma tu pur nasci a piangere; ma da quel cor ferito sorgera pure un gemito, un prego inesaudito: e questa tua fra gli uomini uni.
     Vezzi or ti fa, Ti supplica suo pargolo, suo Dio.
Ti stringe al cor, che attonito va ripetendo: e mio!
Un di con altro palpito, un di con altra fronte, ti seguira sul monte, e Ti vedra morir.
    Onnipotente!
(Alessandro Manzoni)

 

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